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Emergenza rifiuti a Roma

Vent’anni di emergenze e 3 di toto-discarica

28 Febbraio 2014 di  Paolo Maria Addabbo

Monnezza story e gli intrecci tra Lazio, Campania, Abruzzo, Sicilia. Dalle discariche ai gassificatori tra commissari straordinari e imprenditori pigliatutto. Il dopo-Malagrotta che potrebbe diventare un parco. O un “pacco”.

Vent’anni di emergenze e 3 di toto-discarica
A una svolta l’emergenza rifiuti di Roma: Malagrotta infatti non è ancora chiusa e Marino paventa “straordinarie” requisizioni, mentre le aziende che la gestiscono sarebbero interdette in base al codice antimafia dopo un’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari, cautelativamente, anche Manlio Cerroni, soprannominato dai suoi collaboratori “il Supremo”. Si ripercorre anche un trentennio di Malagrotta e di emergenze italiane, tra draghi, divinità e montagne di pattume.

Romanzo distopico o realtà?
Se le regioni del centro-sud vivono un’emergenza per la gestione dei rifiuti solidi urbani da decadi (tralasciando quindi il problema dei rifiuti speciali pericolosi e non), sarà perché risorse e conoscenze, almeno nel belpaese, non offrono valide soluzioni ai problemi del consumismo, a meno che non supportate dai corrotti meccanismi che permettono di “nascondere l’immondizia sotto il tappeto”.
Forse è proprio il “sistema”, il “matrix” della monnezza, che ha bisogno di losche personalità, magari con difetti genetici che le rendano più insensibili della media e propensi a uno dei peggiori crimini, quello contro madre terra.

Sembra un romanzo distopico con protagonisti pluri-condannati e pluri-impuniti che armeggiano in maniera tanto arzilla quanto spietata perché selezionati, in base ai loro tratti genetici, da un’antica setta Nazi-bolscevica con intenti di annientare il resto della razza umana inondandola di immondizia e poi andare via, per qualche mistero, su un pianeta lontano…
Ma questo è soltanto un articolo poco convenzionale, anche se potrebbe essere una storia “complotto-cospirazionista-fantascientifica” con un tocco alla “Dylan Dog” e tantissimi dettagli che la rendono così realistica...
Quei personaggi riescono a permettere che i rifiuti siano smaltiti a prezzi “concorrenziali” (al netto delle multe dell’UE però!) e che i costi ambientali siano considerati spese inutili, effetti collaterali del profitto. È grazie a queste dinamiche che le tasse non si alzano e che le piccole-medie imprese per il riciclaggio di Tizio e Caio vengono spazzate via, seguendo la mefistofelica logica anarco-liberista del profitto prima di tutto.

I rifiuti stravolgono la retorica: emergenze super-ordinarie!
Bei tempi quando c’erano semplici ossimori da capire come “ghiaccio bollente” o “amara dolcezza” mentre oggi, con un’interpretazione a 720 gradi della legge, l’esempio di ossimoro per antonomasia è “emergenza straordinaria”, anche se questa combinazione di nome e aggettivo potrebbe sembrare coerente a prima vista.
Sì, in una delle maggiori economie al Mondo e culla della (in?)civiltà e del diritto, le misure emergenziali e la figura del commissario straordinario, tecnico non politicizzato in grado di risolvere problemi straordinari o urgenti con maggiori poteri delle normali amministrazioni, sono stati usati sistematicamente per gestire la perenne e straordinaria emergenza dei rifiuti, salvo brevi pause come nel Lazio e alcuni cambi di denominazione: e questo almeno fin dal 1994, quando l’allora presidente del Consiglio Ciampi decretò lo stato di emergenza in Campania, presidente della regione e anche commissario straordinario di lì a poco era Giovanni Grasso e Napoli verrà governata da Bassolino fino al 2000. E queste emergenze, comprese quelle meno ufficiali e non sancite da uno stato di emergenza, si sono tradotte troppo spesso in una mera elusione delle normative fregiandosi della “straordinarietà” degli eventi e di misure eccezionali, come quando nel ’92 veniva interdetta la discarica di Malagrotta ed era crisi.
Commissari straordinari per le emergenze ambientali, per le emergenze rifiuti, per rimpiazzare Malagrotta e altre discariche, dalla Sicilia all’Abruzzo passando per la Campania, e in un caso che fu davvero temporaneo e unico anche a Milano nel ‘95, e senza dimenticare due stati di emergenza proclamati dalla protezione civile in Liguria, Sicilia e sull’isola del Giglio attualmente attivi anche per la gestione dei rifiuti…

