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Beni artistici negati

Valle d’Aosta. Gli archeoritardi

13 Settembre 2013 di 

La realizzazione del Parco di Saint Martin de Corléans, una delle più importanti testimonianze archeologiche dell’età preistorica in Italia, va avanti da 40 anni. Storia di un guinness, fra sprechi, errori di progettazione, ritardi e mancanza di fondi. Prosegue l’inchiesta di Golem sul patrimonio artistico negato.

Valle d’Aosta. Gli archeoritardi

Aosta conserva ancora oggi notevoli tracce del suo complesso passato. Frequentata a partire dall’età preistorica, ospitò a partire dal VI secolo a.C. la popolazione celtica dei Salassi che qui stabilirono la loro capitale Cordelia. Nel 25 a.C. questo popolo fu costretto alla resa da Aulo Terenzio Varrone Murena legato dell’Imperatore Augusto che, nei pressi della confluenza del torrente Buthier con il fiume Dora Baltea, decise di fondare una colonia a suo nome inviando tremila soldati delle corti pretoriane: Augusta Praetoria Salassorum.

La cittadella avrebbe dovuto garantire la percorribilità delle vie consolari che collegavano l'alta Italia con l'Europa nord occidentale.Caduto l'impero romano, la città subì numerose invasioni da parte di Burgundi, Ostrogoti, Bizantini e Franchi che la distrussero quasi completamente tanto che nel decimo secolo, dell’età romana rimanevano solo i monumenti imperiali ed alcuni resti di edifici privati. Dal X secolo al 1032 Aosta appartenne al Regno di Borgogna, caduto il quale passò sotto il controllo di Umberto di Biancamano, capostipite della dinastia dei Conti di Savoia sotto la cui sovranità rimase per circa nove secoli. Sotto i Savoia l’intera Valle d'Aosta ha goduto di notevole autonomia politica, confermata nel 1948 dalla promulgazione dello Statuto Speciale.


augustaAugusta praetoria salassorum
Aosta ha mantenuto  per diversi secoli le dimensioni della città romana tanto che l’attuale tessuto urbano conserva ancora, oltre a importanti monumenti, anche l’assetto conferito ad Augusta dai Romani. Si tenga presente che anche le opere idrauliche romane per l'adduzione e lo scolo delle acque sono state in uso fin quasi all'età moderna. La cittadella romana sintetizza infatti le migliori esperienze architettoniche della Roma imperiale: la pianta è rigorosamente rettangolare con l'asse maggiore parallelo all'andamento della valle, nell'ansa che precede l'incontro del torrente Buthier con la Dora. L'attuale via centrale è l'asse rettilineo del "decumanus maximus", quel tratto della strada delle Gallie che, proveniente da Roma, passava sotto l'Arco di Augusto e dalla Porta Praetoria e conduceva alla corrispondente porta occidentale. Sono queste testimonianze ad aver garantito, in epoca moderna, alla città di Aosta l’appellativo di “Roma delle Alpi”. La città era circondata completamente da una cinta muraria, oggi conservata per lunghi tratti, caratterizzata da bastioni alti 6,5 metri rafforzati all’interno da contrafforti e da venti torri, di cui dodici erano posizionate lungo il tracciato e due si trovavano a difesa di ciascuna delle quattro porte di accesso alla città.Le porte si trovano all'estremità delle vie principali, dette Decumanus Maximus e Cardus Maximus: sono la Porta Praetoria (la porta principale), la Porta Principalis Dextera, la Porta Principalis Sinistra e la Porta Decumana, che permettevano di entrare e uscire dalla città dai quattro punti cardinali.


