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Le riforme della Giustizia, i tavoli e le responsabilità tutte italiane

30 Marzo 2012 di  Paola Alunni

Secondo il Guardasigilli Severino le riforme si faranno con il confronto mentre sulla responsabilità civile dei magistrati il vicepresidente della Commissione europea e commissario per la Giustizia, Viviane Reding ha detto chiaro e tondo che la questione è tutta italiana.

Le riforme della Giustizia, i tavoli e le responsabilità tutte italiane
Il Senato nelle ultime due settimane ha svolto le audizioni dei rappresentanti delle categorie coinvolte nella modifica della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati: Anm, magistratura amministrativa, contabile e militare, più i rappresentanti del mondo forense. Dalle consultazioni emergono dati chiari: dall’entrata in vigore della legge Vassalli (1988), solo in quattro casi si è effettivamente giunti alla condanna in sede di rivalsa del giudice responsabile.

Se nell’arco di più di vent’anni, le condanne per responsabilità del giudice sono state solo quattro su un totale di 34 azioni di responsabilità dichiarate ammissibili, un numero decisamente irrisorio rispetto ad altri professionisti, la causa, secondo Ernesto Lupo, primo presidente della Corte di Cassazione, va attribuita alla «diversità ontologica delle attività da questi espletate». Secondo Lupo, inoltre, l’unico intervento volto a responsabilizzare il magistrato per le sue condotte, non può essere che quello di un rafforzamento della responsabilità disciplinare.
L’indagine conoscitiva di Palazzo Madama
La commissione Giustizia del Senato nelle ultime due settimane ha ascoltato tutti i rappresentanti delle categorie coinvolte dall’argomento, ossia sulla novità introdotta nella legge comunitaria (articolo 25 del Ddl 3129) che modifica la legge 117/1988 in tema di responsabilità civile dei magistrati, introducendo un regime di responsabilità diretta in sostituzione della precedente responsabilità dello Stato con possibilità di rivalsa nei confronti del responsabile.
Le posizioni dei rappresentanti delle toghe come quelli dell’organo di autogoverno (Csm) e quelli del sindacato (Anm) sono stati ampliamente riportati: no alla norma perché mina il principio costituzionale di indipendenza e autonomia.
Si è verificata poi una convergenza di massima circa l’inopportunità di iniziare il giudizio di responsabilità civile a causa ancora pendente che influirebbe di sicuro in maniera negativa, come forma di intimidazione, nel confronti del giudice, oltre che a rischi di processi paralleli.
Per questo motivo i rappresentanti degli avvocati, ad esempio, hanno avanzato l’ipotesi di prevedere l’inizio dell’azione solo dopo l’esaurimento del processo, nel caso in cui si pensi vi sia stato un comportamento lesivo da parte del magistrato. Ma non impossibile, sempre secondo gli avvocati, l’ipotesi di un’azione diretta nei confronti del magistrato, appunto, a procedimento esaurito. L’avvocato Renzo Menoni, presidente dell’Unione delle Camere civili, ad esempio, ha proposto, la possibilità di azione diretta del cittadino nei confronti del solo Stato, ma nel caso di condanna dello Stato, dovrebbe essere previsto l’obbligo di promuovere un’azione di rivalsa nei confronti del magistrato. Menoni ha quindi proposto di intervenire sull’istituto del filtro preliminare del Tribunale all’azione risarcitoria e sulla previsione di ipotesi tipiche e tassative di colpa grave, escludendo quelle più fumose sull’interpretazione delle norme e sulla valutazione delle prove.
Di responsabilità civile e di altri temi in materia di Giustizia si tornerà a parlare nei prossimi giorni, visto anche l’esito dell’incontro tra il ministro Severino e le forze politiche di maggioranza
Gli accordi bilaterali del Guardasigilli
La giustizia è un argomento sul quale questo Governo può cadere, diceva venerdì mattina un esponente dell’attuale maggioranza (si va da Pdl a Pd passando per Udc).
Da lunedì 2 aprile si è detta a lavorare anche 24 ore al giorno per portare avanti il dialogo sulle riforme, ha affermato il ministro Severino al termine dell’incontro al Senato con i capigruppo di maggioranza che ha portato all’individuazione di un metodo di lavoro estremamente positivo che vedrà il governo impegnato in vertici bilaterali con i responsabili giustizia dei partiti su anticorruzione, intercettazioni e responsabilità civile dei giudici.
Ma le modifiche non si concretizzaranno prima di Pasqua.
«La lotta alla corruzione – ha detto il Guardasigilli – resta una priorità» e la data possibile per riprendere l’esame dell’articolo 9 è probabilmente il 16 aprile.
Ma su materie così delicate, ha promesso, non si procederà a colpi di emendamenti, ma occorrerà lavorare in maniera concordata, attraverso la trasparenza e il confronto, mentre il Parlamento, sempre secondo Severino, sarà sempre sovrano e potrà esprimersi su tutto quello che il governo proporrà. «Non si tratta di un metodo dilatorio – ha sottolineato il ministro – ma costruttivo».
La nostra (mala)giustizia
Che la giustizia italiana abbia bisogno di interventi urgenti non c’è dubbio. La Corte europea ci dice che la nostra lentezza sta “intasando” anche Strasburgo per i troppi ricorsi presentati.
Le inchieste sulla (in)giustizia si moltiplicano e i numeri dicono che negli ultimi dieci anni sono state ottomila le richieste presentate ogni anno di risarcimento per ingiusta detenzione: solo nel triennio 2004/2007 lo stato ha pagato 213 milioni di euro per errori giudiziari tra reclusi o condannati per false rivelazioni, ma anche per indagini sbagliate e scambi di persona.
Solo 4,6 milioni li ha ottenuti Daniele Barillà, scambiato nel 1992 per un trafficante internazionale di droga solo perché aveva un’auto e una targa simile a quelle di un narcotrafficante.
Molte le “vittime illustri”, da Enzo Tortora, arrestato nel 1983 con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione per delinquere di stampo camorristico sulla base di testimonianze di alcuni pregiudicati: le accuse si riveleranno completamente infondate; a Gigi Sabani, arrestato nel 1996 nell’ambito di un’inchiesta di presunti provini a luci rosse: la sua posizione verrà archiviata.
Ai casi eclatanti se ne potrebbero aggiungere tanti altri dove, tra errori formali, ignoranza della geografia giudiziaria da parte dei professionisti, è sempre il cittadino a pagare lentezze ed errori.
L’ultimo in ordine di tempo è il ragazzo accusato di aver rubato l’ovetto kinder, ma tante vicende non passano neanche per le cronache, come il giudice che ignora la geografia giudiziaria e anziché mandare un atto al tribunale di Lagonegro, lo invia a Potenza, pensando che la competenza sia del capoluogo di provincia anche per il primo grado…

Paola Alunni
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Paola Alunni
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Informazioni sull'autore
Giornalista professionista si è sempre occupata di Giustizia e cronaca parlamentare.
Si è quindi dedicata alla comunicazione istituzionale lavorando presso l'ufficio stampa del Ministero degli Affari regionali e presso la Presidenza del Consiglio - ministero Rapporti col Parlamento. Ha inoltre collaborato con l'agenzia di stampa Apcom seguendo la giustizia amministrativa. Nonostante l'età continua a fare attività scout.
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