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Beni culturali & lavoro

I lavoratori (donatori) della cultura

06 Dicembre 2014 di 

Il turismo culturale in Italia genera un volume di affari da un miliardo di euro che potrebbe essere incrementato. Governo e Comune di Roma però non investono e cercano di risparmiare sugli stipendi puntando sui volontari. La protesta di archeologi e professionisti del settore.

I lavoratori (donatori) della cultura




Le recenti quanto discutibili scelte politiche prese dal governo Renzi nell’ambito dei Beni culturali hanno scatenato l’ira dei professionisti del settore. Nei mesi passati tanto aveva fatto discutere il Concorso, bandito dalla Sovrintendenza Capitolina, per la ricerca di Associazioni di volontariato e Associazioni culturali per lo svolgimento di attività a titolo gratuito (quali supporto alla vigilanza, informazione, orientamento e accompagnamento) all’interno di musei, monumenti e siti archeologici. In sintesi un bando per sostituire custodi e personale di sala regolarmente retribuiti con volontari a costo zero. Poche settimane fa agli onori della cronaca era finito il neo progetto The Hidden Treasures of Rome siglato dal sindaco capitolino Ignazio Marino, grazie al quale circa 100 mila reperti archeologici custoditi nell’Antiquarium dei Musei Capitolini a breve saranno portati in America per essere studiati a costo zero dalle Università del posto. Dulcis in fundo, notizia della scorsa settimana, il protocollo d’intesa  firmato dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba per l’impiego di 2.000 volontari del Servizio Civile Nazionale nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale. L’impegno complessivo è di circa 11 milioni di euro, equamente ripartiti tra le due amministrazioni. Per Franceschini  si tratta del primo protocollo di un percorso di sperimentazione che risponde alla necessità di agevolare l’ingresso di giovani professionalità nel mondo del lavoro, dove potranno spendere le competenze acquisite nel corso dell’anno di servizio civile. Il sospetto ancora una volta è che le istituzioni non vogliano pagare i professionisti del settore, preferendo affidare la salvaguardia del nostro patrimonio culturale a individui non in possesso delle specifiche  competenze purché a costo zero. Le Associazioni degli archeologi (ANA e CIA) hanno subito chiesto un incontro con l’assessore alla Cultura di Roma capitale Giovanna Marinelli. Tre le richieste avanzate dalle Associazioni: il ritiro del bando per la ricerca di associazioni di volontariato, l’assunzione immediata dei vincitori del concorso del 2013\2014 che ancora sono in attesa, sensibilizzare Enel Green Power favorendo investimenti che coinvolgano professionisti italiani. Le risposte della Marinelli sono state deludenti: a parte promettere “un generico impegno” per la questione Enel, si è detta incompetente per il concorso del 2013\2014 demandando la questione all’assessore al Personale Nieri; ha invece affermato con decisione che riguardo il volontariato il Campidoglio intende andare avanti. Le Associazioni dei professionisti dei Beni Culturali hanno quindi indetto una protesta ufficiale. Dopo un sit-in tenutosi il 27 novembre in Campidoglio, Confassociazioni Beni Culturali ha coordinato la manifestazione “Cultura è lavoro” tenutasi il 29 novembre al Pantheon. Non solo archeologi, ma anche archivisti, storici dell’arte, restauratori, bibliotecari. Non solo professionisti, ma anche studenti. Tutti uniti per dire no alle politiche occupazionali del governo Renzi e chiedere un reale cambiamento di rotta nelle politiche culturali che restituisca dignità alla loro professione.

Precariato e fughe all’estero
Servono politiche di investimento e di occupazione in ogni settore dei beni culturali, invece le scelte ottuse e le finte riforme  operate attualmente dalle istituzioni non solo danneggiano il patrimonio nazionale, ma non creano offerte occupazionali concrete, favorendo invece la logica del massimo ribasso che offende e frustra migliaia di eccellenti professionisti. Precariato e fuga all’estero sono i risultati di questa politica miope. Per tutelare e valorizzare i beni culturali servono pianificazione e programmazione che, per poter essere realizzati, richiedono investimenti economici. “Al ministro Franceschini”, ha spiegato Salvo Barrano presidente dell’ANA e portavoce del Coordinamento Confassociazioni Beni Culturali, “ribadiamo che lo sviluppo per essere tale deve generare lavoro e ricchezza. Senza lavoro diventa solo un tirare a campare, magari assegnando qualche spiccio per qualche mese a qualche giovane. O Peggio: prendendo soldi dalla Cultura senza volerli reinvestire creando buona occupazione”.

