“I delitti della primavera” edito da Graphofeel è il quarto romanzo per la scrittrice Stella Stollo, nata ad Orvieto, residente con la famiglia da anni a Firenze. Dopo un notevole successo dell’edizione in lingua italiana, è arrivata anche la versione in lingua inglese che prende il titolo “The Botticelli killings Murders and mysteries in Reinassance Florence”, un traguardo che porta l’autrice a conquistare una cerchia di lettori anglofoni. Siamo nella Firenze di fine 1400 e la città medicea viene sconvolta da una serie di delitti, dove le vittime sono tutte donne appartenenti alla ricca borghesia. Nella scia di morte gli indizi rimandano all’opera “L’allegoria della primavera” di Botticelli, infatti accanto ai corpi senza vita vengono ritrovati oggetti che richiamano al dipinto. Con una scrittura avvolgente l’autrice ci accompagna a conoscere i personaggi, la bellissima Simonetta Vespucci, il giovane Leonardo da Vinci, il Maestro Sandro Botticelli e il suo promettente allievo Filippino Lippi. E poi eclettiche alchimiste, ambigui speziali, osti e pittori, poeti, scienziati e filosofi. La trama prende forma con un ritmo mozzafiato e non si può che rimanere affascinati dall’intreccio narrativo. Incontriamo Stella Stollo per una breve intervista.

Partiamo da un dipinto, “la Primavera” di Sandro Botticelli, tutta la trama del romanzo si sviluppa intorno a quest’opera. Che cosa ti ha spinto verso questa direzione Stella Stollocosì ricca di valenze allegoriche?
“È stato il primo quadro che da adolescente ancora a digiuno di arte e alla mia prima visita agli Uffizi, folgorandomi con la sua bellezza, mi ha dischiuso una porta su un mondo sconosciuto e meraviglioso. Allora ignara di tutti i significati controversi e delle innumerevoli valenze allegoriche attribuite nel corso dei secoli al misterioso dipinto di Botticelli, mi sono semplicemente abbandonata a un fiume travolgente di emozioni, aprendomi all’ascolto delle storie che il quadro stesso mi stava raccontando.
Ancora oggi la percezione immediata che ho de “La Primavera” è quella di una cornucopia di forme armoniose e di colori, uno sfavillio di bellezza che accende l’Eros, inteso come principio della vita che eternamente si rinnova”.

Sandro Botticelli, l’allievo Filippino Lippi, la musa Simonetta Vespucci, sono i tre personaggi cardine della narrazione, cosa li lega tra loro e come sei riuscita a farli interagire con altri puramente inventati?
“Un intenso legame, fatto di trasporto dei sensi e di intesa spirituale, lega i tre personaggi tra di loro mentre prendono parte, su piani diversi, all’impresa di realizzare l’enorme dipinto su tavola.  La complicità amorosa tra Sandro e Simonetta, tra l’artista e la sua musa, è piuttosto esplicita, così come la profonda comunione tra Filippino e il suo Maestro. Ma man mano si fa evidente anche l’accesa attrazione dei corpi e dell’intelletto tra il giovane pittore e la modella. Sandro, Filippino e Simonetta sono i tre vertici di un triangolo attraverso cui, proprio come nel dipinto che stanno realizzando, circola l’energia infinita ed eterna dell’amore.
Ho passato talmente tanto tempo a dialogare con i miei tre personaggi che del loro aspetto fisico e della loro personalità mi sono fatta nitide rappresentazioni mentali. Ma se sono arrivata a conoscerli così a fondo quasi fossero vecchi amici, oltre ad avvalermi della lettura delle fonti, mi sono affidata anche e soprattutto alla mia immaginazione. È stato quindi del tutto naturale farli interagire con altri personaggi puramente frutto della mia fantasia”.

Nel libro è evidente un lavoro accurato di ricostruzione storica, con precisi riferimenti all’epoca, c’è un percorso di studio, ricerca, analisi e approfondimento. Come è avvenuta la stesura del romanzo?
“Una specie di tela di Penelope! Una decina di anni di varie stesure e ristesure, con tagli, aggiunte e soprattutto spostamenti. Per esempio l’originario prologo è diventato l’epilogo nella stesura finale. Quando scrivo non posso fare a meno di “spostare” i pezzi, provare flashback e flashforward e valutare l’aspetto che assume l’intreccio a seconda del diverso ordine di successione degli eventi.
I primi tre anni del mio lavoro sono stati comunque dedicati allo studio e alle ricerche necessarie per immergermi nell’atmosfera della Firenze rinascimentale e soprattutto nel mondo delle botteghe d’arte, tecniche di disegno, preparazione delle tele e mescolanze dei colori. Per attingere informazioni sugli aspetti più tecnici mi è stato utilissimo il “Trattato sulla Pittura” di Cennino Cennini, una sorta di Bibbia per i pittori dell’epoca.
Inoltre, poiché amo molto piante e fiori, ho scoperto con piacere che il capolavoro di Botticelli è anche una meravigliosa enciclopedia botanica e mi sono appassionata a ricercare le proprietà medicamentose o cosmetiche, nonché la simbologia di alcune delle innumerevoli specie vegetali rappresentate”.

