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Giovanna d’Arco e Barbie: se non ora, quando?

15 Luglio 2011 di 

Mezzi di informazione e manifestazioni delle donne: tra resistenza patriarcale e arretratezza culturale dei media e della politica.

Giovanna d’Arco e Barbie: se non ora, quando?
Due episodi hanno incrinato ancora di più le fondamenta del berlusconismo: la manifestazione Se non ora quando che ha riempito le piazze italiane il 13 febbraio, e il suo seguito a Siena della settimana scorsa.


Come molti hanno detto, le piazze del 13 febbraio sono state “per la dignità delle donne”. Sarebbe più corretto dire che è stata la manifestazione di un sentimento nobilissimo e passato di moda come quello della vergogna. Aidòs, la chiamavano i greci. Vergogna per un universo taroccato che viene sistematicamente offerto alle donne italiane in cambio dello smantellamento del welfare. Vergogna per vecchi potenti che pagano bambine affamate di oggetti. Vergogna per le madri contente della prostituzione delle figlie con dei vecchi ricchi. Vergogna per il contrabbando tra la libertà di disporre del proprio corpo e il negoziato con la chiesa da parte dello Stato.

Una sorta di rigurgito collettivo che ha portato le donne a uscire dalla carta lucida imposta dalle   multinazionali e dai video televisivi e entrare con il proprio corpo nella piazza, segnando un passaggio fondamentale dall' audience alla cittadinanza.

Inoltre, la manifestazione di febbraio prima, e quella di Siena poi, ha saputo (e potuto) tirare le fila di   associazioni femminili di volontarie che lavorano da anni sul territorio, e che sono parte di una rete collaudatissima e funzionante su internet, arricchita dal lavoro di blogger.
Dove “essere in rete” significa condividere, mettendole in rete, una serie di azioni reali e non virtuali.

Anche se molte sono le critiche che potrebbero essere mosse al comitato organizzativo di Se non ora quando, il punto che importa qui è vedere in che modo il main stream media e politica sta recependo il fenomeno e in che modo la resistenza patriarcale si manifesta in tutta la sua arcaicità e inadeguatezza a capire i tempi e a capire quanta modernità ci sia proprio sia nelle piazze che nella rete.

Si fatica a capire una massa di persone appartenenti alla società civile immensamente più avanti rispetto a politica e ai media stessi. Solo che per una volta, le interpretazioni mediatiche farcite di luoghi comuni, rendono il fenomeno tanto più potente quanto meno viene capita la sua forza propulsiva.

Un esempio è stato Milano, dove non solo le donne hanno votato più degli uomini, ma hanno saputo fare rete, usare internet in modo fantastico, e coinvolgere persone insospettabili. Fino a pretendere una giunta di metà donne. Hanno determinato un passaggio fondamentale. Non solo. Si è anche passati dal ridicolo che se una donna è donna, deve essere per forza salvata. Se Moratti non vale, è stata fatta uscire di scena. Non si resta in un posto “in quanto donna”. Né lo si deve perdere perché donne, come avviene con le dimissioni di massa per le lavoratrici incinte.

In questo fermento, Repubblica on line con il suo milione di contatti al giorno, ricordava l'appuntamento a Siena, ma due centimetri più sotto proponeva ai suoi lettori una fotogallery di Miss Italia nel Mondo.

Le foto erano tratte dal programma andato in onda la sera prima su Rai Uno con Pupo che gridava “ Sei stata presa?” “ No”! “Sei stata presa ?” “Sì!”. Uno spettacolo di crudeltà sconfinata detta “gioco”, dove, viste anche le cifre di denaro che girano e le aspettative di realizzazione personale, le escluse sono davvero escluse per futilissimi motivi cioè la taglia, la lunghezza delle gambe, il naso la vita. Dettagli così, che però a quanto pare non riguardano Pupo. E neppure i parlamentari, o i membri del governo.

Sempre il quotidiano progressista, un paio di giorni dopo la manifestazione di Siena pubblicava una fotogallery con la prova costume di alcune dive. Sotto la fotografia delle dive quarantenni, questa era a didascalia: “malgrado i suoi quarant'anni è ancora in splendida forma”, oppure “malgrado i 47” o peggio ancora “ malgrado i suoi due figli”.

Una lettrice ha giustamente commentato sotto le foto “Ma scusate, scadiamo come il latte?”

Ovviamente anche il Corriere non è mai da meno, con le fotogallery delle “bellezze sugli spalti” e Melissa Satta sexy.

Ma la summa di questo strabismo pericolosissimo è stata la doppietta di manifesti Lui & Lei per le feste dell'Unità proposti dal Pd, che pure aveva avuto il suo gran bel ruolo, dichiarato o meno, nella manifestazioni in tutta Italia del 13 febbraio. Il maggiore partito di opposizione al regime berlusconiano ha dichiarato di non aver capito una sola delle istanze e delle ragioni della protesta dei milioni di donne e uomini scesi nelle piazze.   Una per tutte era la richiesta e il messaggio concreto di uscire dall'audience e di entrare finalmente nella cittadinanza.

