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Conciliazione obbligatoria? Lo scontro si sposta in Europa

16 Settembre 2011 di  Paola Alunni

Giustizia in allarme: gli italiani non vogliono conciliare e si appellano alla Corte di Giustizia delle comunità europee

Conciliazione obbligatoria? Lo scontro si sposta in Europa
Avvocatura e magistratura non approvano la riorganizzazione degli uffici giudiziari voluta dalla manovra di Ferragosto sulla quale il ministero sta già lavorando. Intanto il Cnf scrive ai Consigli dell’Ordine degli avvocati sub-provinciali..
Se da un lato l’esecutivo spinge l’acceleratore, stabilendo, con la manovra di ferragosto approvata definitivamente mercoledì scorso alla Camera, una penale per chi non si presenterà a conciliare, dall’altro gli operatori del diritto non si rassegnano e, dopo due rinvii alla Corte costituzionale, ora si rivolgono direttamente alla Corte di Giustizia delle comunità europee.

L’ordinanza di Palermo

Il Tribunale di Palermo, sezione distaccata di Bagheria, ha trasmesso gli atti di un processo alla Corte di giustizia Ue (l’ordinanza è leggibile tra i documenti correlati) richiamando la direttiva europea 2008/52/CE sulla mediazione in materia civile e commerciale. Se gli articoli 3 e 4 della direttiva, chiede l’ordinanza, possano interpretarsi nel senso di richiedere che il mediatore da parte del responsabile dell’organismo debba avvenire in considerazione delle specifiche conoscenze ed esperienze professionali in relazione alla materia oggetto della controversia, se l’articolo 1 possa interpretarsi nel senso di richiedere criteri di competenza territoriale degli organismi di mediazione che mirino a facilitare l’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie ed a promuovere la composizione amichevole delle medesime e se, infine, la centralità della volontà delle parti nella gestione del procedimento di mediazione e nella decisione relativa alla sua conclusione possano interpretarsi nel senso che, quando l’accordo amichevole e spontaneo non è raggiunto, il mediatore possa formulare una proposta di conciliazione salvo che le parti non gli chiedano congiuntamente di non farlo perchè ritengono di dover porre fine al procedimento di mediazione.
In attesa della pronuncia della Corte europea, dopo i ricorsi sollevati dal Tar Lazio, anche un giudice di Pace di Parma ha inviato gli atti alla Corte costituzionale per dubbi di costituzionalità: eccesso di delega ed elevati costi a carico del cittadino, qualità del mediatore e degli enti di mediazione, questi i punti contestati.

Più mediatori o mediazioni?

Entrare nel giro della formazione, si sa (in genere, non solo quella forense), conviene sempre. Soprattutto se si tratta di formare mediatori e conciliatori perché in Italia si litiga molto.
A marzo di quest’anno, ad un mese dall’entrata in vigore della mediaconciliazione obbligatoria, gli enti formatori accreditati presso il ministero della Giustizia erano 162, mentre gli organismi di conciliazione 156.
A luglio di quest’anno i formatori abilitati sono arrivati a 210, ovviamente con i loro annessi organismi di mediazione, mentre gli enti hanno sfondato la soglia dei mille (1049 per l’esattezza). Le province verranno pure cancellate, per il momento però nessuna di esse, da Olbia tempio a Verbano Cusio Ossola passando per Medio Campidano, si fa mancare il suo centro per la mediazione. E i numeri degli organi di conciliazione rispecchiano pure la litigiosità del paese: si litiga di più al sud, dove solo Napoli ha 62 organismi, Avellino 21, Messina 24 e Palermo 26. Cifre più alte si registrano solo a Roma (90 organismi di mediazione) mentre Milano ne registra 39.
Il ministero ha pubblicato il trend di richieste del primo mese e mezzo di normativa, si attendono adesso i numeri almeno del primo semestre per capire se oltre mille enti di mediazione siano o meno necessari al deflazionamento del sistema giustizia.

I punti fermi della manovra di ferragosto

La manovra di ferragosto, del resto, ha fissato i tempi per la discussione della riforma delle professioni: entro agosto 2012 il parlamento dovrà aver partorito il topolino. Per il resto le norme stabilite dalla legge restano confermate nella versione del 9 settembre (vedi articolo “E in nome dell’economia di rivoluzione la giustizia”): compenso per il tirocinante, compenso per il professionista che potrà essere pattuito anche in deroga alle tariffe, questioni disciplinari devolute ad un organo nazionale di disciplina e a organi terzi istituiti a livello territoriale, incompatibilità della carica di consigliere dell’ordine territoriale o di consigliere nazionale con quella di membro dei consigli disciplinari nazionali e territoriali.
Ma soprattutto il provvedimento rivede la geografia degli uffici giudiziari, rispetto alla quale, come anticipato la settimana scorsa, il ministero della Giustizia è già al lavoro pur non riscuotendo l’appoggio di avvocati e magistrati.
Per l’Organismo unitario dell’avvocatura, che venerdì 16 settembre, ha chiamato a raccolta tutti gli stati generali dell’avvocatura, non si tratterebbe di nessuna riforma epocale, mentre il Paese avrebbe bisogno di un progetto forte e organico.

Per l’Associazione nazionale magistrati, la ridefinizione dell’assetto territoriale degli uffici requirenti anche con l’accorpamento in un unico ufficio di procura della competenza allo svolgimento di funzioni requirenti in più tribunali è del tutto fuori dal sistema e foriera di gravi disfunzioni sul piano organizzativo.
Via Arenula, comunque, avrà a disposizione 12 mesi di tempo per rivedere le circoscrizioni giudiziarie, più due anni per apportare modifiche e correzioni; la stima è che dalla riorganizzazione dovrebbe arrivare un risparmio di 60 milioni di euro tra spese di gestione e funzionamento delle strutture, mentre gli uffici coinvolti dovrebbero essere circa 650.
La circolare del Cnf
Il Consiglio nazionale forense, in base all’articolo 1-bis del decreto 138/2011 ha inviato una circolare ai Consigli dell’ordine degli avvocati sub-provinciali, chiedendo una serie di dati sulle strutture e l’operatività delle sedi. Il Cnf, infatti, si sta preparando a presentare un proprio dossier sulla produttività e sull’attività dei tribunali minori, in osservazione alla collaborazione che sulla questione aveva già preannunciato al Guardasigilli. In particolare il presidente Guido Alpa chiede: organico del personale amministrativo e presenze effettive, i costi della strutture, dei consumi energetici, delle utenze e quant’altro sia annoverato come spesa, il numero delle cause civili pendenti, delle soprevvenienze e di quelle esaurite, il numero dei procedimenti penali davanti a Gip, Gup, giudice monocratico e Collegio. Le risposte dovranno essere inviate entro la fine del mese.
Paola Alunni
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Paola Alunni
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Informazioni sull'autore
Giornalista professionista si è sempre occupata di Giustizia e cronaca parlamentare.
Si è quindi dedicata alla comunicazione istituzionale lavorando presso l'ufficio stampa del Ministero degli Affari regionali e presso la Presidenza del Consiglio - ministero Rapporti col Parlamento. Ha inoltre collaborato con l'agenzia di stampa Apcom seguendo la giustizia amministrativa. Nonostante l'età continua a fare attività scout.
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