Tre anni di totodiscarica, e trenta della discarica di Malagrotta. Dai draghi a Re Mida
Malagrotta, un toponimo eloquente  che deriverebbe da una latina “mola rotta” o da una grotta abitata da un drago… Quelle grotte, quelle cave dove non si trovano elfi o animali selvatici, dove non ci sono più minatori sfruttati da antichi padroni e ancestrali poteri… Non c’è più il nobile Anguillara che sconfisse il drago e ricevette in dono quella terra dal monarca teocratico, dal Papa. E dagli archivi onomastici contemporanei sembra scomparso anche quel cognome, a favore di nuove e più spietate aristocrazie.

L’impianto di Malagrotta è oggi costituito da una delle discariche più grandi al Mondo per rifiuti non pericolosi, due impianti TMB per trattare l’immondizia e ricavarne CDR o eco balle che dirsi voglia e un gassificatore, identificato nel linguaggio comune come “inceneritore” ma formalmente diverso da questo. Agli inizi degli anni ’90 venne bloccato dalla magistratura e per evitare la “crisi dell’immediato” fu fondamentale l’apporto di una serie di personaggi che invece di mandare i rifiuti di Malagrotta in impianti autorizzati, li inviavano… Vicino casa vostra, rimestati con fertilizzanti per una succosa salsa di pomodoro, tabacco fine e gustosa carne al sangue di diossina. Sono loro gli odierni baroni che si affastellano sulle cronache giudiziarie e le denunce dei cittadini, dei sudditi.
E quegli stessi colpevoli rispuntano in inchieste che attraversano le procure da Nord a Sud, fra i tanti spicca almeno per il soprannome, “Re Mida”, alias Luigi Cardiello, che tocca la spazzatura e diventa oro... Banale!
E poi oltre all’aristocrazia legittimata da Dio ci vuole anche Dio, o almeno qualcuno che lo rappresenti tipo un figlio, un messia, un profeta… Magari un santo? Sì, lo ha detto, ha detto più volte di essere il “salvatore” oltre che della città di Roma anche di quelle diecimila persone che intorno al Mondo trovano lavoro e “si affrancano dal bisogno” grazie al suo paradiso. Un industriale paradiso dei rifiuti e un boom economico perenne come le emergenze, nonostante l’immondizia tenda a diminuire per la crisi! E che si può volere se poi ci sono delle indagini per omicidio colposo per almeno ottanta morti sospette (per le quali sono sotto accusa anche Raffinerie di Roma e Ama), che si fa con gli altri diecimila anche se ci fosse stato un crimine?!

Prima dell’emergenza istituzionalizzata già nel ’92 c’era stato un assaggio di emergenza “non ufficiale”  come accennato: storia magistra vitae, la discarica di Malagrotta veniva interdetta e i citati “Re Mida”, come necessario per il “matrix della monnezza”, si attivavano repentinamente e mandavano rifiuti dal Lazio verso il sud Italia, ma solo con la fantasia e sulle carte, perché i camion scaricavano i rifiuti chissà dove… E a proposito delle inchieste e degli insegnamenti che la storia maestra ci lascia, bisogna ricordare che la prima condanna per i gestori di Malagrotta era arrivata non appena la discarica di Roma era stata aperta a metà degli anni ’80. Solo pochi anni prima era stata usata per ospitare i materiali inerti degli scavi dell’aeroporto di Fiumicino, erano i tempi di Bettino Craxi.
Ma il primo vero e proprio “stato di emergenza per i rifiuti urbani di Roma e provincia” risale a quindici anni fa, ai tempi di Storace e Verzaschi, quando allora come oggi la paura dell’immondizia per strada e delle epidemie era causata da problemi tecnici, o molto più spesso, burocratico-legali di un impianto o di una delle circa otto discariche per rifiuti solidi urbani che il Lazio ha avuto (si ricorda che nella regione gli impianti dedicati all’intero ciclo dei rifiuti, includendo quindi anche strutture come gli autodemolitori, sono circa 700). E proprio quell’anno era stata varata anche una nuova direttiva europea (1999/31) che rendeva Malagrotta odierno oggetto di sanzione della Comunità europea, e per il quale lo scorso anno siamo stati deferiti alla corte di giustizia europea. E così si è andati avanti per un decennio di emergenze, guerre in pretura, inviando anche i rifiuti in altre regioni italiane e in Spagna, e intanto che il progetto cerroniano di un gassificatore in Albania fallisce arriva l’ennesima proroga per Malagrotta. Ma anche il gassificatore di Malagrotta, tra un’archiviazione e una nuova inchiesta sull’impianto ideato in Svizzera e dimostratosi un fallimento in Germania, ma forse un buon esperimento per acciaierie Giapponesi, tra società che spariscono nel nulla e al cui posto rimangono studi legali specializzati in diritto ambientale, fallisce anche quello.

