Settimanale di notizie, approfondimenti, opinioni, commenti di esperti e documenti integrali.

Follow Us

Lorella Zanardo: Occupy Rai

16 Giugno 2012 di 

Per la prima volta una candidatura al Cda della tv pubblica non viene dalla politica. Per la prima volta perfino Bersani si accorge che qualcosa è (potrebbe essere) cambiato. E il nome dell’autrice del web-documentario “Il corpo della donne” non arriva dalla rete ma attraverso la rete.

Lorella Zanardo: Occupy Rai
Perfino Bersani si è accorto di una società in cambiamento profondo. E quindi, anziché proporre per il Consiglio di Amministrazione Rai una rosa di nomi, magari anche femminili ma ben gestibili, si è lasciato convincere dalla “scelta dal basso” della società civile.
Sono partite nei giorni passati migliaia di lettere da Lettera 21 e Moveon. E la società civile avrebbe espresso le sue preferenze. Prima tra tutte Lorella Zanardo.

In realtà l'hanno scelta le donne in rete. Giacché moltissime donne non avendo appunto per sovrabbondanza di vallette uno spazio chiaro all'interno dei media, frequentano e si esprimono molto in rete. Che poi coincide anche con quello che sarebbe la vera comunicazione di oggi.
Si tratta di associazioni di vario genere e complessità, con delle differenze notevoli tra di esse, ma unitamente da anni ripetono: noi non siamo rappresentate da nessuna parte nei media, potreste per favore tenere conto dei cambiamenti sociali? E' possibile che vediamo solo vallette e poche altre? Perché fate vedere sempre gli stessi ruoli?
Proteste che in genere sfociavano in un convegno e in una bella dichiarazione di una ministra e qualche articolo sul moralismo.

E questo fino al web documentario “Il corpo delle donne” (potete vedere il documentario correlato a questo articolo, nella colonna a destra).

Come è noto a molti, Lorella Zanardo, proposta come membro del Cda Rai, ne è l'autrice . Trenta minuti di montato veloce delle immagini più salienti della televisione italiana e del modo in cui la donna viene rappresentata. Il testo è efficace e soprattutto non assertivo. Il suo è un domandare continuo a chi guarda: ma le donne sono così come ce le fanno vedere da almeno una trentina di anni?

La benvenuta liberalizzazione dei costumi avvenuta negli anni'70 diventata mano a mano monopolio del marketing si è trasformata in una sorta di imposizione pornografica alla quale aderire in caso di vendita di qualsiasi prodotto. Figurarsi in caso di Grande Fratello o derivati, trasmissioni appunto pensate per vendere cose. Che a loro volta si devono vendere agli investitori. Ma se per il sovrano ricco e potente erano previste grandi libertà, mai come negli ultimi dieci anni si è assistito a tanto controllo dei corpi - in particolare quello delle donne -   e della sessualità. Quindi: no all'eutanasia, no alle staminali, no ai matrimoni tra gay, no alla 194...Un controllo senza fine al quale fanno da sorprendente contraltare le indignazioni per il velo islamico considerato una forma di imposizione subita dalle musulmane. Il che potrebbe forse essere vero. Ma in realtà è diventata una scusa per ribadire l'intolleranza all'immigrazione. Altro fenomeno di controllo non indifferente esercitato sempre dal governo delle libertà.

Il documentario di Zanardo totalmente autofinanziato venne semplicemente caricato su internet. Era inoltre l'epoca delle ministre veline e delle feste di Arcore, e le reazioni all'epoca furono enormi. Sicuramente ci fu una grossa componente di tipo moralista proposta da Repubblica, ma che un Presidente del Consiglio lasciasse il paese alla deriva e inserisse nell'amministrazione della res pubblica i suoi sollazzi, da far pagare poi ai cittadini, questo sollevò una bolla di disgusto senza precedenti, in almeno metà paese. Gli argomenti a favore delle gesta di Berlusconi si risolvevano appunto in accusa di “moralismo”   e declinazioni del concetto, con punte fantasiose: “ chi non si compiace delle feste del capo non ama la bellezza”. E così via.

Il web documentario di Zanardo si inserì in questo contesto, e senza dirlo esplicitamente metteva in luce come anni di monopolio di immagini del corpo delle donne, sempre mostrate in una condizione di “vendita” o di adescamento ammiccante, avesse delle valenze politiche rilevanti.

