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Arabia Saudita

Al Qaeda recluta con un tweet

11 Aprile 2014 di  Hamza Boccolini

Un decreto del re saudita prevede 5 anni di carcere per chi parte per la Siria in nome della Jihad, la polizia oscura i siti internet ma non riesce a fermare i social network come Twitter.

Al Qaeda recluta con un tweet
Uno dei maggiori problemi che le autorità dell’Arabia Saudita sono state chiamate ad affrontare di recente è il fenomeno, in aumento, della partenza di giovani verso la Siria allo scopo di unirsi alle formazioni armate ribelli che combattono contro il regime di Bashar al Assad.

Il vero problema per Riad non è il fatto che propri uomini combattano in Siria, considerato che da sempre sostiene l’opposizione siriana, ma che la maggior parte di questi ragazzi decidano di entrare nelle due formazioni siriane vicine ad al Qaeda: il Fronte al Nusra e lo Stato islamico di Iraq e Siria (Isis). Questo fenomeno determina infatti un grosso pericolo potenziale per la sicurezza interna del paese, insito nel fatto che al termine del conflitto siriano ci saranno migliaia di giovani, reduci dalla guerra in Siria, che come quelli che in passato hanno combattuto in Afghanistan o in Iraq, ritorneranno prima o poi in patria con l’idea di continuare a sfogare la loro irrefrenabile voglia di violenza e di guerra compiendo attentati terroristici a casa propria.
 
E’ per questo che di recente il re saudita, Abdullah Bin Abdelaziz, ha emanato un decreto che prevede il carcere fino a cinque anni per tutti quei giovani partiti per compiere il Jihad in Siria. Il governo di Riad ha anche lanciato un ultimatum, dando due mesi di tempo a questi giovani per rientrare in patria pentiti ed evitare il carcere. Alla scadenza dell’ultimatum però sono ancora tanti quelli rimasti e in Siria mentre altri continuano ad essere reclutati. Per questo il secondo passo del governo saudita è stato quello di estirpare il male alla radice, cercando di colpire il veicolo maggiore di propaganda e reclutamento dei giovani al Jihad: internet. 
Si tratta però di una vecchia battaglia, perché da anni l’Ente saudita per le Telecomunicazioni è impegnato nella lotta ai forum jihadisti in internet, nei quali i terroristi si conoscono e si scambiano informazioni. Questi siti per anni sono stati oscurati in continuazione, in particolare per gli utenti presenti nel regno, eppure però la polizia postale di Riad si trova davanti ad un nuovo fenomeno che non riesce a contrastare e che forse non potrà mai sconfiggere: i social network.
 
Ultimamente infatti i terroristi islamici hanno abbandonato i forum su internet preferendo un nuovo mezzo per la propaganda e la comunicazione che è quello di Twitter. Questo social network è largamente usato da al Qaeda per il reclutamento dei giovani sauditi e per la diffusione della propaganda jihadista. Eppure molti specialisti arabi si chiedono: perché i terroristi hanno deciso di passare ad un mezzo attraverso il quale non si possono inviare messaggio più lunghi di 140 caratteri? La risposta è insita nei dati e nel boom di Twitter nel paese più conservatore tra i paesi arabi. E’ dal 2011 infatti che i giovani sauditi hanno iniziato ad usare questo social network. La cosa strana è che dal 2012 è cresciuto velocemente il numero di persone che lo ha usato, arrivando a toccare un incremento del 3 mila per cento. Questa notizia è arrivata subito ai capi di al Qaeda i quali uscivano da un periodo negativo, dovuto alla cattiva immagine che avevano dato di sé con una serie di attentati eseguiti nel paese.
 
I terroristi hanno deciso quindi di puntare subito ai 4 milioni di utenti sauditi di Twitter. Con questo strumento hanno deciso di rientrare con forza nella società saudita, facendo leva anche all’odio settario dei sunniti del paese nei confronti degli sciiti e sul fatto che l’Iran e le milizie sciite libanesi Hezbollah sono intervenute con forza nella guerra in Siria in sostegno al regime di Damasco. In questo modo ha dato vita ad una propaganda anti-sciita, basata sulla crisi siriana, che viene veicolata ogni giorno tramite Twitter. Nell’ultimo anno lo strumento si è rivelato particolarmente utile considerato che, a differenza dei forum jihadisti sul web, non può essere oscurato e se viene chiuso un account terrorista subito dopo ne spunta un altro con un nome leggermente diverso. La forza della propaganda rivolta ai sauditi non risiede solo nella facilità di reclutamento dei giovani, quanto nella possibilità di movimentare grosse quantità di denaro e di ottenere facili finanziamenti puntando sui ricchi emiri sensibili alla propaganda anti-sciita e filo jihadista. Per fare questo Twitter si sta rivelando il mezzo ideale e la sfida più difficile da vincere per le forze di sicurezza di Riad.
Hamza Boccolini
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Hamza Boccolini
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Informazioni sull'autore

Giornalista professionista, segue il mondo arabo per l’Agenzia Nova. Ha lavorato come capo servizio presso l’agenzia di stampa Aki – Adnkronos international, per la quale ha seguito le notizie diffuse dalle tv satellitari mediorientali, e prima ancora per l’agenzia Apcom. È stato docente di ‘Media nel mondo arabo’ per l’Università di Napoli l”Orientale’ e si è specializzato sui movimenti fondamentalisti islamici con un dottorato di ricerca all’Università di Parma. Ha vinto il premio Ischia per il giornalismo nel 2010 per i suoi articoli sulla galassia jihadista nel web. e nel 2013 il premio "Mare Nostrum Award" promosso dalla Grimaldi Lines per i reportage sulle autostrade del mare nel Mediterraneo, e il riconoscimento come "attore del partenariato tra Italia e Marocco" assegnato dall'ambasciata del Marocco.
In passato ha collaborato con diverse emittenti televisive e quotidiani come esperto di questioni mediorientali ed in particolare per le tv SkyTg24 e Canale Italia e per i giornali Libero, l’Indipendente e il Roma. Prima di diventare giornalista ha insegnato ‘Cultura islamica’ presso l’università degli Studi di Siena ed ha scritto pubblicazioni inerenti al mondo islamico come La vita del Profeta Muhammad (Di Salvo Editore 1999) L’Islam a Napoli (Intra Moenia editore 2002) Media e Oriente (Mursia Editore). E’ stato anche corrispondente per l’edizione araba della Bbc e France24.

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