Il periodo “Pecoraro”: l’inizio del toto-discarica
Fino alla seconda metà del 2011 lo strumento emergenziale era stato accantonato, ma la spada di Damocle della commissione europea incombe e sacchi di spazzatura affiorano per le strade in concomitanza di eventi come la festa del primo Maggio o indagini della magistratura e conseguente stop di impianti, come quello di Roccacencia sempre sotto lo zampone di Cerroni: Pecoraro viene nominato da Berlusconi commissario straordinario per individuare un sito alternativo a Malagrotta. Lo deve scegliere tra altri sette preliminarmente selezionati da uno studio regionale, e la discarica dovrebbe essere “temporanea”... Lo studio regionale finirà poi sotto la lente di ingrandimento della magistratura in quanto risultato di un copia e incolla, errori inclusi, di precedenti progetti di una della miriade di aziende di Cerroni o a lui riconducibile
Il “totodiscarica”  era appena cominciato, Corcolle e Quadro Alto i siti scelti da Pecoraro, e in particolare il primo creò scalpore a livello internazionale in quanto, tra i tantissimi problemi tra cui la vicinanza di un acquedotto romano e uno contemporaneo, si trovava anche a poche centinaia di metri di distanza dalla Villa di Adriano, e non sarà un caso che quest’ultima, sempre per degrado e altre dimenticanze, rischia in questi giorni di essere cancellata dalla lista dei patrimoni dell’umanità riconosciuti dall’Unesco.
Ma per tornare ai rifiuti bisogna spiegare che Pisoniano, paesino natio dell’avvocato Cerroni dove è stato anche sindaco nei ‘40 a vent’anni dall’entrata nello “sporco” business, non è lontano dal confine romano di Corcolle-San Vittorino: lì sorge una chiesetta per gentile donazione di colui che si definisce l’oracolo, la Cassandra dei rifiuti romani, ancora lui: “il Salvatore”!
Inoltre è bene ricordare, alla luce di quanto emerge dall’inchiesta dello scorso mese che ha portato agli arresti domiciliari lui e altri sei “apostoli”, che Egli, il “supremo” si attivò perché la discarica che sarebbe sorta su terreni dei costruttori Salini e dei casalesi “non s’aveva da fare”, in quanto non era la sua terra. Oltre alla pressione che sarebbe stata esercitata sulla stampa (e sui cronisti stretti tra due, tre, quattro fuochi, la terra dei mille fuochi…mentre altri si gongolavano con Cerroni al bar), ci sarebbe stato anche un “infiltrato”, per così dire, tra i leader dei movimenti antidiscarica locali… Del resto cosa aspettarsi se anche politici come Hermanin, ex assessore regionale all’ambiente, fondatore di Legambiente Lazio ed ex presidente della municipalizzata romana per i rifiuti, si adoperava in tutte le maniere per le autorizzazioni che le imprese nell’orbita di Manlio abbisognavano… Forse non ci sarà niente di penalmente rilevante a suo carico, essendo indagato anche lui nell’ultima inchiesta citata, ma magari agli elettori più attenti interessa saperlo.