E alla luce delle occupazioni di oggi nate per contrastare la nuova   mappatura delle privatizzazioni, l' immaginario nazionale non può più essere dominato dagli stessi argomenti gestiti dalle stesse persone. La candidatura di Lorella Zanardo è quindi perfettamente in linea con le istanze proposte dalla rete di occupazioni che si sta diffondendo nel mondo, e in Italia con le occupazioni dei teatri, in difesa della “ cultura bene comune”. Come l'acqua, come l'aria. Che non significa cancellare il “ consumatore” ma attraverso un orizzonte creativo diverso, individuare e intercettare i cambiamenti. E pertanto le immagini (prevalentemente femminili per la vendita)   non possono servire solo a multinazionali e a editori televisivi o cordate di varia natura con la sola preoccupazione di non irritare il Vaticano, che deve esercitare, appunto il suo, ennesimo, controllo.

Gad Lerner (la cui trasmissione non fa più del 3% ) invitò Lorella Zanardo a parlare del documentario che forniva un diverso ordine a quelle montagne di pezzi di carne, di sesso e di stupidità che stavano colonizzando in quei mesi il dibattito politico.

Il maggior merito dell'autrice però sta nell'aver fatto del suo successo un espediente di impegno civile che si concretizza, quotidianamente, nell'educazione alle immagini tv nelle scuole, oltre a animare un blog, “il corpo delle donne” tra i più seguiti in rete. La sua attività mira a portare gli adolescenti alla consapevolezza del messaggio di massa, in attesa che qualcosa cambi, che le multinazionali si rendano conto che ridurre un'immagine femminile alle sole parti sessuali non fa necessariamente vendere di più, che le energie e il desiderio che servono poi anche a comprare e consumare, non passano attraverso un'imposizione pornografica.

E' quindi precisamente il suo impegno in questo senso, che dura da anni, che ne hanno determinato il successo della candidatura.

I detrattori ovviamente non sono mancati. E non importa che ve ne siano, ma sono dei notevoli indicatori dello stato di malattia della nazione. Dei membri del Cda proposti, tutti meravigliosa espressione delle lottizzazioni e di ogni casta, l'unico nome che desta scandalo è proprio quello di Zanardo. Il Foglio il cui direttore sappiamo quanto poco tenga alla libertà delle donne tanto da aver fatto una battaglia politica contro l'aborto e una a favore di Berlusconi che paga minorenni, pubblica in prima pagina un lungo articolo di Guido Vitiello, che prima se la prende con la giornalista Marina Terragni, e critica il sostegno che dà alla candidatura di Zanardo nel suo blog, e poi se la prende con il documentario “Il corpo delle donne”, riproponendo ancora una volta il grande cavallo di battaglia della destra, cioè “ siete moralisti”, che è l'ultima delle aggettivazioni possibili per quel documentario che parlava di tutto fuorché di morale.   Guido Vitiello dice pure : “ il patto di genere non è un patto di genere perché il corpo (elettorale) delle donne non è stato scrutinato, e quel “ tutte per una” è un'annessione abusiva, una finzione retorica. Ergo il patto è degenere e ha a che fare semmai con fazioni, cordate...”.   Poi se la prende con la rete che la vota dicendo che è entità astratta. Verissimo. Senonché la candidatura di Zanardo non è fatta dalla rete ma attraverso la rete, da parte di associazioni di cui appunto il giornalista non può sapere nulla. La rete non è sempre un'entità astratta. Come nel caso delle primavere arabe, dietro, ha delle persone che hanno un impegno civile. E quindi è appunto un mezzo.

Non solo, se per la tv è possibile che si rappresenti un solo, due al massimo, modelli di donna, il Foglio, che riassume mirabilmente il panico di molti, non prevede affatto che una donna vada alla Rai a ricordare appunto la complessità dell'elettorato femminile, e della cittadinanza.
Sabina Ambrogi
© goleminformazione.it - riproduzione vietata
Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Video correlati