pretoriaPorta Pretoria
La Porta Pretoria è la porta di ingresso orientale. E’ formata da due serie di archi, uno maggiore centrale e due minori laterali, che racchiudono una piazza d'armi. Su entrambi gli archi sono ancora visibili i camminatoi delle sentinelle. L'arco centrale e i due laterali, destinati rispettivamente al passaggio di carri e pedoni, erano originariamente chiusi da cancelli levatoi. La porta è costituita da blocchi di pietra fissati con ardesia frantumata estratta dal fondale della Dora Baltea. Sebbene le due torri difensive abbiano subito diversi rimaneggiamenti nel tempo, quella meridionale conserva ancora intatte alcune caratteristiche architettoniche romane. Alla sommità dell'arco centrale orientale nel medioevo fu costruita una cappella sotto la quale si trovava un forno per il pane.
Attualmente la Porta è al centro di violente polemiche a causa delle tre passerelle costruite nell’ambito dei lavori di restauro e valorizzazione de monumento e definite “orribili”, “uno scempio”, “un ammasso di ferro”. A marzo del 2008 la Giunta regionale approva lo studio di fattibilità per la valorizzazione di alcuni monumenti della città, denominato “Aosta est”, nei quali rientra anche l’area archeologica di Porta Pretoria. Due mesi dopo la Giunta inserisce questo intervento tra i progetti più importanti del documento “Strategia  unitaria regionale 2007-2013: linee guida per l’attivazione di progetti integrati”. Insomma, il progetto di valorizzazione di Porta Pretoria è previsto nel programma operativo “PorFesr” in base al quale si è deciso di procedere con lo scavo archeologico della Corte d’Armi, il restauro delle strutture messe in luce e la realizzazione degli allestimenti necessari per la fruizione, come passarelle e apparato didattico. Direttore dei lavori è Gaetano de Gattis, responsabile della Direzione restauro e valorizzazione della soprintendenza. Scopo primario dell’intervento era risolvere i problemi di conservazione del monumento le cui arcate, costituite da un conglomerato di origine fluviale, mostravano segni di progressiva erosione. Causa di questo degrado il continuo passaggio ravvicinato di uomini e animali, l’azione corrosiva del sale buttato in inverno e dell’acqua di risalita, gli effetti del gelo e del conseguente disgelo, la terra (circa due metri e mezzo in altezza) sedimentatasi in questi 2000 anni addosso agli elementi lapidei antichi che sostengono il monumento. Roberto Domaine, soprintendente ai beni ed alle attività culturali della Valle d’Aosta, a seguito delle violente polemiche è intervenuto spiegando che del progetto iniziale è stato portato a termine lo scavo archeologico, che ha permesso non solo la scoperta di un tratto di strada romana ma anche un approfondimento delle conoscenze dell’area. E’ stato altresì ultimato il restauro conservativo delle strutture. A non essere ancora stata completata, secondo il soprintendente, è la valorizzazione a scopo turistico – culturale che prevedeva un miglioramento della fruizione del monumento e la sua musealizzazione. A tal fine, proprio per mantenere la viabilità pedonale precedente all’intervento, si era deciso di realizzare tre passerelle per ricostituire il collegamento tra la zona esterna alla cinta muraria e quella interna. Alle accuse circa la “bruttezza” delle passerelle e in generale di tutto l’intervento, Domaine ha sottolineato che “la scelta dei materiali per le prstoria 2passerelle è stata dettata soprattutto da limiti di disponibilità economica, elemento che ha fortemente condizionato gli interventi attualmente in fase di realizzazione ma anche il completamento di quanto previsto nello studio di fattibilità iniziale. Infatti, con le somme a disposizione non è stato possibile, fra l'altro, dar corso alla progettazione e alla realizzazione della copertura dell'intero complesso monumentale. La realizzazione