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Amo’… che al cor gentil ratto (o zoccola) s’apprende

04 Maggio 2012 di 

Stralci dell’antropologia femminile nell’epoca del berlusconismo. Nomi da fumettone di provincia, Iris, Ines, Marystelle, Nicole, Ruby… Questo primo reality- feuilleton restituito dalla procura di Milano ha due tratti fondamentali: la sceneggiatura da Oscar e l'uso consapevole che le donne fanno del loro corpo con l’assimilazione totale del disprezzo verso se stesse.

Amo’… che al cor gentil ratto (o zoccola) s’apprende
“Non ho paura di niente. Avrò tanti soldi, la fama. Di che cazzo devo avere paura? Sto su tutti i giornali d'Italia...Sono l'amante di Silvio! (...) Su facebook tutti mi vogliono bene perché sanno che tra poco avrò un sacco di soldi. Silvio mi ha detto: ti do quanti soldi vuoi. Ti copro in oro. Mi dava 47 mila euro.. euro a settimana. Mi hanno chiamato a Matrix ho rifiutato. La Yespica mi ha detto “ sei la più famosa di noi tutte messe insieme, sei anche sul Time”. Lui è pazzo di me.” (il testo di una delle telefonate è correlato a questo articolo).

Questo dice Ruby ancora diciasettenne ai suoi amici che l'ascoltano più o meno esterrefatti. Ruby parla come una consumata manager della sua attività che va finalmente in porto.
E' sicuramente la più impressionante di tutte per la mancanza di consapevolezza, coscienza, senso della misura che caratterizzano la sua rapacità.

“Mi hai lasciato al freddo” dice a Berlusconi Nicole Minetti che esterna i suoi problemi di caldaia col Presidente del Consiglio il giorno della fiducia al governo, rivelando una spiccata passione per la politica.

“Se non mi chiama lo mando affanculo”, confessa a una delle tante ragazze alle quali Nicole “vuole bene”.
Perché lei si fa “in quattro per tutti”. E' una ragazza buona Nicole. Ha anche una sua scala di valori che condivide col fidanzato Simone che l'ha messa in guardia : “ me l'ha sempre detto di non fidarmi di quelle ragazze senza principi”. Quindi Nicole ha dei principi.

“Io voglio una casa più grande” dice Marysthell...
“Buongiorno sono Marystell Polanco volevo parlare col prefetto...da parte del presidente Berlusconi”.

“Siamo noi che abbiamo il coltello dalla parte del manico. Lui oggi c'è domani chissà...” Afferma con la giusta dose di realismo e una considerevole di cinismo Barbara Faggioli che si dice perfino infatuata di Papi. Nella compravendita sesso e favori c'è spazio per la morale e anche per un po' di sentimento. E' perfino il padre della Faggioli che tratta la figlia da scema perché non si è fatta ancora regalare la casa. “Basta ! io mi sto muovendo!” dice però a Minetti anche lei seccata perché Papi non la sta chiamando più. “Basta stare appresso a 'sta minchia e 'sta minchiona. Lo faccio sentire una merda. E le mie amiche che hanno un amante con due lire hanno avuto tutto.”

Questi gli stralci dell' antropologia femminile nell'epoca del berlusconismo. Nomi da fumettone di provincia, Iris, Ines, Marystelle, Nicole, Ruby ma tutte riassumibili sotto l'unico amo'...

Tuttavia, incredibile a dirsi, in questo florilegio tragicomico, giganteggia l'anziano Silvio. E' il più umano di tutti, è accondiscendente, generoso, premuroso: “ volevo vedere Colorado stasera” dice Marystell, “va bene, la vediamo giù la puntata”. Non dice mai no. Non si tira indietro. Rassicura, segue beghe cretine come si fa con le persone cui si vuole bene. In cambio vuole serate a casa sua e balletti deprimenti con abiti da universo erotico di provincia: la maestra, la suora, l'infermiera. Fino al versante gay che caratterizza sempre tutte le serate di Arcore: il calciatore. In cambio dà case, buste con soldi, protezione, posti a Medieset: “va bene, ora chiamo Pingitore” promette Berlusconi a Marystell che pensa non solo ai soldi ma anche alla carriera. Ed è perfino tenero quando parla dei suoi discorsi in parlamento alla Minetti chiaramente incapace di tenere il discorso. La consigliera regionale si limita solo a sottolineare “che roba”, “ gliel'hai fatta vedere” “Sì Fini è il peggio”... Berlusconi è contento così. Non vuole un confronto con una donna, si accontenta di un vago tifo da casalinga di provincia. Inoffensivo. Anche se poi non le dispiace una patina di cultura. Anzi ha la fissazione della laurea, come ogni buon papà. “ Punta sul francese e sulla laurea” dice Nicole a un'amica che ha fatto due mesi di corso estivo alla Sorbona per coinvolgerla a una delle serate.

Persa la patina della cronaca, questo primo reality- feuilleton del web restituito dalla procura di Milano, ha due tratti fondamentali.

Il primo che la sceneggiatura è da Oscar. Il grandioso film iraniano “La separazione” presenta le stesse caratteristiche, anche se i temi sono profondamente diversi: in continuazione lo spettatore è chiamato a cambiare punto di vista. Difficilmente si riesce a tenere una posizione per uno o per l'altro dei protagonisti. Sono tutti responsabili, e ognuno ha un suo lato umano, e una sua verità profonda, a volte condivisibile, a volte giustificabile.
Quello che emerge semmai è una mappa socio culturale del paese sulla quale vanno fatte riflessioni di diversa natura: dal potere, al ruolo delle donne certo, al peso dell'eredità femminista e post femminista, ma soprattutto sulla fine del desiderio, al ruolo del marketing, dell'educazione scolastica, al peso della religione passando attraverso la polverizzazione dei rapporti interpersonali. Per non parlare del moralismo: “ si è data da sola la patente di puttana”, osserva stupito Berlusconi su Ruby che denuncia l'amica per “induzione alla prostituzione”.

L'altro aspetto che emerge, e che aveva tanto fatto parlare i media all'epoca, è l'uso delle donne come se queste fossero esseri privi di volere.
E' semmai l'inverso da portare alla luce: l'uso, consapevole, che le donne fanno del loro corpo e della loro giovinezza. Soprattutto, ancora peggio, l'assimilazione totale del disprezzo verso se stesse. Nessuna di queste rivendica spazi per far valere le proprie competenze, nessuna è all'altezza di nulla, nessuna aspira a un'autonomia. Nessuna vuole fare niente. Vogliono occupare dei posti a qualsiasi titolo senza una passione particolare. Senza ambizione. Sgarbi potrà all'infinito dire che anche Sofia Loren ha fatto così. Solo che lei puntava a fare l'attrice. E l'ha fatta. Le olgettine sono tutte in uno stato di dipendenza totale da qualcuno che le vada a salvare, alla ricerca del protettore che le garantisca un futuro. Che quasi pretendono come dovuto. Qualcuna con degli squarci di coscienza militante “ guadagno in una sera quello che guadagna un'operaia in tre mesi. Ma io ho fatto questa scelta”.

E’ forse da qui che si deve ripartire, che il femminismo deve ripartire. Dall'uso che le donne scelgono di fare del proprio corpo. Che scelgono, appunto, e dalla mancanza di ambizioni.

Uniche vittime semmai, in questo quadro desolante, sono appunto tutte quelle che scelgono la libertà e si sottraggono a ogni forma di dipendenza dai protettori. Se questo è il sistema che si è consolidato, allora le libertà per le donne si sono ristrette fino al soffocamento totale.
Sabina Ambrogi
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Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

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