Per “Lei” il Pd prevede dunque un paio di gambe nude e una gonna (rosa) al vento, per “Lui”, una metà di uomo con una cravatta al vento. La testa pensante è esclusa per entrambi: trattandosi di giovani, altri pensano al posto loro. Di loro c'è solo la sinneddoche. La parte per il tutto. Per la donna c'è il solito corpo spezzato e la parte sessualmente rilevante, tipico della pubblicità che ormai parla solo a se stessa, e contro la quale la società civile presente in rete da anni stila rapporti infuocati. Si esorta, si snocciolano dati, si firmano manifesti, si mandano mail alle multinazionali (fino a far ritirare campagne pubblicitarie milionarie), si rimanda a classifiche che ci vedono sempre più vicini al terzo mondo, ma i creativi del Pd hanno spiegato come solo un berlusconiano saprebbe: “quella era la citazione di Marilyn”.  

Per rappresentare il cambiamento ci si rifà dunque alla quintessenza della donna vittima dello star system e del potere maschile. Si può essere “icona” (parola sguainata immediatamente) e non comunicare un mondo condivisibile.

La foto per “Lui” rappresenta invece una cravatta al vento. Senza soffermarsi sulla simbologia fallica della cravatta perfettamente in linea con le gambette sul marciapiede della ragazza, va colto invece il richiamo al mondo del lavoro in azienda e in ufficio, cioè in tutti quei posti che si legano meravigliosamente al precariato e alla disoccupazione: la cravatta è quella del manager appunto che licenzia.

Così con due manifesti e in una volta sola, il Pd ha denunciato forte e chiaro al suo elettorato di non aver capito una sola delle centinaia di manifestazioni della società civile.

Ma il dopo manifestazione di Siena è stato ancora più ricco di spunti di arretratezza.

Il quotidiano Libero, ad esempio, affida a Mughini una riflessione con questo titolo:

L'ossessione per il Cav ha ucciso il femminismo.
Per il movimento rosa Silvio è il simbolo del maschio prevaricatore. Ma questo non c'entra con la vera dignità.

Giampiero Mughini snocciola e ammette una serie di problemi delle donne (come se questi riguardassero il ciclo mestruale e non il benessere sociale, perfino il suo) e poi affonda:

“a farla da padrone è la polemica contro il presidente del Consiglio e dunque il riferimento alla vicenda Ruby. Una vicenda la cui protagonista, permettetemi di dirlo brutalmente, non era una che traboccava di dignità femminile. Detto questo, i tribunali faranno il loro lavoro.”

Ora, si può anche decidere di fare dei commenti non andando di persona, ma internet era ed è ancora strapiena di video di riprese della manifestazione a Siena, con testimonianze dirette, interventi, contenuti, progetti, obiettivi. Forse non è mai stato nominato Berlusconi una sola volta. Certo, è difficile fare finta che non ci sia affatto visto che in lui coincidono l'intero centro destra, otto anni di governo e un ventennio di sottocultura televisiva in cui le donne hanno avuto il ruolo decorativo principale, fino a passare dalla tv all'amministrazione della res publica senza dismettere i panni di tappezzeria. Ma da vero moralista piccolo borghese il Mughini se la prende con Ruby, secondo lui, bambina poco degna, e non invece con un vecchio, capo di un governo molto poco degno che va con una bambina e la paga, anziché fornire alla società gli strumenti che non rendano ovvia la prostituzione, condannando inoltre un parlamento al ridicolo, e l'Italia a zero credibilità nel mondo.

Però è il Giornale al solito ad avere la palma dell'incapacità a capire i fenomeni di piazza:

“Donne, nuova manifestazione e vecchi slogan Camusso, Bindi e finiane: tutte contro il Cav

"Se non ora quando" secondo tempo, questa volta le donne anti Berlusconi si riuniscono a Siena per una tre giorni all'insegna dei diritti rosa. Bindi: "Le donne di sinistra imbarazzano il centro destra".

A parte la definizione “diritti rosa”, anche qui, come se si trattasse della stanzetta di Barbie e non di diritti di individui, pil e economia del paese, se c'è stato un altro tratto chiaro della manifestazione a Siena è stato appunto la messa in discussione delle donne leader della politica e del sindacato.

I veri applausi sono andati e continuano ad andare alla società civile e all' impegno sul campo, ai contenuti che questa esprime che sono almeno cento anni in avanti rispetto all'andazzo dei media Un dettaglio che pure sfugge agli inserzionisti (giornali e tv) che comunicano – male - all'80% dei loro stessi consumatori che sono appunto donne.