Il periodo Sottile e il toto-discarica all’epoca del supremo “Moggi”...
Ma l’inchiesta conclusa lo scorso mese di cui uno dei quattro filoni riguarda il post-malagrotta, insieme a molte intercettazioni nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di “apostoli e salvatori”, oltre che su Corcolle aprono scenari interessanti anche sulla successiva scelta poi ritirata di Pian dell’Olmo (che come il nominato Quadro Alto si trova sempre a Riano), altarini dedicati al salvatore…
Infatti il prefetto Sottile, che non risulta ufficialmente indagato e ha sempre affermato pubblicamente di fidarsi dell’onnipresente dei rifiuti, a metà 2012 sostituisce il dimissionario Pecoraro, farfuglia al telefono qualcosa (sempre con l’onnipresente “poco nominabile” detto Manlio) riguardo “acque” che si devono calmare e cose da chiedere al principe Boncompagni…
Una piccola trappola per le allodole è la chiave di lettura degli investigatori sulla scelta di quel sito: Cerroni in realtà aveva già pronto da anni tutto per Monti dell’Ortaccio che è vicino Malagrotta, dove secondo l’accusa sarebbe stata anche stravolta l’idrologia del posto.
Ma anche se la Colari, la principale delle aziende di Cerroni, aveva ed ha un progetto aziendale chiaro da portare avanti, il totodiscarica continuava e continuerà, con tanto di sopralluoghi dell’ex ministro Clini, proteste in nome di salute e paesaggi, indagini su siti già indagati o per i quali ci sono contenziosi amministrativi e penali con i cittadini, e quasi sempre dichiarazioni tipo “nessun sito è veramente adatto, questo è il minor male e il più facilmente realizzabile in tempi stretti, sarà temporaneo e straordinario”: Testa di cane, Monte Carnevale, Pizzo del Prete, l’Osteriaccia, Bracciano, Cupinoro, Pian della Carlotta, Juventus e quella che sembrava tra le più quotate alla fine, nel totocalcio durante il sistema Moggi…
Scuse ai lettori, tra tutte queste inchieste e queste lotterie, totocalci e totip chi scrive l’articolo si era confuso ;) …
Ecco, tra le ultime favorite del totodiscarica c’era la Falcognana, per la quale era partita anche un’indagine per determinare se dietro la Ecofer ci fosse qualche influenza cerroniana o di altri: tutto super smentito a suon di strilloni e comunicati stampa sia da Ecofer che Colari.
L’emergenza intanto sarà prorogata fino a Gennaio dall’ex ministro
Orlando, che non si disse totalmente contrario al ricorso di un commissario anche se, precisava: “dovrebbe essere un mero attuatore delle decisioni degli enti locali”.

Malagrotta chiusa, diventa parco o pacco?!
E saltano fuori anche le misure straordinarie al di fuori degli stati di emergenza, ma pur sempre misure d’emergenza,  una sorta di emergenza taroccata o un’emergenzina, magari l’ultima!? In vista di cosa? Cosa avranno architettato quei comunistoidi del Pd e quel bolscevico di Marino?! Un esproprio Proletario!!
E infatti il sindaco Marino si vanta di essere stato colui che ha chiuso definitivamente Malagrotta lo scorso Ottobre, anche se…
La discarica non a norma perché contenente troppo “tal quale”, ossia rifiuto non trattato adeguatamente, era rimasta aperta fino ad esaurimento delle ultime eco balle, e gli altri due impianti per il trattamento meccanico-biologico di rifiuti (dato che il gassificatore tra inchieste e fallimenti è fermo)? Che fare di questi? La Colari è stata anche interdetta dall’avere rapporti con enti pubblici (o pubblico-privati con lo stesso Cerroni all’interno?!) dopo l’ultima inchiesta e quindi l’Ama non avrebbe potuto portare l’immondizia nelle loro strutture, e la loro risposta era che smettendo di usare gli impianti per trattare i rifiuti di Malagrotta e Roccacencia, avrebbero interrotto un pubblico servizio commettendo quindi un’altra irregolarità…
Fanta-legge o situazione davvero straordinaria, Marino per tre mesi ci ha messo una toppa con una proroga che consentirà ancora l’utilizzo degli impianti. E la sua intenzione, se sarà appoggiato dal neoministro Galletti con la nomina di un nuovo commissario, sarà quella di usare i suoi poteri straordinari per requisirli.
Questa la soluzione pensata dal primo cittadino adesso che la discarica di Guidonia è stata chiusa dall’EcoItalia 87 di Cerroni, con qualche giorno di anticipo rispetto a quanto previsto dai piani regionali, quasi fosse stato un dispetto… Ma non si può essere mica maliziosi con il salvatore, lui gli impianti li donerà gratis alla città eterna, soprattutto se avrà più tempo per stare a casa; in più anche le discariche di Cupinoro e Civitavecchia hanno chiuso i battenti insieme alla “socchiusa” Malagrotta. E ad Albano, Viterbo e Frosinone, regna la paura di diventare pattumiere dell’intera regione.

