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Emergenza rifiuti da Roma a Corcolle passando per la P2

03 Febbraio 2012 di  Paolo Maria Addabbo

Tra la sterminata serie di vecchi e nuovi ricorsi, esposti e denunce, indagini della magistratura e procedure di infrazione da parte dell'Ue, il motore principale dell'era post-Malagrotta è un'indagine fatta partire dal Mediatore Europeo.

Emergenza rifiuti da Roma a Corcolle passando per la P2
Da quasi trent’anni è in funzione il polo di Malagrotta con la sua discarica e con il suo recente "gassificatore" che, non rispettando le norme sul rifiuto "tal quale" differenziato e trattato adeguatamente (norme puntualmente "bypassate" negli anni grazie a proroghe degli amministratori nazionali e locali), costituisce anche la ragione dell'ultima "emergenza immondizia" nel Lazio: la prima "scoppiò" nel '99, giustificata anche dalla previsione dell'afflusso di circa trenta milioni di pellegrini per il Giubileo, e durò fino al 2008.

Tra la sterminata serie di vecchi e nuovi ricorsi, esposti e denunce da parte dei cittadini, oltre alle varie indagini della magistratura e alle procedure di infrazione da parte dell'UE, il motore principale dell' "emergenza ambientale nel territorio di Roma e provincia" è un'indagine fatta partire dal Mediatore Europeo: all'Ombudsman si erano infatti rivolti cittadini e comitati dopo che l'Europa aveva archiviato uno dei precedenti provvedimenti per la gestione rifiuti nel Lazio, e secondo i cittadini l'archiviazione della Commissione era ingiusta in quanto la regione Lazio aveva presentato un piano di adeguamento alle nuove normative della discarica di Malagrotta "solo sulla carta", che non aveva quindi alcun effetto concreto . La figura che gestisce le denunce contro gli organismi dell'UE, non riconosceva l'accusa dei cittadini sul piano di adeguamento"fantoccio" e sull'archiviazione, ma dopo le indicazioni fornite da loro disponeva comunque una nuova indagine della Commissione europea per capire se la discarica di Malagrotta fosse stata adeguata alle normative vigenti. La scorsa estate poi arriva il verdetto sulla messa in mora: la Repubblica Italiana deve produrre osservazioni e rimediare alle violazioni dell'art. 6 comma "a" della direttiva 1999/31/CE, ossia quello che prevede un adeguato trattamento dei rifiuti in discarica; i numerosi stormi di gabbiani che svolazzano in via di Malagrotta sono il segno lampante che quei rifiuti sono coperti in malo modo se non completamente scoperti.
rifiutiIl governo Berlusconi sancisce allora lo stato di emergenza e Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma, viene nominato commissario straordinario: potrà agire anche in deroga alle norme contenute nell'ordinanza, e oltre a una serie di misure "provvisorie" dovrà scegliere dei siti che "provvisoriamente" sostituiscano Malagrotta, discarica che intanto è stata prorogata per l'ennesima volta dalla Polverini.
Il presidente della Regione aveva infatti promesso che quella proroga di Giugno 2011 sarebbe stata l'ultima e aveva anche invitato alla calma i comitati dicendo "non sono mai contenti... Questa volta si chiude!". Con la fine del 2011 scade la proroga e infatti il commissario Pecoraro allunga di altri sei mesi la vita di quella discarica che lo stesso Cerroni da tempo definisce satura: e da mesi, a volte per presunti problemi di natura sindacale, altre volte per inefficienze o per la chiusura di altri poli per la gestione dei rifiuti come quello di Rocca Cencia per accertamenti giudiziari, la capitale si sveglia piena di immondizia, come i giorni successivi al primo Maggio. Si comincia ad agitare lo "spauracchio" della crisi partenopea, spauracchio che il "commissario di ferro" sventola con una dichiarazione che suona come una minaccia per quelle popolazioni che protestano pacificamente: "siamo in una situazione tipo quella di Napoli e prenderò provvedimenti contro chi ci farà andare in emergenza".
La decisione sui terreni da espropriare del prefetto arriverà in autunno, e durante l'estate si scatena il panico tra le sette zone della capitale e limitrofe destinate a ospitare il "post-Malagrotta" dallo studio regionale da cui Pecoraro doveva fare la sua scelta: a Settembre 2011 nominava Mario Marotta come soggetto attuatore e, di concerto con la protezione civile, il 6 Ottobre nominava  gli ingegneri Pietro Moretti e Luigi Sorrentino come esperti di cui avvalersi per la scelta dei siti. Ventiquattro ore dopo Pecoraro annuncia in conferenza stampa che i siti scelti, dopo attente valutazioni, sono quelli di Riano in località Qaudro Alto e di San Vittorino-Corcolle nell'VIII Municipio. E qui nascono i primi dubbi dei comitati che si chiedono quali verifiche possano essere state fatte in un solo giorno, ma il "ferreo" commissario smentisce le insinuazioni dicendo che ci sono state anche delle verifiche sul campo e non solo sulle "carte". E casualmente solo dopo due settimane dalla conferenza stampa, il 20 Ottobre, viene presentato lo studio dai due ingegneri, su cui pendono i sospetti di cittadini e amministratori insieme all'analisi preliminare di cui si parlerà più avanti: in questo documento http://www.scribd.com/doc/73472241/Analisi-Riano-Nel-Cuore l'associazione "Riano nel Cuore" tra le diverse sviste ed errori che fa notare chiede:  "come mai non si vede l'acqua della falda che affiora in nessuna foto della Relazione tecnica e non si nominano le pompe che la emungono?" Ma soprattutto "come mai ci sono dieci operazioni di "copia e incolla", per esempio quella delle distanze minime prese dal piano regionale per i rifiuti del 2010, in quel momento non approvato, e non da quello del 2002? I cittadini restano con i dubbi e hanno presentato gli esposti anche se, l'Ing. Moretti, ha provato a dissiparli smentendo qualunque errore nelle distanze. 

