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Le scuse di Strauss Kahn e quelle di Berlusconi

30 Settembre 2011 di 

Le differenze tra la porno-questione italiana e quella d’oltralpe. Uno non aveva un ruolo di guida del paese ma solo la velleità, non paga le prede, semplicemente ne approfitta e poi nega di averlo fatto. Si potrebbe dire che ha un maggiore senso dello Stato. L’altro dovrebbe invece servire il paese ma fa pagare alla collettività i suoi gusti sessuali e poi inchioda il parlamento a occuparsi della sua vita.

Le scuse di Strauss Kahn e quelle di Berlusconi

Il giorno del voto per sfiduciare il ministro Romano accusato di collusione con la mafia, sui banchi del parlamento girava la vignetta di Vauro : “Il Pornostato di Patonza da Volpedo”. Il geniale disegnatore ha sostituito il popolo di lavoratori del noto quadro “ Il quarto stato”   di Pellizza da Volpedo con una truppa di pupe e vecchiardi nudi che avanza, guidati da Berlusconi.


L’attuale guazzabuglio pornografico, che include un parlamento che vota a favore di un ministro accusato di mafia, va osservato insieme alle immagini francesi di DSK (Dominique Strauss-Kahn) , non ultima quella legata in patria all’affaire Tristane Banon, giovane giornalista che lo accusa di tentata violenza. Accusa ovviamente respinta.

Strauss Kahn una volta scagionato è andato a cantare la sua verità negli studi della (per fortuna) tv commerciale TF1, in tutta serenità, davanti a Claire Chazal, giornalista amica intima di sua moglie.

La differenza tra i due pornocrati,  in Italia è stata immediatamente ravvisata nel fatto che l’uno ha chiesto scusa, mentre il nostro non ci pensa neppure.
Lidia Ravera sul Fatto ha esaltato la dignità di Strauss Kahn che sarebbe mancata a Berlusconi. Ma non solo lei, tutta la stampa, la tv e i siti nazionali che hanno parlato della sua apparizione in tv hanno parlato di “scuse ai francesi”.
In realtà si è solo scusato con la moglie, ha ammesso una “colpa morale” per via di un rapporto “inappropriato”, definizione sulla quale si potrebbe parlare a lungo, ha ammesso: “lo devo dire, ho mancato il mio appuntamento con i francesi che avevano visto in me la speranza del cambiamento”. Che però non è chiedere scusa. Si era solo scusato con l’ FMI e per nulla con il PS, le cui elezioni sono fortemente compromesse dalle sue vicende personali.
Ha così poco convinto che in Francia più d’uno ha sollevato la questione appunto delle mancate scuse e della “recita” patetica. La parlamentare PS Aurélie Filippetti sulla sua bacheca facebook ha scritto. “ se quello che devi dire non è meglio del silenzio, allora taci” . Non solo. Continua a non scusarsi anche con Tristane Banon, che l’ha trascinato in tribunale, negando le accuse della ragazza e ammettendo solo “il tentativo di un bacio”.

Così, la prima considerazione da fare è che siamo talmente schiacciati dal peso dell’arroganza nostrana e subiamo così tanto il potere, in qualsiasi forma, da trovare le manifestazioni dell’arroganza altrui preferibili alle nostre. Le troviamo perfino aggraziate. Né siamo in grado di distinguere le stimmate del potere malato e in decomposizione e di quanto si tratti di un processo che sta avvenendo su scala globale.
Certo DSK non era a capo del governo, ma aveva un ruolo e una responsabilità enormi che lo avrebbero dovuto tenere lontano da una “ colpa morale” , come ha definito la sua violenza. E esattamente come Berlusconi che sostiene che tutti mentono, DSK ha affermato che Diallo mentiva e tutti si sono sbagliati, compresi quelli che fanno dei ritratti sconvenienti della sua persona. Lo ha detto con una sicurezza recitata, studiata e patetica.

Ora dice di essere cambiato, tuttavia. Perché mai gli si dovrebbe credere?

