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Autodichia: il tappeto dell'apparenza

23 Gennaio 2017 di  Pacuvio Labeone

L'autodichia è solo il vertice di una piramide rovesciata sulla quale si regge tutto un sistema normativo interno, che non ha nessuna giustificazione giuridica in nessuna altra parte del mondo.

Autodichia: il tappeto dell'apparenza
Questo sito si è occupato di autodichia sin dal suo primo affacciarsi in Corte di cassazione, oltre tre anni fa. Non può quindi che accogliere con favore la pubblicazione del libro di Irene Testa Sotto il tappeto, Aracne editore, che dell’autodichia si occupa, appunto, rovistando sotto le apparenze.

Le apparenze, infatti, sono che si tratti solo di tribunalini interni alle Camere per decidere sui ricorsi di categorie coccolatissime di dipendenti: i commessi, le dattilografe, i funzionari, nonché il famoso barbiere di Montecitorio.

In realtà, Testa ci spiega che questo è solo il vertice di una piramide rovesciata: sulla punta delle forbici di quel barbiere si regge tutto un sistema normativo interno, che non ha nessuna giustificazione giuridica in nessuna altra parte del mondo. Da noi ce l’ha solo perché, dal 1988, ci sono quei tribunalini: come ai tempi del pretore peregrino nell’antica Roma, così ora, nel centro della Capitale, lo ius speciale esiste perché c’è solo un giudice interno autorizzato a conoscerlo.

Se domestico è il giudice, è “domestico” anche il diritto: e se è domestico il diritto, allora l’affitto può essere d’oro, il vitalizio può essere d’oro, il contributo ai gruppi parlamentari può essere d’oro, e via aurificando.

Quelli che restano indietro, in questa rincorsa, non sono solo o tanto i dipendenti, ma, quel che è peggio, sono i principi di buon andamento della pubblica amministrazione: senza la Corte dei conti, la spesa va fuori controllo, in tutti gli organi costituzionali. Il diritto alla conoscenza, funzionale all’affermazione dello Stato di diritto, richiede che su questa divaricazione – rispetto agli standard di buona condotta amministrativa – si faccia piena luce.

I radicali hanno scoperto - alla fine della vicenda umana di Pannella - il fronte giurisdizionale del danno erariale (a seguito dei costi che la legge Pinto e le condanne europee per carcerazioni inumane comportano per le casse dello Stato). Chissà se l’andare in direzione ostinatamente contraria, rifiutandosi di accedere alla richiesta del pdl Bernardini di riportare a regime gli ordinamenti settoriali, non sia destinato a produrre lo stesso effetto.
Pacuvio Labeone
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Pacuvio Labeone
Pacuvio Labeone
Informazioni sull'autore
Giureconsulto romano, amico di Giulio Cesare e discepolo di Servio Sulpicio Rufo del quale commentò gli Editti in un'opera che superò per importanza quella del suo maestro.
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