RIANO E IL "COPIA E INCOLLA" CON TANTO DI “ERRORI GUIDA”!
Il governo Monti, scaduto il precedente provvedimento emergenziale, ha rinnovato lo stato di emergenza anche in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, dopo che il COLARI aveva fatto ricorso chiedendo la sospensione dell'emergenza, di annullare l'esproprio e sentendosi legittimato a realizzare la discarica in quanto proprietario del nuovo sito e in quanto aveva stipulato un contratto con la società del principe, la Procoio Vecchio Srl, in cui si stabilisce anche la tariffa per i rifiuti che ospiterebbe. Lo scorso mese il Consiglio di Stato con questa sentenza
http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%204/2011/201109700/Provvedimenti/201200142_15.XML ha deciso che l'emergenza è legittima.
Si è spiegato che la scelta del commissario straordinario è scaturita da una "Analisi Preliminare" regionale
http://speciali.espresso.repubblica.it/pdf/Trasmissione_Procura.pdf : come denunciato da diversi politici e associazioni in quel documento si possono rintracciare diversi errori "guida", ossia diverse parti di testo che risultano copiate, incollate e pure sbagliate con dati erronei sulle distanze (oltre che errori come quello di definire una cava attiva come ferma) da una proposta del 2009 COLARI (il consorzio di Manlio Cerroni): la Regione bocciava un progetto che vedeva sorgere un polo per l'immondizia proprio in quell'area dove poi ha inserito uno dei possibili sette siti del "post-Malagrotta".
Nonostante le smentite quegli "errori guida" affiorano proprio come le tracce del corso d'acqua metaforico a cui il filologo Lachmann si riferiva per ricostruire la storia dei testi.
Riano fa parte di un'area candidata a divenire patrimonio dell'UNESCO come lo è già quella adiacente all'altra discarica prevista a San Vittorino, potenzialmente tre volte più grande di quella di Riano e che si configura come una "Malagrotta Bis". E a Corcolle ci riporta anche il corso d'acqua, non quello metaforico di Lachmann, ma quello della falda su quei terreni di Riano, passati dal principe Ignazio Maria Boncompagni Ludovisi a Cerroni dopo la scelta di Pecoraro, ma che prima di questa scelta erano stati dichiaratamente "opzionati" dall'avvocato "monnezzaro numero uno al Mondo" (parole sue) oltre che proprietario dell'emittente "Roma Uno".
E sempre a Corcolle ci riportano i nuovi rilievi del commissario e dei tecnici che lì sono ripartiti il primo Febbraio, e che ieri sono iniziati anche a Riano dove centinaia di persone si sono "accampate" con un presidio pacifico che sta ricevendo sostegno da molte formazioni politiche, proprio per scongiurare il rischio discarica.

