Si chiama Giuseppe Veneziano, lo si incontrava a spasso per Catania e dintorni prima che si trasferisse a Milano e diventasse una icona dell’arte contemporanea italica e non solo, attraverso immagini al caramello di personaggi che mescolano politica e cartoon. È famoso (o ancora più noto di quanto non autorizzi la mera appartenenza alla penisularità dell’arte contemporanea), per aver suscitato un vespaio di polemiche con il Vaticano nel 2010, dopo l’esposizione a Pietrasanta del dipinto della Vergine Maria con Hitler al collo, in foggia di Gesù Bambino (il dipinto si chiama Terzo Reich).
Fra i critici che lo seguono: Luca Beatrice, Vittorio Sgarbi e Andrea Pinketts. A breve parteciperà alla Biennale Italia-Cina, che si terrà in ottobre a Monza, curata da Ivan Quaroni che l’ha compendiato nel testo edito da Giancarlo Politi Italian Newbrow, lista degli emergenti più quotati nel panorama del Narrative e Pop italiano. Sarà a Bologna nel medesimo periodo, con una mostra curata sempre da Luca Beatrice, dedicata ai cinquant’anni della Fender in Italia. L’ultima produzione è stata presentata presso la galleria Contini all’inizio di ottobre. A novembre parteciperà, ancora, a una mostra sul New Pop in Italia, a cura di Giacomo Spazio. Occuperà ben due stand (segno che nonostante la crisi il mercato lo premia) alla fiera di Flash Art a Milano, in novembre; mentre a dicembre sarà visibile anche alla fiera di Miami.

 

LA_STRAGE_DEGLIBiancaneve e i sette nani ovvero La strage degli innocenti
Orge metastoriche che giustappongono personaggi della politica nostrana (Berlusconi fra tutti) e della storia del Novecento (Hitler, Stalin, Mussolini, ecc.), avvinti in un erotismo da lupanare che ricorda Jeff Koons. Così Candy Candy e la Pantera rosa perdono il velo virginale e si ibridano nelle favole ironico grottesche di Veneziano, echeggianti una straniante Repubblica di Salò reinterpretata dagli autori di chi ha incastrato Roger Rabbit. Siffatte le ricette salienti della fama del pittore: lo sguardo agli stilemi statunitensi e un gôute salace, alleggerito viepiù dalle tinte piatte care alla produzione fumettistica. Ammiccanti, seduttive, popular, ergo prive di asperità di significato, nel senso della “trasparenza” del racconto.
Veneziano non è perciò un pittore sociale in senso stretto, ossia impegnato sul fronte di una propaganda stringente all’insegna dell’Agit-prop, della denuncia o del cambiamento auspicabile.
Veneziano resta piuttosto un artista del nostro tempo, che ha capito quali motivi giocare sul tavolo verde del contrasto fra aspettative sociali e intrattenimento. Veneziano dipinge a fronte di unità stilistica e sex-appeal del prodotto entrato nella nostra fantasia di possesso, pittura che interseca, desublimandola, quella che T. W. Adorno chiamava “cultura alta” e “cultura bassa”.
In_bocca_al_lupo_2011_acrilico_su_tela_cm170x130La rappresentazione culturale — dicevano gli storici marxisti negli anni Settanta del Novecento —, è il riflesso speculare degli interessi ideologici di una classe dominante. Insomma, oltre agli intellettuali organici di cui parlava Gramsci, ci sono artisti che rappresentano il contenimento di un pensiero eversivo, un indirizzo come quello della nuova borghesia del terziario culturale. Quel ceto imprenditoriale avveduto e irritato che osa distinguersi, anche in tempi di magra, e continua ad acquistare quadri, investe e vuole sentirsi disallineato alla massa e alla presunta mancanza di gusto che connota le falde di popolazione meno edotte intorno all’arte.
Storici sociali dell’arte come Thomas Crow e T. J. Clark concepirono la produzione di rappresentazione culturale come dipendente dall’ideologia di classe, tuttavia generativa di modelli ideologici di opposizione. Veneziano è pertanto un modernista. Egli non rinegozia, pur mescolando il Pci con Superman, il suo modus operandi di volta in volta. Si fa riconoscere e apprezzare per la sua coerenza e continuità. Premia il suo pubblico con quel gradiente di scandalo che esso può sostenere. Il mondo progressista e liberale fa da corollario e situa la pittura dell’artista sul labile confine che invece di dividere congiunge sberleffo e denuncia. Il godimento formale accentua in tal modo la condizione straniante del significato, mette in linea mondo reale e irreale. Così facendo il piacere del guardare (scopofilia), l’autorizzazione a farlo, si rovescia nel registro dell’eccesso. Vedi, a tal proposito, Hitler con i seni, Cattelan impiccato, o la Fallaci con la testa mozzata.

