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La guerra dell'archeologia

Catania, parchi archeologici a rischio

15 Febbraio 2013 di 

Potrebbero essere soppressi quelli del sito greco-romano, delle Aci, del Calatino e del Simeto. La proposta è del sovrintendente, mentre la nuova giunta regionale lavora a un piano di rilancio. Prosegue l’inchiesta di Golem sul patrimonio negato.

Catania, parchi archeologici a rischio

«Giusto è che questa terra, di tante bellezze superba, alle genti si addìti e molto si ammiri, opulenta d'invidiati beni e ricca di nobili spiriti», scriveva Lucrezio nel De rerum natura del I secolo a.C. La Sicilia è la culla dei parchi archeologici. Sulla carta ce ne sono tantissimi. I parchi sono stati creati in base alla legge regionale 10 del 2000, e istituiti con decreto del luglio 2010, al fine sia di valorizzare e tutelare il patrimonio archeologico sia di promuovere e rilanciare il turismo. Sono considerati da molti un importante strumento di difesa contro la cementificazione e l’edilizia selvaggia che minacciano sempre più insistentemente il territorio.

Il decreto istitutivo prevede che i parchi diventino enti autonomi con un consiglio d'amministrazione, un comitato tecnico scientifico, un direttore e un bilancio proprio, e che sia eseguita una precisa perimetrazione al fine di indicare le differenti aree di tutela e di rispetto. Martedì 12 febbraio il giornale La Sicilia riporta una notizia che desta sconcerto tra l’opinione pubblica: i quattro parchi archeologici di Catania e provincia saranno soppressi su decisione di Vera Greco sovrintendente della città. A rischio chiusura sono il parco greco-romano cittadino, il parco delle Aci, quello del Calatino e quello del Simeto. Cerchiamo di capire cosa è successo. Sergio Gelardi, nominato dirigente generale dei beni culturali dal governatore regionale Rosario Crocetta, ha subito chiesto ai 9 sovrintendenti siciliani un parere sulla situazione dei parchi, nello specifico quali siano da confermare, quali da modificare, quali da aprire, per cercare di fare un punto sulla situazione del sistema parchi. I sovrintendenti, sentiti i dirigenti dei parchi, hanno espresso il proprio parere entro il termine stabilito.

 

Sicilia_1I poteri della soprintendenza
Le cose non sembrano essere andate così a Catania dove la sovrintendente Vera Greco, senza essersi prima consultata con i direttori degli stessi e senza aver accluso il parere del responsabile dell’unità operativa archeologica, avrebbe preso la decisione di sopprimere i parchi etnei “in quanto non sussistono le condizioni logistiche e i presupposti scientifici individuati dagli strumenti normativi vigenti”. Questa la motivazione adotta dalla Greco e riportata fedelmente nella lettera che Gelardi ha inviato a tutti i sovrintendenti. Molto criticata la scelta di non aver consultato i quattro dirigenti, gli stessi che ogni giorno si sforzano di fare funzionare i parchi di loro competenza sfruttando al meglio i 3000 euro annui che ricevono dalla Regione. Apprendere che una cifra così bassa sia destinata per gestione, valorizzazione e manutenzione di un parco archeologico lascia perplessi soprattutto se si considera che alcuni siti registrano annualmente incassi molto alti grazie a mostre, visite guidate ed eventi; è il caso del teatro greco romano di Catania che l’anno scorso avrebbe incassato circa “100 mila euro”, come riporta il giornale La Sicilia.

Sicilia_12Alla ricerca di fondi
Tornando ai dirigenti dei parchi etnei, è doveroso ricordare che alcuni di loro si sono impegnati duramente per ottenere finanziamenti e fondi, è il caso di Carmelo Di Stefano Dirigente del Parco della Valle dell'Aci e di Maria Grazia Branciforti Dirigente del Parco archeologico greco romano di Catania. La Branciforti è riuscita ad ottenere 2 milioni di euro per completare alcuni lavori e per avviare nuovi scavi. I parchi sono stati istituiti nel 2010 dall’allora dirigente dei beni culturali Gesualdo Campo, ex sovrintendente di Catania e uno dei sette dirigenti siciliani rimossi dal proprio incarico da Crocetta, in quanto all’epoca ritenne “ci fossero le condizioni sia logistiche che scientifiche per mantenerli” e perché “addolorato che la provincia ne fosse sprovveduta”. Sostiene di non voler fare polemica ma ci tiene a precisare che “la sovrintendente Vera Greco è un architetto, non un archeologo” e che sono proprio “le sovrintendenze uniche, un’anomalia tutta siciliana, a permettere che anche un amministrativo, senza titoli scientifici, possa ricoprire quel ruolo”. E pensare che in passato Campo fu accusato di aver istituito i parchi proprio per favorire la scalata di Vera Greco alla sovrintendenza. Censurate queste accuse come “balle e pura dietrologia”, l’ex dirigente dichiara che “a sparire dovrebbero essere le strutture intermedie, ma sempre regionali, create per promuovere i parchi archeologici e non i parchi in sé… In tempi di spendig review la Regione ha recepito una normativa nazionale secondo cui tutto quello che poteva essere gestito direttamente doveva essere accentrato, senza la creazione di nuovi enti”. Esattamente quello che è stato fatto nel 2010 da Campo, spiega lui stesso, “con la soddisfazione di vedere la normativa siciliana sui parchi archeologici ripresa come esempio dalla direttiva nazionale”.

