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Bulimia e Binge eating disorder

Le ragioni della grande abbuffata

28 Febbraio 2014 di  Dalila Liguoro

C’è differenza tra fame emotiva e abbuffata emotiva. Il bulimico avverte realmente la fame mentre la sindrome da alimentazione incontrollata è una punizione che si infligge chi ha una bassa autostima.

Le ragioni della grande abbuffata
Le grandi abbuffate sono comportamenti che contraddistinguono due (più o meno) noti disturbi del disordine alimentare, la Bulimia e il Binge Eating Disorder, quest’ultimo conosciuto in Italia come sindrome (o disturbo) da alimentazione incontrollata (o sfrenata). Questi mangiatori sono forse le figure più vicine al peccatore di gola, essi infatti cedono in maniera quasi voluttuosa al cibo, col quale hanno un rapporto quasi orgiastico.

Abbuffata emotiva
Sia il Binge eating Desorder che la Bulimia, sono tipi emotivi di fame, insorgono cioè attuate con lo scopo di alleviare i propri dolori, ma in questi casi si può parlare di abbuffate emotive vere e proprie, perché superano straordinariamente la soglia limite: sia per quanto riguarda la quantità, che per quanto riguarda la velocità. Inoltre mentre nella fame emotiva si cercano cibi che ingolosiscano, nell’abbuffata emotiva va bene qualsiasi cosa purché sia commestibile, anche il pollo surgelato preso direttamente dal freezer; bisogna però specificare che esiste un tipo di bulimia settoriale, ovvero che viene sfogata solo su alcuni tipi di cibi.
Quindi nel bulimico e nel binge eater in realtà va a mancare la sensazione di piacere legata al mangiare emotivo, ciò che rimane è solo un bisogno, proprio come la droga, e come questa mischiato ad un effetto in parte sedante.
Ma vediamo questi “peccatori” più da vicino, partendo da quello forse meno noto, il binge eater.

Binge Eating Dirsorder
Il binge eater, mangia una quantità di cibo sovrumana, ingurgitando con grande velocità e perdendo completamente il controllo di quello che sta facendo fino a sentirsi male.
La grande abbuffata non inizia per fame, ma per un impulso irrefrenabile al quale non può resistere, essa avviene lontano dagli occhi altrui proprio per la vergogna che arreca nell’ abbuffatore. Infatti l’individuo è consapevole che se inizierà a mangiare, non solo non potrà più fermarsi, ma lo farà con voracità poco dignitosa,  motivo che lo porterà ad eviterà di mangiare davanti agli amici.
Questi individui sviluppano il disturbo a causa di una bassa autostima che induce loro a comportarsi poco dignitosamente. Ma il problema è che la loro autostima peggiora proprio a causa di questo loro disturbo, azionando un circolo vizioso: infatti costoro ad ogni abbuffata provano disgusto per loro stessi, ma il disgusto invece di farli desistere, induce loro a mangiare ancora di più e con maggiore foga, come se si sentissero dei maiali e quindi inscenassero questo personaggio.
Al termine della mangiata senza freni, l’individuo sente grandi sensi si colpa per il suo comportamento, sensi di colpa che cercherà di espiare, proprio come un peccatore che deve fare penitenza per i suoi peccati. Questi comportamenti autopunitivi non sono mai compensatori alla abbuffata, non prevedono tecniche di espletazione del cibo tramite vomiting, assunzione di lassativi, diete e esercizio fisico eccessivo, in quanto per i binge eater la preoccupazione per il peso non è rilevante come invece lo è per il bulimico.
I comportamenti autopunitivi che metteranno in atto sono spesso di tipo fisico, stremarsi facendo servizi in casa, o in palestra (non con lo scopo di dimagrire, esclusivamente per avvertire lo sforzo e provare sofferenza), oppure auto procurarsi ferite e dolore; ma possono essere anche punizioni di tipo mentale, come offendersi davanti allo specchio. Ma la cosa paradossale è che la punizione da loro messa più frequentemente in atto è proprio l’abbuffata stessa: il binge eater può arrivare a punirsi di quello che sta facendo continuando a farlo per auto denigrarsi; quindi chi soffre di questa sindrome, tende a punirsi utilizzando come penitenza il problema stesso. Comportandosi in tal modo, il binge eater può incorrere in patologie legate alla cattiva alimentazione che possono indurre anche alla morte.
Passiamo ora al bulimico, figura simile al binge eater.