Articoli dell'approfondimento

In copertina sempre meglio una donna
Indignazione in Francia per la copertina dell'Express
Se non può essere nuda non resta che pescare negli stereotipi maschio-contro-femmina. L’importante è salvare la faccia buttandola in politica. In Francia l’ultima copertina dell’Express ha fatto discutere. In Italia l’Espresso sintetizza la crisi della Grecia con una bandiera dipinta sulla natica di una modella. E non si discute.
Lolite e baby gigolò nella pubblicità: di chi è la colpa?
C’è chi se la prende con i genitori dei bambini, chi con la rivista, altri con i pubblicitari che a loro volta si dicono disperati dalle richieste dei clienti. Così si dimentica il vero responsabile che pure si autodenuncia col suo nome scritto a lettere cubitali.
Odio razziale mascherato da femminismo (ipocrita)
Con la scusa di denunciare la condizione delle donne molestate per strada, il documentario “Femme de la Rue” che sbanca sui media francesi propaganda l’equazione “i ricchi non sono maschilisti, i poveri e gli immigrati sì”. Ma le associazioni per delinquere di stampo culturale fanno finta di non accorgersene.
Libertà sessuale e sfruttamento
A proposito di due vicende che hanno visto coinvolti due italiani in Tunisia, dell’omofobia nei Paesi musulmani, del turismo sessuale che per un terzo è gay ed è praticato principalmente dagli under 30 e delle donne che comprano i fidanzati.
Il corpo delle atlete
Competizioni, agonismo e sforzo atletico lasciano spesso il posto a primi piani su costumi e fondoschiena. De Coubertin sosteneva che “I Giochi Olimpici devono essere riservati agli uomini, le donne devono prima di tutto incoronare il vincitore”. Un secolo dopo qual è l’immagine che sta diffondendo Londra delle donne? Quella imposta dal meccanismo del marketing.
Sei incinta? Ti assumo
Primi casi in controtendenza negli Stati Uniti, il Paese che spende meno per i bambini e che non sempre garantisce il congedo per maternità. Brasile e Vietnam assicurano maggiori tutele. In Italia è Bankitalia a puntare sulle donne: un tasso di occupazione femminile del 60% innalzerebbe il Pil di 7 punti.
Le dimissioni di Minetti e la prostituzione del giornalismo italiano
Tutti le chiedono ma nessuno spiega perché. Fino a qualche mese fa il Pdl e Berlusconi consideravano la consigliera dalla bocca pneumatica persona di elevatissimo spessore culturale. Un caso da manuale che rivela rimozioni e complicità.
Il sesso utile delle giornaliste francesi
Quando i valori della famiglia sono politica e informazione. Dal neo presidente Hollande ai ministri del Lavoro e della Pubblica Istruzione passando per Strauss-Khan e le relazioni teoricamente segrete di Sarkozy.
Lorella Zanardo: Occupy Rai
Per la prima volta una candidatura al Cda della tv pubblica non viene dalla politica. Per la prima volta perfino Bersani si accorge che qualcosa è (potrebbe essere) cambiato. E il nome dell’autrice del web-documentario “Il corpo della donne” non arriva dalla rete ma attraverso la rete.
Beatrice Cenci, la giovane ribelle
Condannata per parricidio assieme ai fratelli, venne giustiziata a 22 anni. La morte del padre (autoritario e violento), le indagini e il processo ripercorsi attraverso la documentazione dell’Archivio Storico di Roma. Il dubbio su un verdetto voluto da papa Clemente VIII che acquisì così il patrimonio della famiglia nobiliare.
Amo’… che al cor gentil ratto (o zoccola) s’apprende
Stralci dell’antropologia femminile nell’epoca del berlusconismo. Nomi da fumettone di provincia, Iris, Ines, Marystelle, Nicole, Ruby… Questo primo reality- feuilleton restituito dalla procura di Milano ha due tratti fondamentali: la sceneggiatura da Oscar e l'uso consapevole che le donne fanno del loro corpo con l’assimilazione totale del disprezzo verso se stesse.
Le camicette a fiori: il programma di Marine Le Pen
I simboli sua religione, come il maquillage di Berlusconi e la canotta di Bossi, parlano molto di più dei suoi programmi: le camicette a fiorellini da Francia profonda, le rouche sovradimensionate affollate sotto il collo allentato e il sorriso infantile.
Le donne in politica ci sono… per fortuna
Della scarica di accuse a Rosi Mauro e delle frasi da epuratori etnici usciti dall'adunata di Bergamo si deve conservare per saggi di antropologia l'articolo del Foglio del 7 aprile: Ritratto del Capo nella sua isola delle femmine. Un racconto dell'Italia arcaica e arretrata non solo per i protagonisti ma soprattutto per l'opacità e l'acriticità dello sguardo di chi scrive.
Quanto è lontana l'Italia dai siti (sani) del sesso...