La tavolozza è antimimetica e fa pensare ai marshmallow (conosciuti in italiano anche come toffolette o cotone dolce): caramelle gommose che gli americani scottano sul fuoco dei loro barbecue. Sappiamo del tuo amore per il popular, che senz’altro ti ha reso noto a un pubblico più vasto di quello strettamente legato all’arte contemporanea. Ci vuoi parlare delle tue scelte e di come interpreti l’arte oggi, alla fine di un impero?
La mia idea di arte oggi è molto semplice. Mi piace un’arte diretta e di facile comprensione. Un’arte che sia in grado di trasmettere un qualche tipo di informazione. L’arte tende sempre ad intellettualizzarsi per darsi un tono, facendo così restringe il proprio raggio d’azione; invece la storia ci insegna che artisti come Warhol, Haring, Koons, sono quelli che utilizzando un linguaggio comprensibile sono riusciti a rappresentare al meglio la propria epoca. 

Troneggiano, dunque, nei tuoi i rosa barbie e gli azzurri piscina, fungendo da contraltare a scene impaginate ora in maniera complessa, ora costruite sui canoni dell’iconografia sacra. Attingi alla storia dell’arte rinascimentale e la attualizzi in un gioco combinatorio riuscito. Ti è servita la cultura architettonica e la sapienza prospettica, per impaginare le tue opere?
Molti colori della mia tavolozza sono maturati dentro di me durante la mia adolescenza attraverso la TV e i fumetti mentre il mio modo di progettare le opere, sicuramente, risente della mia formazione di architetto. Amo profondamente la storia dell’arte e in particolar modo il Rinascimento. Il fatto che ne reinterpreti alcune opere, in realtà, è un tributo che faccio sia all’opera che al suo autore. Un modo personale di far rivivere quell’opera nel nostro tempo.

Che rapporto hai con l’Art System?
Come tutti, penso: buono quando ti riconosce dei meriti, pessimo quando non lo fa.

La vecchia querelle che un tempo animava Giancarlo Politi gli faceva esclamare che il mercato determina il valore, o così sembrava. Cosa ne pensi?
Il mercato da solo non basta. È un elemento importante nel processo di evoluzione della carriera di un artista, ma non deve essere quello predominante. Un artista, per potersi definire tale, deve essere riconosciuto dal sistema dell’arte (galleristi, critici d’arte, musei, riviste di settore, collezionisti), ma principalmente da un pubblico di non addetti. Il suo lavoro deve essere oggetto di dibattito non solo estetico ma anche sociale. Solo in quel caso il mercato può dare un grosso contributo di valore all’artista.

 

Biografia
GIUSEPPE VENEZIANO è nato a Mazzarino (CL) il 22 febbraio del 1971. Si è laureato in Architettura nel 1996 presso l’Università di Palermo. Dal 2000 al 2002 è stato direttore didattico e docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti “G. De Chirico” di Riesi. Ha collaborato per diversi quotidiani e settimanali (Il giornale di Sicilia, La Sicilia, Stilos, etc.) come vignettista e illustratore. Dal 2002 si è trasferito a Milano (dove attualmente vive), per dedicarsi interamente all’attività di pittore, lavorando per diverse gallerie d’Arte contemporanea (Gestalt Gallery, Luciano Inga Pin, Colossi Arte Contemporanea, Studio D’arte Fioretti, Angel Art Gallery, Carini & Donatini Arte contemporanea, Area/B Gallery). Le sue mostre sono state curate da critici e scrittori come: Ivan Quaroni, Luca Beatrice, Chiara Canali, Giampiero Mughini, Andrea G. Pinketts. È stato invitato alla IV Biennale di Praga, alla VI Biennale di San Pietroburgo, alla Biennale Giovani 2009 di Monza e alla mostra collettiva “Il treno dell’arte” curata anche da Vittorio Sgarbi. Dalla critica e dalle riviste di settore è riconosciuto come uno dei massimi esponenti della New Pop italiana e del gruppo “Italian Newbrow”.

 

Il percorso artistico
La prima volta che il lavoro pittorico di Giuseppe Veneziano viene notato in ambito nazionale risale al 2004, grazie a una mostra dal titolo “In-Visi” curata dallo scrittore Andrea G. Pinketts, presso “Le trottoir” luogo d’arte milanese. Tra le opere esposte c’era anche un ritratto gigante di Osama Bin Laden. Ma l’opera che fece più scandalo fu un ritratto dell’artista Maurizio Cattelan con un cappio al collo, che Veneziano appese all’albero dove un mese prima l’artista padovano aveva appeso tre bambini fantoccio. Le suddette opere furono oggetto dell’interesse mediatico (Tg5, Tele Lombardia, Panorama, Il giorno, Corriere della sera, Anna etc) e anche di menzione da parte delle riviste di settore. I due ritratti dipinti di Bin Laden e Maurizio Cattelan furono pubblicati in copertina su “FLASH ART” la quale aveva pubblicato anche i fantocci impiccati di Cattelan.

