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Corruzione e finanziamento ai partiti, come cambiare

13 Aprile 2012 di  Paola Alunni

Controllo e trasparenza, perché non affidarsi a qualche modello straniero, noi italiani esterofili che ricorriamo ad esempi oltreconfine per qualsiasi cosa? Il Greco, il gruppo europeo di contrasto alla corruzione ha pubblicato il dossier che ci riguarda chiedendo al nostro Paese iniziative concrete per combattere la corruzione, a cominciare appunto dal finanziamento ai partiti. Viaggio in altri paesi europei per paragonare i vari sistemi

Corruzione e finanziamento ai partiti, come cambiare

In una famiglia, si dice spesso, a dare il buon esempio devono essere i grandi. E in un paese? In questi giorni si parla molto di riforma del finanziamento ai partiti, qualcuno si ricorda pure di un referendum votato quasi vent’anni fa e molti citano esempi oltreconfine da prendere come esempio. Ma i sistemi di finanziamento “stranieri” occorre conoscerli bene, evitando soprattutto di tradurre, tanto per fare un esempio, magari il sistema americano, come chiede qualcuno, in un sistema all’italiana maniera.

Il sito del Corriere.it, in una sorta di countdown alla rovescia, viene indicato il tempo trascorso, giorni, ore, minuti e secondi, da quando i presidenti di Camera e Senato hanno preso l’impegno di riformare il sistema di finanziamento ai partiti. Sta scorrendo.
Il rapporto Greco
Nel frattempo il Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione (Greco) ha pubblicato il dossier che riguarda proprio l’Italia (le due parti in lingua inglese sono leggibili in allegato) e il ministro della Giustizia Severino ha messo sul tavolo del confronto le sue proposte di modifica.
Per il Greco in Italia manca una legge efficace contro la corruzione e i pochi casi perseguitati sono a rischio prescrizione. Particolare preoccupazione è stata espressa a proposito delle sanzioni: dal momento che in Italia è possibile la sospensione della pena inferiore a due anni di reclusione, hanno scritto i tecnici di Strasburgo, dal momento che si tende a ricorrere al livello più basso della pena prevista per legge, di fatto la sospensione della pena viene concessa quasi automaticamente. Secondo uno studio accademico che ha analizzato le statistiche dei tribunali, dice il dossier, nel periodo che va dal 1983 al 2004, l’87,63% delle condanne per corruzione è stato convertito in sospensione della pena. Infine, stando sempre alle statistiche fornite dalle nostre autorità, sembrerebbe che vi sia una significativa riduzione del numero di condanne per corruzione tra il 2009 e il 2010.
Tenuto conto di tutto questo, il gruppo di esperti ha messo nero su bianco di dubitare fortemente circa la serietà dell’attuale regime sanzionatorio, come richiede l’articolo 19 della Convenzione di Strasburgo. E a nulla sono valse le raccomandazioni spedite fino a questo momento.
Ma è la parte sul finanziamento pubblico dei partiti ad essere più duro. Un capitolo a parte e inedito rispetto alle edizioni precedenti dedicate alla nostra situazione. Secondo gli esperti indipendenti del Greco, in Italia non esiste un controllo efficace del finanziamento pubblico dei partiti.
Sono state rilevate «profonde carenze nel sistema di finanziamento pubblico dei partiti politici e si invita l’Italia a migliorarne la trasparenza». Non solo.
«Il problema deve essere risolto con assoluta priorità, essendo i controlli solo formali e frammentari, senza una vera penalizzazione per le deviazioni, senza un organismo preposto all’applicazione della legge». Secondo il Greco i partiti dovrebbero sviluppare propri sistemi di controllo interno e sottoporre i loro conti ad un revisore indipendente ed esterno. Evitare le donazioni anonime ma soprattutto, in caso di violazione delle norme, introdurre sanzioni “vere”, che non siano solo simboliche. Infine, siamo uno dei pochissimi paesi europei che non ha ancora ratificato la convenzione di Strasburgo sulla corruzione.

Finanziamento ai partiti nel resto d’Europa
In ambito Ue, il Regolamento (CE) n. 2004/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 novembre 2003 afferma che «Il finanziamento dei partiti politici a livello europeo a carico del bilancio generale dell'Unione europea o di qualsiasi altra fonte non può essere utilizzato per il finanziamento diretto o indiretto di altri partiti politici e in particolare dei partiti politici nazionali, che restano soggetti all'applicazione delle rispettive normative nazionali». Ogni stato ha una sua legislazione o regolamentazione in materia.
Nell’ambito del Consiglio europeo è il Greco (gruppo di stati contro la corruzione, 49 in tutto, 48 europei più gli Usa) a portare avanti una valutazione delle varie legislazioni riguardanti i finanziamenti della vita politica.
40 gli stati che finora sono stati oggetto di valutazione del Greco: tra questi la Svizzera e la Svezia sono gli unici a non disporre di alcuna regolamentazione in materia di finanziamento della vita politica.