E' vero come dice il Giornale che in queste piazze si accavallano, talvolta, vecchi slogan. L'abilità del governo di Berlusconi è stata appunto quella di smantellare o mettere in crisi diritti che sembravano acquisiti, come la legge 194, ad esempio, facendo rispolverare, vecchi slogan da alternare con i nuovi. Come puntare al Quirinale.

Tuttavia, il vero polso della situazione lo forniscono i commenti postati sotto agli articoli dei due quotidiani di centro destra.

Ecco una selezione rappresentativa del pensiero del lettore di giornale di centro destra, quando non legge Chi (800 mila copie, quante il Corriere della Sera ). Il magazine dell'amico del premier Alfonso Signorini, ha ultimamente pubblicato le foto della Ministra Pari Opportunità al mare. Due foto, una con la scritta Lato A, l'altra, dettaglio sulle natiche e la scritta: Lato B.

COMMENTI tratti da Il Giornale e da Libero
(Non sono stati corretti né ortografia né sintassi)

1.
Forse le novelle "giovanna d'arco italiane, sono arrabbiate perché il cavaliere non le invita alle cene ad arcore?
2.
Ma non si sono vergognate di manifestare, la bindi,la turco e la camusso? quanti uomini si saranno spaventati vedendole dal vivo,in tv almeno le truccano...

3.
Per forza che a sx sono tutti gay e trans, con simili donne..........
4.
Già capita nel mondo animale!quando le femmine sono poche o poco disponibili(o sono dei cessi!),l'omossesualità indotta diventa una valvola di sfogo!
5.
Approfitto dell' argomento. le donne extracomunitarie vengono in italia e poco a poco si integrano e diventano come le nostre donne attuali: una più brutta dell'altra.
6.
La perrina,la camusso,la bindi,la turco( o"alla" turca )ma poi,siamo proprio sicuri che queste siano donne e non di travestiti come luxuria???io ho questo dubbio."se non ora quando"ce lo sveleranno??
7.
Ieri a siena vedendo le partecipanti si è capito perché a sinistra non si bungabungheggia.una volta si riteneva che le racchie erano almeno intelligenti. come sono cambiati i tempi!!
8.
Queste "incazzute femministe, sono diventate, pur d'inveire contro berlusconi delle ipocrite moraliste....hanno sempre osannato il libero amore e la libertà della gestione del loro organo genitale, mimandone addirittura la forma, come logo delle loro proteste, ora sono diventate delle suore trappiste...che disgusto, questa incoerenza ed ipocrisia...sono delle meretrici del loro pensiero!!!!
9.
Ancora esistono le femministe ? questo pseudo movimento post-sessantotto é completamente finito, in realtá esistono solo poche reduci, fanatiche e squilibrate che cercano di attirare l'attenzione gridando allo "stupro" e manifestando contro berlusconi.
10.
come sono cadute in basso ,povere donne ma lavorano codeste frustate , che vergogna, ma in fondo codeste sono pagate per andare in giro per le piazze fanno pena.

Al di là della violenza e del gran pastrocchio tra morale, diritti, etica, corpi, libertà e istituzioni che ricalca il linguaggio dei rappresentanti della maggioranza, il tratto ricorrente è appunto l'ossessione per il ruolo della donna che deve essere decorativo, rassicurante (e isterico) come quello che le è stato assegnato da anni di tv commerciale.

Qualsiasi donna che esca dallo status e dai canoni previsti per l'audience della tv commerciale, è brutta, ripugnante e causa anche dell'omosessualità maschile. Quest'ultima vissuta quindi come una colpa.

Il Tg1  non è stato da meno. Ha scelto direttamente di non parlarne.
Ha ritenuto più giusto usare ciò che fino ad oggi è servito a depoliticizzare l'elettorato: al posto delle duemila persone a Siena è stato mandato un servizio dalla Russia su una gara di donne che corrono con i tacchi a spillo.

Caterina Soffici su il Fatto Quotidiano on line ha ricordato questa ennesima omissione di Minzolini. I commenti dei lettori del Fatto non sono però stati affatto migliori di quelli del Giornale o di Libero. E ancora una volta tutti legati all'automatismo di donne che reagiscono uguale donne brutte. Al massimo si arriva a “donna con le palle”, tanto per annettere sempre l'intelligenza e la brillantezza agli attributi maschili.
Dare delle brutte a chi reagisce è stato un dispositivo e un argomento molto vincente nel berlusconismo, nella dittatura della bellezza formattata dal marketing e nella grande democratizzazione della pornografia cui stiamo assistendo.
Soprattuto è molto funzionante per le giovani generazioni che avrebbero, anche alla luce della nuova finanziaria ancora più ragioni per protestare e per creare i presupposti per la società futura.
Sabina Ambrogi
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Sabina Ambrogi
Sabina Ambrogi
Informazioni sull'autore

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. Collabora in Italia  con Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Manifesto (nella pagina Visioni). In Francia,  per  il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media , comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era  ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato scritto e condotto “Women in Red”  13 puntate  sulle  donne nei  media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana.

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