Sicilia_13Sedici parchi archeologici e ventisei uffici
Geraldi intanto difende la sua decisione assumendosene la responsabilità e contestando l’istituzione fatta nel 2010 in quanto non avrebbe rispettato la legge. La normativa vigente infatti, che prevede l’istituzione di 16 parchi archeologici e di 26 uffici, impone una complessa e specifica procedura che non sarebbe stata eseguita. Il dirigente precisa che dal 2010 ad oggi sono stati creati solo due parchi, quelli di Naxos e di Imera, mentre il numero degli uffici archeologici è aumentato considerevolmente. Oltre a far notare che normalmente prima dovrebbe essere istituito il parco e poi gli uffici relativi, sottolinea che una simile organizzazione depotenzia la Sovrintendenza. E’ per questo motivo che ha ritenuto opportuno fare il punto della situazione. Spiega che la Greco ha preso la decisione di sopprimere i parchi etnei in quanto ritiene di maggiore convenienza economica una gestione diretta dei siti in questione da parte della Sovrintendenza. Quindi sopprimere i parchi non equivale a lasciare senza tutela alcuni siti, significa farli entrare sotto la gestione e tutela diretta da parte della Sovrintendenza territorialmente competente, esattamente come era prima dell'attuazione della legge del 2000. La proposta formulata da Geraldi, a seguito dei responsi avuti dai 9 sovrintendenti, non è definitiva in quanto deve ancora ricevere l’approvazione di assessore, giunta e presidente della Regione.

Il braccio di ferro fra Regione e Sovrintendenze
L’assessore ai beni culturali potrebbe anche decidere di ascoltare i direttori dei parchi soppressi e di conseguenza apportare, se ritenuto necessario, delle modifiche. Il dirigente spiega che a Catania città, data la forte urbanizzazione, sia sufficiente e più proficua una gestione da parte della sovrintendenza. Discorso diverso per Santa Venera al Pozzo ritenuto troppo piccolo per istituire un parco e dove peraltro esistono già vincoli di legge che proteggono l’aera dalla speculazione edilizia. Se la proposta di Gelardi dovesse essere approvata, “gli uffici soppressi passerebbero sotto la tutela della Sovrintendenza o dei Musei e i dirigenti potranno presentare la loro candidatura a incarichi adeguati alle loro competenze e ai loro titoli”. Insomma è chiaro che la nuova proposta mira a rafforzare il ruolo della Sovrintendenza, così come era prima della dirigenza di Campo. I giudizi sulla legge regionale 10\2000 sono contrastanti, tra i numerosi detrattori c’è chi la definisce “una delle peggiori leggi, in materia di personale, della storia dell’Autonomia siciliana” o il “provvedimento che ha creato in una notte circa 2 mila dirigenti regionali, dequalificando in questo modo la stessa dirigenza, trasformata in una baraonda alla continua ricerca di qualcosa da dirigere”.

Luci e ombre dell’autonomia
Interessante il giudizio di Sebastiano Tusa, Sovrintendente del Mare, sulla situazione dei beni culturali in Sicilia e secondo il quale “l'autonomia siciliana ha avuto un effetto positivo sul sistema dei Beni Culturali grazie alle ottime leggi ancora attuali che sanciscono l'unitarietà del bene e del "fatto" culturale. Tuttavia l'applicazione è stata sempre più carente e contraria ai principi normativi. La legge 10 ha dato il colpo di grazia annullando la specificità del ruolo tecnico. Il rilancio di Beni Culturali come vero motore dell'economia siciliana non può prescindere dalla rivalutazione dei ruoli tecnici. I Musei e i Parchi Archeologici debbono essere diretti da archeologi, le Gallerie dagli storici dell'arte, i Musei etno-antropologici dagli antropologi, i Musei interdisciplinari da valutare con equilibrio caso per caso garantendo la pienezza delle competenze. Nelle soprintendenze il soprintendente deve essere il primus inter pares, il coordinatore e non il capo indiscusso. Ciò non vuol dire garanzia di privilegi, ma assunzione di piena responsabilità sulla base delle competenze tecniche e non di rendite di posizione”. Simili dichiarazioni e quello che sta succedendo mostrano quanto sia complessa la situazione.