rifiuti_1CORCOLLE: LA CAVA DELL'EX P2 SIMONPIETRO SALINI, QUELLA DELLA BRIXIA, E IL PRESUNTO "TAGLIA E INCOLLA" CON ALLUMIERE
Lo scalpore sul caso di Corcolle è ovvio: a parte che si dovrebbero intraprendere politiche serie per la raccolta differenziata per non rischiare di portare altro "tal quale" anche nelle nuove discariche, e che quindi la soluzione della discarica oramai è obsoleta, resta da capire come è possibile che si voglia realizzare una discarica che, casomai fosse impermeabilizzata male o se si verificasse un incidente, contaminerebbe l'acqua che arriva fino a Capannelle, oltre a essere al centro di un importante sito archeologico e, anche se su un terreno considerato di scarso valore agricolo, danneggerebbe diverse attività della zona oltre che compromettere l'accesso e la visitabilità di un altro sito archeologico ancora più importante, quello di Villa Adriana, una delle ville romane meglio conservate sul pianeta e patrimonio UNESCO.
Intanto è di questi giorni la notizia che sono partite delle indagini per falso e abuso di ufficio, a seguito anche di alcune inchieste giornalistiche, che vedrebbero un "taglia e incolla" anomalo con il sito "S1 S.Vittorino Corcolle": in un'altra versione del documento, di cui si deve accertare la provenienza, il sito "S1" risulterebbe quello di Allumiere, dove sarebbe sorto un nuovo impianto per i rifiuti secondo un protocollo osteggiato anche dalla Polverini e siglato dall'ex Ministro alla difesa, Ignazio La Russa, e il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemmano.
A parte questo bisogna precisare che le aree dello studio della Regione Lazio sono due, mentre quella attualmente interessata dai rilievi e dai provvedimenti di esproprio appartiene a una società svizzera anonima, la "Brixia Verwaltungs Ag". L'altra area, che comunque è stata citata da Pecoraro e per la quale il proprietario è "entrato nel business dei rifiuti" secondo il quotidiano di Confindustria, appartiene a Simonpietro Salini,  vertice della "Salini Costruzioni" e iscritto, secondo l'archivio sequestrato a Licio Gelli, alla loggia massonica eversiva P2, anche se in quel momento sarebbe stato "in sonno": su quel terreno dell' "Immobiliare Agricola San Vittorino" viene gestito anche un agriturismo da "La Lepre di Marzo srl". Bisogna sottolineare che Salini, anche se un documento regionale sembra smentirlo, ha dichiarato non vera l'affermazione secondo la quale la discarica per materiali "inerti" della Metro B lì prevista sarebbe stata scartata per incompatibilità ambientali.
Invece i rappresentanti della società svizzera sono Andrea e Manuela Planner Terzaghi. Quest'ultima è moglie di Giuseppe Piccioni che, con i loro figli, gestiscono l'agriturismo "Il Castello di Corcolle". Piccioni ha anche fondato, pochi giorni prima che scoppiasse l'emergenza, una società con altri due personaggi: sono i figli di Claudio Botticelli, imprenditore dell'ASEA. L'ASEA e il Gruppo "Asea" della famiglia Botticelli sono stati coinvolti in due "scempi" ambientali per i quali ci sono ancora accertamenti in corso, e riguardano una cava di Lanuvio e una di Fondi. In quest'ultimo paesino, come testimoniano numerose cronache locali e perfino una foto, sono stati in affari con Massimo Anastasio di Fazio, più volte oggetto di attentati di stampo mafioso, condannato e pluri-imputato nei vari processi sulla corruzione a Fondi e denominati "Damasco", che sarebbe vicino al clan dei Casalesi e alla 'ndrangheta. E a Lanuvio prima che si verificasse effettivamente uno scempio ambientale di cui si indagano le responsabilità e prima che il sindaco del PD firmasse un accordo con l'Asea per la gestione della cava, chi delle opposizioni aveva provato a sollevare, anche con altri riferimenti dalle cronache e con dubbi sulla situazione finanziaria della società, il problema della possibile vicinanza dell'Asea ai casalesi si è anche preso una denuncia, e forse qualche cittadino dovrà apprezzare questo raro gesto di coraggio da parte di un amministratore.
Piccioni e i due Botticelli (con le quote suddivise in 50% e 25% + 25%) fondano la "Ecologia Corcolle Srl" con 10000 euro di capitale sociale, il minimo per una Srl, e dalla Brixia ricevono un contratto di affitto di alcune parti del terreno, terreno su cui lavora anche una società di estrazione, la "Gm Pozzolana". Nell'oggetto sociale c'è scritto chiaramente che l'Ecologia Corcolle può trattare qualunque tipo di rifiuti ma Giuseppe Piccioni, ascoltato in commissione "ecomafie" (durante un'audizione che i Botticelli hanno disertato), ha dichiarato che Claudio Botticelli gli aveva promesso che lì sarebbero stati trattati solo inerti. Secondo la sua versione, Piccioni, solo in un secondo momento si sarebbe accorto che lì sarebbe venuta la "Malagrotta Bis" che danneggerebbe il suo stesso agriturismo.
Secondo Gaetano Pecorella, proprio quel Pecorella del "Berlusconi più uguale degli altri", che presiede la commissione "ecomafie" e che aveva anche dichiarato contro quello che dice il prefetto per nulla insospettito dall'anonima svizzera che "i rappresentanti -cioè i Planner Terzaghi, ndr- possono essere anche le persone più oneste del Mondo ma dietro una società anonima ci può essere un mafioso", ha invece ricostruito così la vicenda: non avendo più garanzie per la gara d'appalto e per l'esproprio il Piccioni si troverebbe a perdere "capra e cavoli", cioè perderebbe sia l'agriturismo che la possibilità di fare la discarica, e per questo adesso si rivolta anche con un ricorso.