della copertura avrebbe permesso di utilizzare materiali trasparenti per la realizzazione delle ringhiere, meno impattanti ma più costosi. Senza copertura invece il materiale trasparente si sarebbe sporcato e avrebbe necessitato di continue puliture e quindi sarebbero aumentati i costi di gestione”. Domaine ha dichiarato che attraverso investimenti anche europei sarà possibile ultimare la valorizzazione, portando a termine quanto previsto dal piano di fattibilità, studiando un sistema di illuminazione dell’area e utilizzando materiali trasparenti per le ringhiere. A tal fine la Soprintendenza ha richiesto finanziamenti  da destinare alla realizzazione della copertura, a valere sul programma “Pos Fesr 2014-2010”. Le polemiche però sono continuate, soprattutto nei confronti dell’operato di Gaetano De Gattis Direttore dei lavori e responsabile della Direzione restauro e valorizzazione della soprintendenza, di Laurent Viérin l'ex assessore regionale all'istruzione e cultura reo di aver ideato l’intervento, e di Luigi Monteleone ed Attilio Acerbi gli imprenditori che stanno realizzando l’opera. Va detto che i lavori, la cui conclusione era prevista per marzo 2013, sono durati per tutta l’estate creando gravi disagi al transito e ai turisti. "Niente da fare, di qui proprio non si passa" ha dichiarato un disabile rimasto bloccato a fine giugno sulla passerella. Causa del blocco una curvatura 'strozzata' del passaggio, proprio di fronte all'ingresso dell'ufficio turistico, che ha reso impossibile il transito delle carrozzelle e costretto i disabili a lunghe deviazioni.  Il sindaco di Aosta Bruno Giordano ha subito precisato che "su quanto è stato fatto e su quanto si sta facendo nell'area della Porta Praetoria l'amministrazione comunale non può nulla essendo l'opera interamente a cura della Regione ".  Il Consiglio Comunale di Aosta boccia all’unanime l’opera. Per Iris Mirandi, esponente di Alpe, “l'idea originaria, sposata con grande interesse e favore del Consiglio e carica di aspettative, ha preso una direzione che deve far riflettere: quell'importantissimo lavoro di grandissimo valore culturale che avrebbe dovuto restituire al mondo la maestosità di un manufatto storico unico al mondo e perfettamente conservato, lo vede invece sommerso da un ammasso di ferro. Questa è stata una grossa occasione mancata ed è un affronto fatto ad quel manufatto e alla città”. L’Assessore alla Mobilità Stefano Borrelloha cercato di spiegare il ruolo che la Giunta comunale ha avuto nella questione indirizzando le responsabilità verso l’ex Assessore Laurent Viérin: “Questo progetto, il cui fattore estetico è una questione di gusti, è il risultato di una sommatoria di valutazioni che non hanno tenuto conto delle nostre. Questa amministrazione aveva sottolineato più volte l'importanza di quest'opera e della condivisione tra Regione, Giunta e consiglio comunale. Abbiamo parlato spesso con l'allora Assessore regionale dell'importanza di questo intervento e fatto riunioni con la Soprintendenza, organo preposto alla tutela dei beni monumentali e architettonici, con discussioni anche vivaci. Il Sindaco stesso chiedeva come fosse possibile valorizzare il sito sacrificandone la piazzetta antistante. Abbiamo cercato la condivisione, la chiarezza e il dialogo rispetto una scelta presa da un assessorato regionale. Abbiamo chiesto infatti che si venisse a spiegare anche al consiglio comunale queste scelte. Associare queste passerelle alla Giunta comunale sarebbe troppo facile. Io penso di poter dire in maniera serena che l'amministrazione comunale ha discusso e ascoltato le istanze sia di maggioranza che di minoranza e le ha portate in discussione agli organi competenti, che hanno fatto delle scelte”. Lapidico Vincenzo Caminiti di Stella Alpina: “La Porta Praetoria è veramente brutta, difficilmente si trovano in giro cose così”.