La porno questione che invece riguarda la nostra porno politica è di natura diversa sicuramente. Per cui quando   la trasmissione Tv Talk , che pure di tv se ne intende, ha invitato Giuliano Ferrara a esprimersi circa le “scuse” avvenute in Francia e non in Italia il giornalista ha potuto sfoderare il peggio della comunicazione di destra: violenza, insulti, urla, minacce e bugie. Come si osa comparare un festoso gaudente come Berlusconi con uno sospettato di violenza? Infatti i due non sono comparabili. Uno non aveva un ruolo di guida del paese ma ne aveva solo la velleità, non paga le prede, né le fa pagare dai contribuenti. Semplicemente ne approfitta con disinvoltura e poi nega di averlo fatto. Si potrebbe dire che ha un maggiore senso dello stato e della res pubblica a dispetto di una condotta privata da uomo delle caverne.

L’altro dovrebbe invece servire il paese ma fa pagare alla collettività i suoi gusti sessuali personali, e poi inchioda un intero parlamento a occuparsi della sua vita a pagamento. Quindi comportamento sia pubblico che privato primitivo, aggravato da un’insicurezza personale devastante che lo spinge a non avere nessuna fiducia nella sua capacità. Pertanto compra.
In realtà tutto questo accade anche perché fa cose di cui lui per primo si vergogna.
Non ha mai affermato tranquillamente che, sì, effettivamente paga delle donne, le paga bene, gli piace brandire crocifissi, un po’ come fa la Lega contro gli immigrati, lui lo fa tra le tette della Minetti, preferisce le bambine, e ama “patonza che gira”, appunto, pezzi di organi a uso comune e godimento di soli privilegiati, staccati dal resto del corpo, esattamente come Sade e poi Pasolini hanno descritto alla perfezione.

In verità, precisamente il ruolo di Ferrara e della banda dei difensori di Berlusconi dovrebbe essere il vero oggetto di approfondimento nei talk show. Gruppi di persone che si sentono investite da uno strano dovere: difendere ciò che il loro stesso protetto nasconde e nega e ha sempre voluto nascondere, avendo appunto, lui per primo, gravi problemi di morale cattolica e non avendo alcuna idea di cosa sia libertà. Anzi imitando la stessa gestione dei corpi esercitata dalla Chiesa come modalità di gestione delle masse di fedeli.

La campagna di difesa dell’ipocrisia contrabbandata come difesa della privacy, esercitata con tenacia inossidabile dalla corte che va da Ferrara ( per nulla liberale quando si tratta di libertà delle donne e di gestione della maternità), a Stracquadanio, Sallusti e Santanché passando ovviamente per l’incredibile Carfagna costituisce il vero enigma.
Il comico francese François Morel dopo l’apparizione di Strauss Kahn in tv offre un ottimo spunto di interpretazione anche per noi. Si è soffermato sul sorriso della moglie di Strauss Kahn, Anne Sanclair, al quale dedica un magnifico poema recitato ai microfoni della sua trasmissione radiofonica “ 7/9” su France Inter.  
Anne Sinclair perché sorride? Si chiede François Morel.
“Presto si vedrà in tecnicolor un film sulla storia di un uomo potente inghiottito dalle sue mutande. Sarebbe un errore se se ne facesse il personaggio principale. Le sue motivazioni restano primitive e riproducono i gesti meno memorabili e più raso terra del maschio dal tempo delle caverne. No , il vero personaggio più importante, quello che porta il suo enigma e il mistero è lei, chiaramente. Il pubblico messo male dalla violenza economica e sociale di un mondo sempre più violento , guaderà incredulo l’attrice che interpreterà il suo ruolo... e si chiederà: ma perché sorride Anne Sinclair?”
Così noi dovremo solo chiedere ai servitori che continuano a difenderlo. Perché lo difendete? Sono loro i veri protagonisti della vicenda, come il sorriso di Anne Sinclair lo è di Strauss Kahn.
E quel sorriso enigmatico e inspiegabile che diventa una forma di indicibile violenza sta a DSK come il sorriso della Carfagna e tutte le ministre deputati e giornalisti da difesa sta a Berlusconi.

 

Sabina Ambrogi
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Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

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