IL RAPPRESENTANTE DELLA BRIXIA A GOLEM: "PER LA DISCARICA SONO CONTRARIO E FURIBONDO"
Risulta anche strano, come si evince dalle cronache, che il Piccioni non abbia subito firmato l'appello degli agricoltori contro la discarica e che abbia inizialmente zittito i cronisti dicendo di non conoscere Botticelli.
Ma comunque risulta più strano quello che l'avvocato Giancarlo Viglione sottolinea davanti alla commissione, e cioè che il ricorso è impugnato da tre soggetti: "dalla Brixia come proprietaria, dalla "Castello di Corcolle" amministrata da Piccioni e dai figli e dalla Gm Pozzolana che gestisce la cava della Brixia e che non potrebbe più svolgere la sua attività, come l'agriturismo, se nascesse una discarica. Piccioni da una parte è anche socio della Ecologia, e dall'altro impugna il provvedimento della Regione con cui si sceglie quel sito".
Sarebbe interessante capire questo "doppio" ruolo di Piccioni (se non “triplo” visto che si presume che almeno parli con la moglie di quello che succede anche con la “Brixia”), e sarebbe anche interessante capire se è stato "truffato" visto che sembra così convinto che lì ci dovessero arrivare solo inerti, a dispetto di quanto si legge nell'oggetto sociale della società: purtroppo provando a telefonare all'agriturismo si ricevono solo "no comment" o vaghe dichiarazioni sull'imminente chiusura dell'attività. E anche Andrea Terzaghi Planner, contattato da Golem Informazione, pur dimostrandosi aperto a un futuro dialogo non ha voluto chiarire la proprietà della Brixia, che secondo quanto dichiarato in commissione da Piccioni e dal suo legale apparterrebbe anche alla moglie che quindi non soltanto la rappresenterebbe. In linea con quanto dichiarato con Piccioni, e come il cognato in contrasto con il contratto di affitto che la Ecologia Corcolle aveva avuto dalla Brixia, si è lasciato scappare solo una dichiarazione "a titolo informativo": "sulla discarica sono assolutamente contrario e furibondo. Smentisco qualunque cosa possano aver detto in proposito".
Speriamo che le smentite saranno spiegate e che si faccia chiarezza su come mai, se si dovevano ospitare solo "inerti", si era costituita una società che avrebbe potuto trattare qualunque tipo di rifiuto. Anche i cittadini di Corcolle, di Tivoli e di tutta Roma aspettano queste risposte, insieme a quelli di Riano: forse uno spiraglio per quei cittadini potrebbe essere la decisione del prefetto di aspettare ancora prima di gare e espropri, nonostante la scelta annunciata in pompa magna mesi fa che sembrasse definitiva; infatti ha dichiarato che si dovranno ultimare i nuovi rilievi, e fra un mese si aspettano anche i pronunciamenti del Tar sui vari ricorsi presentati da chi si sta mobilitando contro l' "emergenza" e contro lo studio "copia e incolla".
Intanto l’11 febbraio (era previsto il 4, ma la data è stata spostata a causa del maltempo) si scenderà in piazza a Tivoli, proprio nelle vicinanze di Corcolle, e a Pizzo del Prete dove è prevista un’altra discarica.