(Video realizzato da Aosta Oggi Tv  il 28\06\2013 http://www.youtube.com/watch?v=UIRTn54jlaw )


saint martinSaint Martin De Corléans
Nel 1969, durante alcuni scavi edilizi, viene individuato il sito megalitico di Saint Martin de Corléans. Una lunga campagna di scavo ha rilevato ben 22 strati (circa 4\6 metri di stratigrafia) e riportato alla luce tracce di attività cultuali e funerarie relative ad una civiltà sviluppatasi dalla prima età del Bronzo fino a quella medievale, epoca in cui viene edificata la chiesetta di Saint Martin. L’area, di circa 10000 mq distribuiti a nord e a sud della strada, rappresenta una delle più importanti testimonianze archeologiche dell’età preistorica in Italia. E’ stata definita megalitica per il rinvenimento di un allineamento di stele antropomorfe e menhir, e perché sede di riti legati al culto e alla sepoltura. Sono state trovate tombe a cista, stele antropomorfe finemente incise nonché tracce di un’aratura rituale seguita dalla semina di incisivi praticata prima dell’utilizzo del terreno con l’evidente intenzione di consacrare l’intera area. Gli studi hanno portato alla suddivisione in diverse fasi cronologiche. Alla prima (3000-2750 a.C.) andrebbero ascritti i pali allineati con funzione rituale, alla seconda (2800-2750 a.C.) le due serie di circa 40 stele antropomorfe, l'aratura di consacrazione della zona e i pozzi con semi e macine. Queste prime fasi corrispondono ai rituali delle entità che costituivano la società di allora: pastori e allevatori, agricoltori e fabbri. Alla terza fase (2700-2300 a.C.) quattro tombe megalitiche appartenenti a famiglie di alto rango ed allineate secondo connessioni astronomiche; alla quarta (2300-2000 a.C.) sono ascrivibili tombe dolmetiche e megalitiche; alla quinta (2100-1900 a.C.), una muraglia a secco con due campi arati. Nell’età del Ferro compaiono tombe a inumazioni contenenti elementi celtici e resti di palificazioni inerenti ad abitazioni. Alla fase romana appartiene un complesso rustico interpretabile come una villa, sito nella parte settentrionale, ed un’area sepolcrale nella parte opposta. L’area continuò ad essere utilizzata per usi abitativi e funerari per tutta l’età tardo antica (IV-V sec. d.C.). Nei documenti la chiesa di Saint Martin compare per la prima volta nel 1176.

