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Feticismo e sessualità

Baciamo i piedi: storia di un feticista

22 Marzo 2013 di  Simone Morano

Edoardo, milanese 28enne, si racconta: “fin da bambino sognavo di poter baciare i piedi dei miei compagni di classe”. Dal foot-fetish agli sneakers party. La diffusione di una passione meno rara di quanto sembri.

Baciamo i piedi: storia di un feticista
“Già quando andavo alle elementari sognavo di poter annusare, baciare e leccare i piedi dei miei compagni di classe”.

Edoardo, 28 anni, di Milano, è - da una decina di anni - un feticista dei piedi: per lui, il cosiddetto foot worship rappresenta una parte indispensabile della sessualità. La sua storia, le sue passioni, i suoi pensieri meritano di essere raccontati: non in quanto unici, ma anzi perché, pur nascosti, sono più comuni di quel che si creda.
“Io mi considero un feticista del piede nato – racconta Edoardo (il nome è di fantasia) - Già alle elementari sognavo di poter essere umiliato dai miei compagni di classe e dai loro piedi. Non appena ho potuto, intorno ai diciannove anni, ho iniziato ad andare in cerca di incontri ed eventi in cui poter sfogare e condividere questa mia passione sfrenata per i piedi maschili. Nel corso degli anni questa mia passione si è sviluppata sempre di più, e grazie a Internet ho esteso la gamma di feticismi e umiliazioni cui sottopormi, in cerca di emozioni sempre nuove e di una completezza sessuale maggiore”.
“Ho sperimentato lo spitting, cioè il subire sputi; il pissing, cioè ricevere l’urina altrui in faccia e sul corpo; il food-fetish, cioè l’essere imbrattato con il cibo; e il barefoot worship, cioè il leccare piedi sporchi di fango”.

Oltre che in privato, tali esperienze possono essere provate nell’ambito di eventi appositamente organizzati all’interno di club e locali: è il caso, per esempio, degli sneaker party, cioè appuntamenti dedicati al feticismo delle sneakers (le scarpe sportive) e del piede maschile, organizzati mensilmente nelle più importanti città italiane, con Padova e Milano in prima fila. “Durante le feste sneaker ho provato a sottomettermi come leccapiedi e leccascarpe in un contesto pubblico: lì ho compreso che la direzione che mi sarebbe piaciuto prendere e che avrei voluto sperimentare era quella della public humiliation, l’umiliazione pubblica”.

In pratica, l’essere utilizzato come schiavo leccapiedi, ma anche come bersaglio per umiliazioni in pubblico, non in contesti ristretti (come per esempio un club gay) ma in luoghi esposti come centri sociali, palestre, bar, locali. “E’ il piacere di essere umiliato non da un altro ragazzo omosessuale, ma da sconosciuti eterosessuali di cui vengono stimolati il sadismo e la goliardia”.

Secondo Edoardo, la passione per il feticismo del piede sta acquisendo sempre più sostenitori negli ultimi anni. “E pensare che a fine anni Novanta il foot fetish era ritenuto ancora un genere per pochi: non esistevano spazi in cui venivano organizzate party a tema, e ci si all’immaginazione concessa dal web, soprattutto traendo ispirazione dai siti tedeschi (la Germania è ritenuta la patria di questo genere). All’inizio degli anni Duemila, poi, in alcuni locali sono cominciati i primi foot party: inizialmente con poche persone e con una certa timidezza di fondo (i clienti giravano nei locali ma non osavano approcci fisici in pubblico, riservandoli ai camerini); poi, con maggiore disinvoltura”.
“E qui, lo ammetto con orgoglio, credo di aver ricoperto un ruolo fondamentale per consentire a questo tipo di eventi di sdoganarsi. Vista la mia passione per le umiliazioni pubbliche, intorno ai vent’anni ho cominciato a prendere l’iniziativa da solo: dopo essere entrato nei locali, mi sdraiavo per terra. A poco a poco, gli altri clienti intuivano i miei scopi, e avvicinandosi a me si lasciavano andare, facendomi annusare i loro piedi, liberi di giocare sotto gli occhi di tutti, coinvolgendo sempre più persone. Gli altri si divertivano a calpestarmi la faccia, farmi leccare le scarpe: ero uno zerbino umano a disposizione di tutti”.

Feticismo, umiliazioni, sesso, condivisione: ingredienti che si mescolano nella cucina del sadomaso. Come spiega Edoardo, “l’SM nel mondo gay è molto diverso dall’SM nel mondo etero: a dispetto del rapporto tra master e slave, comune a entrambe le dimensioni, valori, linguaggi, sensazioni e ruoli differiscono in maniera netta. L’SM etero, per esempio, si ispira fortemente al genere leather, e vede la donna dominare sull’uomo come mistress nella quasi totalità dei casi; l’SM gay, invece, declina ii ruoli di master e slave in varianti infinite, dando vita a ulteriori sottocategorie (lo spanking, lo scat&piss, eccetera)”.
La domanda che, a questo punto, sorge più spontanea è anche la più banale: cosa spinge una persona al feticismo del piede? “Il mio feticismo – risponde Edoardo - non ha a che fare unicamente con la parte sessuale, con la componente fisica, ma trova uno stimolo rilevante e necessario nell’umiliazione: insomma, le persone che giocano con me devono provare piacere nell’umiliarmi, ed esprimere tale piacere. Oltre alla pulsione feticista per i piedi, quindi, c’è una componente masochistica evidente. Per me che sono filo buddista e che credo nella reincarnazione, inoltre, c’è anche una motivazione più profonda: la mia ricerca del masochismo sarebbe il frutto del ricordo rimasto da una vita precedente, in cui venivo umiliato pubblicamente sul serio, non per gioco o piacere. Cerco di rivivere, insomma, una situazione – seppur negativa – che ho già vissuto in passato”.
Simone Morano
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Simone Morano
Simone Morano
Informazioni sull'autore
Nato a Seregno nel 1987, laureato in Linguaggi dei Media. Web writer, collabora con Lettera43 e GuidaConsumatore, ed è uno degli analisti della trasmissione di Raitre Tv Talk. Nel 2010 per Fermenti Editore ha pubblicato la raccolta di poesie "Hai perso una goccia".
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