La bulimia
Bulimia vuol dire letteralmente fame da bue; il bulimico infatti, proprio come il binge eater, cede a grandi abbuffate, consumate con estrema velocità, possibilmente di nascosto da occhi indiscreti, ingurgitando tutto quello che capiti a tiro.
Ma a differenza del binge eater, il bulimico si sente letteralmente affamato ed è decisamente preoccupato per il suo aspetto fisico, ragion per cui dopo l’abbuffata metterà in atto tutti i comportamenti a lui noti che lo aiuteranno ad eliminare il cibo appena ingurgitato.
Sciaguratamente queste precauzioni, andando avanti col tempo, rischiano di perdere effetto: il bulimico diventerà assuefatto ai lassativi e alle pillole dimagranti; oltretutto ad ogni abbuffata aumenterà sempre più la fame e il bisogno di cibo, diventandogli sempre più difficile riuscire a vomitare tutto quanto ciò che ha ingurgitato. Col tempo anche gli esercizi ginnici e il cardiofitness a cui si sottopone duramente, rischieranno di diventare inefficaci rispetto al grande cibo ingurgitato, accompagnato dall’inevitabile rallentamento del metabolismo. In tal modo il bulimico arriva a perdere il proprio peso forma, egli ingrasserà e perderà autostima ad ogni chilo aggiuntivo.
Ma come mai il bulimico sente lo stimolo della fame anche se sazio? (cosa che non accade nel binge eater). Perché il bulimico sente il bisogno di nutrirsi di affetto, che traduce in cibo. Probabilmente quando era bambino ha subìto la somministrazione della pappa come elisir per i suoi bisogni, tra cui anche e soprattutto quello di affetto. Nel bulimico il bisogno d’affetto non solo lo induce ad ingozzarsi, ma al tempo stesso lo porta alla ricerca di un’immagine ideale, per lui necessaria per sentirsi meritevole dell’affetto agognato.
Come il binge eater anche il bulimico ha sensi di colpa, ma questi vengono quasi totalmente alleviati se riesce a ricorrere ad efficaci rimedi; esso non ha un bassa autostima di sé a priori come il binge eater, ma è inversamente proporzionale al suo peso corporeo: meno peserà, più alta sarà la stima che ha di sé. Il bulimico è infatti molto attento all’immagine sociale, legata soprattutto all’importanza di essere magri. Infatti un’altra differenza tra il bulimico e il binge eater è che quest’ultimo è solitamente sovrappeso se non addirittura obeso, mentre il bulimico, soprattutto nel periodo iniziale del suo disturbo, è anche molto magro, talvolta riesce a mantenere il suo peso forma, e lì dove questo gli divenga impossibile mantenendo il suo disturbo, si “trasforma” in anoressico.
Il bulimico è sicuramente una figura più nota del binge eater: esso è infatti, come l’anoressico, figlio dei tempi, ma di quest’ultimo parleremo la prossima volta.
Dalila Liguoro
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Dalila Liguoro
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Informazioni sull'autore

Nata a Milano nel 1977, vive e lavora tra Milano e Lainate dove ha aperto due studi di Psicologia e Grafologia. Di matrice interattivo-cognitiva, ha sviluppato la teoria del Ruolo e del Personaggio della quale si serve nei suoi corsi sull'autostima e di geragogia. 
Pioniera delle consulenze online, dedicate a coloro che non possono raggiungere gli studi facilmente.
Specializzata in criminologia; organizza gruppi d'aiuto per chi subisce violenza o convivenze difficili, ed è consulente di studi legali per perizie psicologiche e criminologiche.
Specializzata in grafodiagnosi e successivamente in perizia grafotecnica. Svolge corsi di Grafologia sia per privati che per aziende. Collabora con diversi avvocati e con il tribunale di Milano per il quale è consulente di ufficio.
Collabora con centri culturali e università dedicate agli adulti e alla terza età
Esperta psicologa in ambito sportivo, collabora con diverse palestre, circuiti, organizzazioni sportive e riviste dedicate allo sport.
E' stata presentatrice e autrice di rubriche dedicate alla psicologia e alla grafologia per TeleNBC e Tele Cuore.

http://www.facebook.com/spaziopsichico

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