saintIl Parco chiuso al pubblico
La Regione ha provveduto subito all’acquisizione dell’area, atto necessario per poter continuare le ricerche, ed ha progettato di comune accordo con la Soprintendenza un parco archeologico per proteggere, conservare ed esporre i ritrovamenti dell’era megalitica messi in luce dagli scavi. A 40 anni dal primo progetto, oggi il Parco archeologico non è ancora stato aperto. Il progetto, dell’importo di € 12.320.645,00, prevedeva la costruzione di un museo di due piani (circa 3000 mq), una grande copertura sui reperti siti a 4, 50 metri di profondità rispetto al piano di calpestio, una piazza con negozi e spazi destinati a giochi e spettacoli, una lanterna orizzontale trasparente che riproduce gli allineamenti cosmici dei manufatti e ha la funzione di illuminare il sito. Infine, un muro saettato, allusione al profilo delle montagne, con lo scopo di proteggere dal rumore del traffico. Il parco, i cui lavori sarebbero dovuti terminare nel 2011, non è ancora stato ultimato. Inoltre sembrerebbe che l’importo sia salito a circa 40 milioni di euro a cui vanno aggiunti altri 13 milioni per gli arredi. In questi anni numerose sono state le polemiche per quella che è considerata una delle grandi opere che stanno trasformando il volto della città. Già a dicembre 2010 la Giunta regionale aveva deciso di chiedere il risarcimento di circa 900 mila euro a Vittorio Francesco Valletti, l’architetto a capo del pool di professionisti incaricati della progettazione dell’area megalitica di Saint Martin de Corléans. La Regione all’epoca lamentò di aver dovuto riconoscere (delibera dell’8 agosto 2008) al “Consorzio cooperative costruzioni di Bologna”, soggetto affidatario dei lavori di realizzazione del parco, una somma di 880mila euro e una proroga di quasi otto mesi per l’ultimazione dei lavori. Tutto per far fronte ad “errori riscontrati nel progetto esecutivo” e con la conseguenza levitazione dei prezzi e dilazione dei tempi. Già nel 2009 il movimento di Beppe Grillo aveva presentato un dossier, trasmesso alla Corte dei Conti e alla Procura di Aosta, su quello che hanno definito “un parco sepolto da cemento e acciaio” e  ricco di errori già nella progettazione: “pilastri e altre strutture in fase di esecuzione finiscono, se realizzati, direttamente sui reperti o sulle aree di rispetto senza tener conto delle distanze, le rilevazioni delle quote stesse sono”. Nel 2012 le polemiche sono continuate circa la modifica del progetto per l’allestimento del Museo che ha previsto la realizzazione all'ultimo piano di un centro benessere al posto di attività commerciali, la chiusura del vano di ingresso previsto all’angolo tra via Mus e via Saint-Martin e un impianto con pannelli fotovoltaici sulla facciata e nel parcheggio. Una modifica ritenuta necessaria per “evitare di interferire con i negozi già presenti nella zona” ha ribadito l’assessore Borrello e che consente per Luca Mantione (Pdl) “ una migliore gestione energetica della struttura, che dovrà avere il più possibile autonomia per ridurre i costi di gestione”. Al contrario, Alpe ha definito il nuovo progetto “il pasticciaccio brutto di Saint Martin” in quanto una struttura così enorme non si integra nel tessuto urbano circostante e soffoca la piccola chiesa. A marzo 2013 il soprintendente Domaine  ha annunciato di aver chiesto “un finanziamento all’Unione Europea per completare la musealizzazione del sito. Il primo lotto comporterà una spesa di circa 6 milioni di euro. Non è possibile preventivare l’apertura al pubblico finchè non ultimeremo questo importante intervento per il quale mancano al momento i soldi”. “Dal punto di vista edilizio e urbanistico siamo in fase di collaudo” spiega l’architetto De Gattis “di un secondo progetto, relativo agli allestimenti museali, è pronta la parte esecutiva riferita ad una prima parte”. L’architetto ha garantito che a breve sarebbe stata ultimata l’illuminazione pubblica. A maggio l’annuncio: nel mese di settembre del 2015 sarà inaugurato il Parco archeologico di Saint-Martin-de-Corleans. L'esecuzione del primo lotto di lavori di allestimento della navata centrale e del centro di interpretazione del sito è stata approvata il 10 maggio dalla Giunta regionale: per l'intervento sono stati stanziati 6 milioni di euro, provenienti dai fondi del Por Fesr 2007/2013. "Entro luglio sarà approvato il progetto esecutivo” spiega De Gattis, Direttore dei lavori e responsabile della Direzione restauro e valorizzazione della soprintendenza “e i lavori, della durata di due anni, dovranno essere affidati entro la fine del 2013". Il progetto prevede la realizzazione di una grande navata di 46 metri e mezzo di luce e lunga circa 70 metri.  "Con questo primo lotto di opere” riferisce De Gattis “saranno completati gli allestimenti nelle due zone più importanti dell'area: il sito archeologico a sud di via Parigi,  con la tomba dolmenica sulla piattaforma triangolare e il museo storico, unico nel suo genere in Europa". Dal canto suo, il presidente della Giunta Augusto Rollandin spiega che "il Parco archeologico di Saint Martin de Corléans  rappresenta uno degli interventi più importanti nel panorama culturale urbanistico ed architettonico della regione. Oltre ad adempiere alla primaria funzione di tutela del sito, si propone quale elemento di riqualificazione e valorizzazione di un quartiere periferico e, al tempo stesso, quale polo culturale e di attrazione turistica di livello europeo''. Intanto gli anni passano e i soldi necessari alla realizzazione del parco continuano ad aumentare.

(19./Continua. Le precedenti puntate sono leggibili negli articoli correlati) 

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