Non si contano neppure le ragazze che si pagano gli studi con le sex cam, prostituzione internet, come non si conta la fruizione di youporn. In Francia invece www.educationsexuelle.com è concepito da esperti per la sessualità degli adolescenti, destinato a genitori e ragazzi, corredato da70 video di approfondimenti con esperti e forum aperti.
Le femministe moraliste
La sciura Maria Luisa Agnese di Corriere.it. L'archivio di video della rubrica è un trattato di sociologia. Che dire del fenomeno della cantante Adele? Si chiede la giornalista: come avrà fatto a imporsi nello show biz così grassa?
La farfallina della politica che non vola mai
Lorenzo Calza disegnatore di “Julia” per Bonelli, e inventore di She, una donna problematica e complessa, ha giustamente ingrandito solo il dettaglio inguinale senza testa (che tanto non serve) di Belen e ha sostituito la farfalla con una svastica.
L’apartheid di Lego per le bambine
Il più tradizionale gioco del mondo inaugura le quote rosa e apre un “ghetto” fatto di cucine e saloni di bellezza tutti di mattoncini colorati.
Le indignate
Il ruolo centrale dei corpi delle donne nelle proteste in tutto il mondo e le risposte del mercato: la “Diesel” ha messo in commercio ginocchiere per praticare sesso orale senza provare dolore alle ginocchia. Si chiamano “Blowjob kneepads”.
Donna letterata? Meglio letterina
Riflessioni sull’articolo (provocazione?) che invita a togliere i libri alle donne per fare più figli e impedire l’immigrazione. Versione moderna della raccomandazione dei gerarchi fascisti: “chiavate e lasciatelo dentro”.
Il Ramadan via satellite e la libertà del corpo
Le ispezioni vaginali della polizia del Cairo suscitano meno scandalo della foto nuda che una ragazza egiziana ha pubblicato su Facebook in segno di protesta.
La maternità della Chiesa cattolica
Otto facciate dei quattro basamenti su cui poggiano le colonne dell’altare del Bernini in San Pietro, raffigurano i momenti salienti della gestazione. Fino al parto. Lo stemma di Urbano VIII, che commissionò l’opera, si gonfia come un ventre gravido.
Le scuse di Strauss Kahn e quelle di Berlusconi
Le differenze tra la porno-questione italiana e quella d’oltralpe. Uno non aveva un ruolo di guida del paese ma solo la velleità, non paga le prede, semplicemente ne approfitta e poi nega di averlo fatto. Si potrebbe dire che ha un maggiore senso dello Stato. L’altro dovrebbe invece servire il paese ma fa pagare alla collettività i suoi gusti sessuali e poi inchioda il parlamento a occuparsi della sua vita.
Terry De Nicolò e la favola delle api
Un film su questi ultimi anni di berlusconismo, a sua volta sintesi dell’ideologia neoliberista in salsa cattolica, dovrebbe iniziare con l’intervista alla escort Terry De Nicolò seguita dalla replica del direttore del Giornale Sallusti nella trasmissione “L’ultima parola”.
La diva chenoncè
Hatsune Miku, pop star di enorme successo in Giappone, ha 16 anni, è alta 1 metro e 58 centimetri e… non esiste. E’ figlia di un software e un’invenzione commerciale che affonda le radici nel tamagochi e che nasconde non poche insidie.
Miss Italia: le nuove cavie dell’industria
La violenza della manifestazione non ha limiti. Per le ragazze alle quali viene ipocritamente ripetuto che “sono belle lo stesso”, il “no” si trasforma in disperazione. Alcune piangono e si chiedono cosa c'è nei loro fianchi che non vada. In verità non si butta niente.
L'Italia dentro al burqa
Multa di 500 euro alla donna che indossa il velo e un anno di carcere a chi l’ha “costretta”. La proposta di legge sarà in aula a settembre. Occuparsi di “liberare le donne islamiche” evita all’opinione pubblica sempre più impaurita e confusa di pensare ai diritti delle donne che si stanno frantumando a velocità mai vista imbrigliati in questioni di lavoro.
Roma: il mistero buffo del vademecum antistupro
Il sindaco Gianni Alemanno con la scusa della sicurezza delle donne distribuisce un opuscolo pieno di pensierini elementari che incita alla caccia all’immigrato e all’acquisto di un prodotto di una società privata.
Pornopolitica: l’eclissi del desiderio
“Il godimento, il piacere, la soddisfazione stanno diventando un perverso piacere etico. Viviamo in una società dove ti devi sentire colpevole se non godi abbastanza. L'idea è quella di inventare se stessi continuamente”
Giovanna d’Arco e Barbie: se non ora, quando?
Mezzi di informazione e manifestazioni delle donne: tra resistenza patriarcale e arretratezza culturale dei media e della politica.

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin” e di Google Analytics. Clicca sul bottone "Accetto" o continua la navigazione per accettare. Maggiori informazioni