Ordinarie, ossimoriche emergenze pluri-ventennali, corruzione, eco crimini, beghe tra antiche e contemporanee “aristocrazie” che sono una condanna a morte per questa o per quella parte di popolazione, clan che come nell’Italia preunitaria trasformano “le pulci” in oro… E sullo sfondo le popolazioni in rivolta spinte da documentate paure per la loro salute, oppure da disinformazione progettata fino al più macchinoso dei dettagli, o ancora perché mossi dai nuovi “draghi” che bisogna sconfiggere nelle grotte del nostro animo, quelli della demagogia e del violento populismo, o ancora fomentate da chi vuole trarre un profitto dalle loro rimostranze… E poi la valanga di menzogne melmose, uno squamoso percolato che col suo fetore si insinua nei recettori olfattivi e nasconde il profumo di verità che non si può accettare. Putride esalazioni rimestate nelle coscienze e filtrate dal sangue dell’apparato respiratorio, il puzzo stantio dei rifiuti diventa parte del corpo. Ci sono stati e ci saranno dei colpevoli giudiziari oltre che politici, ma una parte della loro colpa, forse minima e infinitesimale, è anche nostra, di questo sistema malato, del “supremo” potere bramato da tutti.
Paolo Maria Addabbo
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Paolo Maria Addabbo
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Paolo Maria Addabbo crede di nascere sulla luna, anche per la sua ingenuità. Civilmente nasce nel 1989 in Campania, a Benevento. Studia umanistica (ha una laurea triennale italo-terrestre in “Studi Italiani), appassionato del web (badate che è una cosa diversa da Internet) e dei motori di ricerca, gli piace romanticamente definirsi “filologo del web”. Ha iniziato, non ufficialmente, la carriera di pubblicista intorno ai 15 anni, collaborando con un testata della sua cittadina e iniziando con le brevi di sport, facendogli gradire ancora meno lo “sport show business”, ma non lo sport. La passione per la cronaca nera era un percorso obbligato, dato che crimini formali e non sono ricorsi nella sua vita, come in quella di “molti” della classe borghese (c'è davvero la media o l'alta ancora?) campana, per certi versi inevitabile. L'interesse per la giurisprudenza (ma anche per la base dell'educazione civica, nella quale ha molte lacune che vuole colmare) da un lato, sono necessari al proseguimento della sua carriera, di cui Golem che ha sempre garantito la sua indipendenza, e il voler andare oltre l'informazione anche alla base di questa rappresenta un pilastro. L'interesse per il web programming nasce, oltre che dalle inchieste realizzate senza la mediazione di “fonti” ma andando direttamente alle fonte ufficiali, (metainformativamente e cercando la documentazione ufficiale online e non), anche dalla tesi di laurea triennale intitolata “Il metodo di Lachmann ai tempi di Google”. Crede che una delle cose più importanti per “cambiare” davvero sia avere meno paura possibile (idealisticamente non averne) delle proprie debolezze, delle paure in generale, e del senso del ridicolo, andando più nel particolare... Comunque, nel giornalismo, cerca di tenere a freno la creatività e le “passioni”, con un po' di crudezza, esaustività, e ignoranza “socratica” che sà almeno di non sapere e ricerca incessantemente la verità, cercandola nella maniera più analitica ed esprimedola nella maniera più esaustiva e semplice possibile... 

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