I cahiers de doléances
Otto le richieste dei professionisti dei Beni Culturali: blocco di ogni nuova iniziativa formativa che non abbia una sicura ricaduta occupazionale, com’è accaduto per il bando “500 giovani per la cultura”. Assunzione immediata dei vincitori del concorso di Roma Capitale del 2013\2014 e proroga della validità della graduatoria per permettere in futuro l’assunzione degli idonei. Ritiro da parte del sindaco Marino del bando di ricerca di Associazioni di Volontariato e Associazioni culturali, perché dettato da una logica “al massimo ribasso” che rappresenta un impedimento a ogni prospettiva di rilancio e di miglioramento dei servizi, e perché l’avviso elude la normativa in materia di concorrenza e libero mercato (Codice degli Appalti art.152, comma 3). Riforma della normativa sugli appalti pubblici al fine di eliminare “il massimo ribasso” per gli interventi su beni culturali e garantire così qualità dell’intervento e giusta retribuzione dei lavoratori. Nuovo concorso pubblico per profili tecnico scientifici,fondamentale per sanare il sottodimensionamento del Mibact, in cui la selezione sia fatta sulla base di titoli, competenze certificate e esperienza. Apertura e rilancio dei servizi aggiuntivi bandendo nuove gare, favorendo la concorrenza e l’ingresso di nuovi soggetti al fine di migliore la qualità del servizio reso. Bisogna tenere presente che nel nostro Paese ogni anno arrivano circa  104 milioni di visitatori e introiti per 380 milioni di euro, che secondo le previsioni della Consip potrebbero salire a 2 miliardi nei prossimi anni. Il turismo culturale in Italia genera un volume di un miliardo di euro. Eppure le prospettive occupazionali non stanno al passo. Ferma opposizione alla recente riforma del Mibact che con le sue innovazioni, quale la creazione di tre nuove direzioni generali e 17 poli museali, ha sancito il trionfo della burocrazia rallentando gli interventi di vincolo e indebolendo le strutture della tutela. Richiesta al ministro Franceschini di emanare il Decreto previsto dalla legge del 22 luglio 2014 che ha istituito gli elenchi nazionali dei professionisti (da emanarsi entro sei mesi dall’approvazione della legge) e di convocare le associazioni professionali conformi alla normativa europea.  Alessandro Pintucci presidente della CIA ha voluto precisare che “non si è trattato di una manifestazione partita da temi locali, come qualcuno ha detto. Non va dimenticato che le scelte politiche culturali che riguardano Roma, che  da sola rappresenta il 20% del mercato nazionale, sono un laboratorio di ciò che si farà poi a livello nazionale”.

Scoperto il maggior bacino idrico della Roma imperiale
E’ notizia di questi giorni il rinvenimento a Roma, durante gli scavi archeologici condotti all’interno del cantiere per la Stazione San Giovanni della Metro C, di una grande vasca (35 metri di larghezza per 70 di lunghezza) foderata di coccio pesto idraulico che, nelle dimensioni oggi note, poteva conservare più di 4 milioni di litri d’acqua. E’ talmente grande che supera il perimetro del cantiere e non è stato possibile scoprirla interamente. Si tratterebbe del più grande bacino idrico della Roma Imperiale mai ritrovato. “E’ l’elemento di maggior interesse di un’azienda agricola di I secolo, la più vicina al centro di Roma che sia mai stata trovata” racconta Rossella Rea, responsabile scientifico degli scavi “la scoperta, oltre a fornire importanti dati storici su una zona poco conosciuta, ha portato alla luce reperti paleobotanici e materiale organico di grande interesse che hanno accertato in quell’area la presenza della prima coltivazione del pesco appena arrivato dal Medio Oriente. E ancora attrezzi agricoli e strumenti per la caccia, come le due frecce trovate sul fondo della vasca: aste di legno perfettamente conservate e una con la punta metallica ancora al suo posto, una rarità dovuta alle speciali condizioni di umidità e anossicità. Insomma, a scoprire e a scavare tutto questo sono stati degli archeologi. Senza il loro lavoro questa scoperta non sarebbe mai venuta alla luce oppure sarebbe stata volutamente tenuta sotto silenzio o peggio ancora distrutta. Il fine del lavoro degli archeologi e degli altri professionisti dei beni culturali è uno solo: la tutela del nostro patrimonio culturale. Tutela che le nostre istituzioni hanno deciso di affidare a dei semplici e sprovveduti volontari.

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