Nel 2006 Veneziano fa di nuovo parlare di sé in occasione della mostra “American Beauty”, presso la prestigiosa e storica galleria “Luciano Inga Pin” a Milano, curata da Ivan Quaroni e Chiara Canali. Fra le opere esposte c’era anche un quadro che raffigurava la famosa scrittrice Oriana Fallaci decapitata. Il titolo dell’opera era “Occidente, Occidente”, voleva essere una riflessione sul clima di paura che viveva l’Europa dopo l’11 settembre e le stragi di Madrid e Londra. Nei giorni di apertura della mostra sia i media nazionali (tutti i quotidiani riportarono la notizia e alcuni telegiornali) che quelli internazionali diedero la notizia, aprendo un dibattito in cui intervennero: il premio Nobel Dario Fò, il Ministro Calderoli, il fotografo Oliviero Toscani, i giornalisti: Lucia Annunziata (editoriale sulla “Stampa”), Renato Farina (editoriale su “Libero”), etc. La stessa Oriana Fallaci, indignata, scrisse diversi articoli chiedendo giustizia e invitando qualche giudice a processare l’artista, ne parlò anche in un articolo su “New Yorker”. Molti blog americani accusarono l’Europa di un sentimento anti-americano prendendo come spunto la mostra di Giuseppe Veneziano.

Fra le altre opere che sono state oggetto d’interesse dei media e della critica d’arte, ricordiamo l’opera “Novecento” in cui sono rappresentati molti protagonisti della storia politica del novecento (Hitler, Stalin, Mussolini, Berlusconi), che si accoppiano con alcune eroine dei fumetti e porno star. L’opera è stata battezzata dalla stampa: “L’orgia del Cavaliere”. Nell’opera, in primo piano, si vede Berlusconi a letto con Cicciolina. Il quadro è stato esposto un mese prima che succedesse lo scandalo dei festini a Villa Certosa in Sardegna. L’opera fu pubblicata in copertina nel libro di Paolo Guzzanti: Mignottocrazia.

Un’altra opera importate nel percorso artistico di Veneziano è stata “La madonna del Terzo Reich”, in cui viene rappresentata una Madonna di Raffaello con un piccolo Hitler in braccio. Il quadro è stato censurato alla Fiera d’arte di Verona del 2009, riportando il nome dell’artista siciliano di nuovo sotto i riflettori dei media. Sia il sindaco, il vescovo e il rabbino della comunità ebraica di Verona ne hanno chiesto la rimozione. Dopo la censura del quadro, Veneziano inscena una protesta rivendicando la propria libertà d’espressione, proprio sotto la parete bianca dove prima risiedeva il quadro, a dare man forte all’artista interviene anche Aldo Busi.

L’opera fu di nuovo esposta in occasione della mostra antologica di Giuseppe Veneziano dal titolo “Zeitgest”, nel luglio del 2010 a Pietrasanta (LU). Anche in quella occasione vi furono molte polemiche sia dal Parroco che dalle associazioni partigiane locali. Il comune di Pietrasanta ritira, prima dell’inaugurazione, il patrocinio e impone che l’immagine dell’opera non sia diffusa, anche se i manifesti erano già stati affissi. Il vescovo di Lucca insiste con in sindaco di Pietrasanta, affinché la mostra venga chiusa. L’arcivescovo di Pisa pubblica in tutte le chiese della versilia una lettera dove bandisce la mostra di Veneziano. In difesa dell’artista intervengono diversi intellettuali tra cui Vittorio Sgarbi, Gianpiero Mughini, Andrea G. Pinketts… La mostra rimane aperta riscuotendo il consenso dei cittadini di Pietrasanta e annoverando quasi 10.000 visite. Durante la mostra l’opera viene notata dal gallerista Stefano Contini che la compra per inserirla nella sua prestigiosa collezione personale. Inoltre, propone all’artista di entrare a far parte della scuderia degli artisti della propria Galleria.
Nel 2011 Vittorio Sgarbi lo invita a partecipare al padiglione Italia della 54esima Biennale di Venezia.
Il lavoro dell’artista siciliano è spesso oggetto di scandalo, di dibattiti aspri, perché va a toccare alcune corde sensibili della nostra società. Veneziano stesso, nelle interviste rilasciate, insiste sul fatto che il lavoro di un artista deve provocare una reazione. Anche le sue opere sono delle reazioni di fronte a tutto ciò che gli ruota attorno. Il suo motto è: “Se l’arte non può cambiare il mondo, almeno provi a scuotere le coscienze”.

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