Amore e morte si intrecciano nella trama. Affiorano coincidenze, simbolismi, a partire dagli oggetti trovati sui cadaveri delle vittime, che diventano gli elementi chiave di un noir mozzafiato. Che valore dai ad Eros e Thanatos?
“Al di là di ogni dualismo cosmico o psichico e di ogni concezione filosofica o psicoanalitica, direi che nel contesto del mio romanzo le valenze di Eros e Thanatos sono ben definite. Cito dall’ultima pagina: Entrambi i pittori erano consapevoli che nella Storia si succedono secoli bui e secoli di luce, epoche in cui domina la ricerca della bellezza e altre in cui prevale la sete di potere, periodi in cui si aspira alla libertà universale donata dalla cultura e altri in cui si mira all’assoggettamento delle genti mediante l’ignoranza.  Eros è il principio armonico che informa il dipinto di Botticelli e Thanatos rappresenta le forze che vogliono distruggere tale armonia. Nel giardino de “La Primavera” la bellezza di forme e colori mette in moto Eros che con la sua danza risveglia la natura e perpetua la vita. La danza di Eros non è un semplice andare verso ciò che ci piace per possederlo, ma è un entrare in armonica relazione con l’altro. Eros è dunque unione, arte, sapienza, amore che protegge l’oggetto amato. Thanatos è degrado, divisione, ignoranza che trasforma l’amore in padronanza che uccide”.

Stella Sollo1Le vittime del Killer sono tutte donne. Storie di crimini che annientano la figura femminile che si vuole sottrarre al potere maschile. E’ così?
“Sì, le vittime sono mogli, sorelle, fidanzate che con le loro personalità e attitudini, ma  anche per il semplice fatto di esistere, suscitano le gelosia dei loro uomini o ne intralciano i piani. Mentre descrivevo la bellezza dell’eterno femminino celebrata da Botticelli nel suo dipinto, non potevo certo ignorare l’orribile bruttura di episodi che hanno visto e continuano a vedere le donne vittime di efferata violenza e di prevaricazione da parte di chi dovrebbe amarle e non ne è capace. Nelle mie pagine ho voluto rendere omaggio all’indole rivoluzionaria tipica della donna di ogni tempo e di ogni luogo, continuamente repressa da alcune peculiarità caratteriali degli uomini rimaste immutate nei secoli”.  

I lettori e la critica si sono espressi positivamente sulla tua scrittura, come hai accolto questi giudizi e come vivi il fatto di essere arrivata ad una edizione del libro in lingua inglese? Chi è il traduttore e come ha lavorato sul testo?
“Che dire? Sono felicissima di essere arrivata all’edizione in inglese e spero in giudizi positivi anche da parte del pubblico anglofono. La traduttrice Juliet Bates, perfettamente bilingue, è londinese e vive a Milano. Mi è stata presentata da una mia collega, la scrittrice Cristina M. Cavaliere, per la quale aveva già tradotto delle opere.
Juliet ha lavorato con grande professionalità, ci siamo sentite costantemente durante tutto il tempo della traduzione e abbiamo fatto delle lunghe chiacchierate. Mi chiamava ogni volta che le veniva un dubbio sull’esatto senso di una frase o sulla sfumatura di una parola e io facevo altrettanto se, leggendo le pagine tradotte che man mano mi mandava, non comprendevo pienamente qualcosa. Penso proprio che Juliet abbia saputo rendere con grande sensibilità personaggi e situazioni nella versione inglese”.

Firenze è la città dove è ambientata la narrazione, siamo alla fine del 1400, ma ad oggi che rapporto hai con questi luoghi?
“Buonissimo direi! Dopo la pubblicazione del libro ho scelto, supportata dalla mia famiglia, di venire ad abitare proprio qui a Firenze.  In pochi minuti raggiungo Borgo Ognissanti, il palazzo della famiglia Vespucci, Via Nuova e Via del Palazzuolo in cui erano situate rispettivamente la bottega di Botticelli e quella di Filippino Lippi, e la Chiesa in cui sono sepolti Simonetta e Sandro.  Mi pare di respirare l’anima di quei luoghi ove tutto si svolse”.

Ambizioni, progetti, sogni
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“Un grandissimo sogno che è comune a chiunque ami la scrittura: riuscire a farne la propria professione”.

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