I provvedimenti degli ultimi di due governi che sanciscono l’emergenza

Dichiarazione stato di emergenza
http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_prov.wp?toptab=2&contentId=LEG26932#top-content

Decreto del governo Berlusconi http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_prov.wp?contentId=LEG27652

Conferma dello stato di emergenza del governo Monti
http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=65929&pg=1%2C2251%2C3199&pg_c=2
Paolo Maria Addabbo
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Paolo Maria Addabbo
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Informazioni sull'autore

Paolo Maria Addabbo crede di nascere sulla luna, anche per la sua ingenuità. Civilmente nasce nel 1989 in Campania, a Benevento. Studia umanistica (ha una laurea triennale italo-terrestre in “Studi Italiani), appassionato del web (badate che è una cosa diversa da Internet) e dei motori di ricerca, gli piace romanticamente definirsi “filologo del web”. Ha iniziato, non ufficialmente, la carriera di pubblicista intorno ai 15 anni, collaborando con un testata della sua cittadina e iniziando con le brevi di sport, facendogli gradire ancora meno lo “sport show business”, ma non lo sport. La passione per la cronaca nera era un percorso obbligato, dato che crimini formali e non sono ricorsi nella sua vita, come in quella di “molti” della classe borghese (c'è davvero la media o l'alta ancora?) campana, per certi versi inevitabile. L'interesse per la giurisprudenza (ma anche per la base dell'educazione civica, nella quale ha molte lacune che vuole colmare) da un lato, sono necessari al proseguimento della sua carriera, di cui Golem che ha sempre garantito la sua indipendenza, e il voler andare oltre l'informazione anche alla base di questa rappresenta un pilastro. L'interesse per il web programming nasce, oltre che dalle inchieste realizzate senza la mediazione di “fonti” ma andando direttamente alle fonte ufficiali, (metainformativamente e cercando la documentazione ufficiale online e non), anche dalla tesi di laurea triennale intitolata “Il metodo di Lachmann ai tempi di Google”. Crede che una delle cose più importanti per “cambiare” davvero sia avere meno paura possibile (idealisticamente non averne) delle proprie debolezze, delle paure in generale, e del senso del ridicolo, andando più nel particolare... Comunque, nel giornalismo, cerca di tenere a freno la creatività e le “passioni”, con un po' di crudezza, esaustività, e ignoranza “socratica” che sà almeno di non sapere e ricerca incessantemente la verità, cercandola nella maniera più analitica ed esprimedola nella maniera più esaustiva e semplice possibile... 

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