In Francia, i partiti godono di personalità morale e hanno il diritto di acquisire a titolo gratuito o oneroso beni mobili e immobili. I soli obblighi costituzionali ai quali i partiti devono sottostare sono il rispetto dei principi di sovranità nazionale, la democrazia e la parità tra uomini e donne.
Partiti e gruppi politici si formano ed esercitano la loro attività liberamente, senza obbligo di registrazione. Ma la legislazione sulla trasparenza e il finanziamento della vita politica limita la nozione di partito sulla base di criteri contabili e finanziari. Partiti e organizzazioni territoriali possono raccogliere fondi grazie alla mediazione di un mandatario finanziario nominato, senza il quale non possono essere considerati partiti politici.
Il finanziamento ai partiti e alle loro campagne elettorali è basato su un modello misto pubblico-privato. Il regolamento introdotto nel 1988 ha stabilito un meccanismo di controllo che risponde alla necessità di fermare il movimento di affari politici e finanziari, di appropriazioni indebite e di corruzione dilagante tra gli eletti. Le leggi 88-226 e 88-227 dell’11 marzo 1988 relative alla trasparenza finanziaria sono stati i primi testi a stabilire un quadro normativo in materia di finanziamento ai partiti politici. Cinque le direttive principali:
- dichiarazione patrimoniale per i titolari di determinate funzioni o mandati elettivi
- limitazione delle spese elettorali
- tetto per le donazioni a candidati e partiti
- partecipazione finanziaria dello Stato soggetta a controlli dei conti
- introduzione di un sistema sanzionatorio
La particolarità è che le donazioni a partiti o gruppi politici superiori ai 150 euro devono essere fatte tramite assegno, bonifico bancario o carta di credito, in pratica rintracciabili e controllabili.
Per quanto riguarda i controlli, la Francia ha istituito una autorità specifica di controllo sul finanziamento ai partiti e alle campagne elettorali: un organismo collegiale e una autorità amministrativa. Questa verifica il rispetto della legge in materia e comunica annualmente al governo la lista di chi non diritto che matematicamente perde il sostegno pubblico per l’anno successivo. L’autorità ha un sito dove pubblica tutti i dati e il rapporto annuale dei conti dei partiti. Tutto pubblico, tutto alla luce del sole.
Per accedere ai finanziamenti i partiti devono avere ottenuto alle politiche almeno l’1% dei voti in 50 circoscrizioni; ricevono ogni anno per tutta la durata della legislatura 1,63 euro per ogni voto ottenuto cui si aggiungono i rimborsi che lo Stato eroga per le spese dei candidati alla presidenza della Repubblica che abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti validi. C’è però un tetto massimo di spesa fissato a 13 milioni di euro per il primo turno e 18 milioni di euro per il secondo. Nel 2010 i partiti francesi hanno incassato 80 milioni di euro.

È la Germania ad avere un quadro normativo più antico in Europa, risalente al 1967. La legge è stata quindi aggiornata nel 1988. I punti di forza sono la trasparenza delle risorse dei partiti e un equilibrio tra finanziamento privato e pubblico. La legislazione in materia è assolutamente inflessibile: tutti i partiti hanno l’obbligo di rendere conto della provenienza e soprattutto della destinazione delle risorse finanziarie che percepiscono ogni anno. A coprire un quarto del bilancio dei partiti sono le quote degli iscritti mentre i contributi pubblici vengono calcolati come rimborso delle spese elettorali sulla base di 0,70 euro per ogni voto valido ottenuto dal partito e di 0,85 per ogni iscritto nelle liste elettorali. L'ammontare del finanziamento pubblico non può essere superiore comunque ai finanziamenti privati che il partito raccoglie. In definitiva i partiti devono assicurare almeno la metà del loro finanziamento.
I rimborsi elettorali sono proporzionati ai consensi: occorre avere l’1% di voti nel Lander e lo 0,5% nel Bundestag. Ogni anno i partiti devono elaborare una relazione che specifichi tutte le entrate, le spese ed i beni patrimoniali, comprese le proprietà, questa viene verificata da un revisore dei conti indipendente. Tutte le relazioni devono essere presentate entro il 30 settembre al presidente del Bundestag che le verifica e le pubblica.
A controllare il tutto è la Corte dei Conti federale.
Come persona fisica, in caso di violazione della normativa si possono rischiare dai tre ai cinque anni di carcere.
Ma il partito che non ha presentato la sua contabilità nei tempi previsti perde definitivamente il diritto all'accesso ai fondi pubblici.
Nel 2010 i partiti tedeschi hanno incassato 133 milioni di euro.

In Gran Bretagna il sistema si basa su contributi privati e sulle quote associative degli iscritti. Non esiste un sistema di finanziamento pubblico dei partiti, esiste solo un aiuto che viene erogato dalle due Camere nei confronti dei partiti di opposizione, sulla base del numero dei seggi vinti e dei voti raccolti.
La legge però, impone obblighi legali ai partiti e li riconosce giuridicamente; l'obbligo di registrazione permette di vigilare affinché i finanziamenti riano regolari.
Le sovvenzioni non sono distribuite automaticamente, ma soltanto se il partito ne fa richiesta al capo contabile della Camera dei Comuni fornendo la documentazione necessaria che attesti la reale necessità e giustifichi le spese sostenute (strettamente collegate alle attività parlamentari).
Il Labour Party, principale partito di opposizione riceve ogni anno 5 milioni di sterline pari a circa 6 milioni e mezzo di euro.
Non esiste limite alle donazioni private, ma oltre una certa soglia queste hanno obblighi di trasparenza e devono essere documentate e presentate alla Commissione elettorale. Esiste però un registro pubblico delle donazioni private che viene pubblicato sulla base delle dichiarazioni dei partiti.
A controllare su tutto è la commissione elettorale, un organismo indipendente

Gli esempi non mancano, i principi basilari e ricorrenti sono la trasparenza e un ferreo sistema di controlli. Il tempo scorre.

Paola Alunni
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Paola Alunni
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Informazioni sull'autore
Giornalista professionista si è sempre occupata di Giustizia e cronaca parlamentare.
Si è quindi dedicata alla comunicazione istituzionale lavorando presso l'ufficio stampa del Ministero degli Affari regionali e presso la Presidenza del Consiglio - ministero Rapporti col Parlamento. Ha inoltre collaborato con l'agenzia di stampa Apcom seguendo la giustizia amministrativa. Nonostante l'età continua a fare attività scout.
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