La Sicilia orientale
Soffermiamoci su questa parte di Sicilia. Rosario Romeo, vice presidente di Agriturist Catania Enna (associazione interprovinciale delle aziende agrituristiche delle province di Catania e Enna), sostiene che la Sicilia orientale sia penalizzata dall’assenza di adeguati collegamenti. Secondo l’associazione ogni anno si perde circa 1 milione di turisti e, calcolando che la spesa pro capite di un turista si aggira intorno agli 800 euro, annualmente si perde più di 1 miliardo di euro a danno delle aziende turistiche. Romeo sostiene che a differenza della zona di Trapani, dove il flusso turistico è aumentato considerevolmente grazie anche ai voli low cost della Rayanair, nella parte orientale dal 2008 al 2011 si è registrato un crollo del 40%. La speranza è che la nuova giunta regionale emani delle misure che favoriscano un aumento del flusso turistico, almeno ai livelli raggiunti prima della crisi.

La gestione privata dei musei
È del 9 febbraio la notizia che il governatore Rosario Crocetta, con l’appoggio della giunta regionale, ha emesso un documento di annullamento “per vizio di nullità” dei bandi di gara per la gestione dei servizi aggiuntivi nei musei e nelle aree archeologiche siciliane. La sua decisione riguarda anche le gare già aggiudicate e alla firma dei contratti: ha messo alla porta le società che avevano vinto gli appalti. Per servizi aggiuntivi si intendono bookshop, caffetterie, biglietterie e simili. E’ stato stimato che questa decisione abbia bloccato un giro di affari di 14 milioni di euro all’anno più 4 milioni di investimenti che sarebbero serviti per creare nuovi servizi in alcuni dei siti archeologici più importanti dell’isola. Tra gli appalti bloccati spicca quello del lotto della provincia di Agrigento, comprendente i servizi della Valle dei Templi, il museo regionale, la casa di Pirandello e l’aera archeologica di Eraclea Minoa. Crocetta è intenzionato ad affidare i servizi alla Sas, una società regionale che ha inglobato Biosphera, Multiservizi e Beni Culturali Spa.

Sicilia_14Un’accusa da 19 milioni di euro
Alla base di questa coraggiosa decisione stanno i numerosi contenziosi che la Regione ha con le società che in precedenza hanno amministrato alcuni di questi siti ed il conseguente ed ingente danno economico. È probabile che un certo peso abbia avuto il recente scandalo che ha coinvolto la società Novamusa. Vediamo cosa è successo. Lo scorso novembre a Bracciano la guardia di finanza arresta per peculato Gaetano Mercadante con l’accusa di essersi impossessato di 19 milioni di euro, incassati con l’emissione di biglietti per l’ingresso a siti archeologici e monumentali siciliani la cui riscossione degli incassi era gestita all’epoca da Novamusa, di cui l’arrestato è capo legale rappresentante. L’indagato aveva avuto la concessione di alcuni servizi aggiuntivi, tra cui la vendita dei biglietti d’ingresso, nel 2003 dall’assessorato regionale ai beni culturali. La concessione disciplinava, tra l'altro, la gestione degli introiti di biglietteria, per la quale era stato stabilito l'obbligo da parte del concessionario di versare le somme incassate e decurtate dall'aggio, alla Regione Sicilia (70%) e ai Comuni (30%) nei cui territori ricadono i siti di interesse culturale. Novamusa gestiva 24 tra i più noti siti siciliani visitati ogni anno da migliaia di visitatori e situati nelle province di Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani, come il Teatro Antico di Taormina, i musei archeologici di Messina, Siracusa, Trapani, le aree archeologiche di Segesta e Selinunte. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto Amelia Luise, è partita da un esposto alla Corte dei Conti dell’ex dirigente dei beni culturali Romeo Palma che nel 2008 denunciò ingenti ammanchi di denaro e il comportamento dell’allora assessore Antinoro che, appena insediato, chiese a Palma di sospendere il procedimento per la decadenza della concessione già avviato nei confronti di Novamusa e rinnovò l’appalto a Mercadante per altri 4 anni. Secondo Palma già nel 2008 il debito di Novamusa nei confronti di Regione e Comune ammontava a 12 milioni di euro. Questi ammanchi sono stati giustificati dal concessionario come rimborso delle spese sostenute per la realizzazione delle infrastrutture necessarie per la gestione dei servizi aggiuntivi. Gli inquirenti parlano invece di concessioni “lacunose”, di assenza di analisi di fattibilità e soprattutto denunciano che i controlli sui biglietti non venivano fatti perchè, come già evidenziato da Palma, non furono mai stampati dei ticket dalla Regione e tutto venne demandato all’obbligo di autodenuncia da parte del concessionario. Le indagini della Guardia di finanza proseguono e non si escludono altri reati compiuti da Mercadante nè il concorso di altre persone nel portare avanti la truffa. Per il gip Marina Petruzzella, che ha firmato l’ordinanza, “le degenerazioni delle condotte di appropriazioni di Mercadante poterono essere commesse col pretesto di una deresponsabilizzante non chiarezza degli accordi stipulati e degli obblighi imposti nelle convenzioni con la Regione, quindi grazie anche a una predisposizione di un sistema caotico che prestava il fianco a simili situazioni”. Intanto, a dicembre 2012, il tribunale del riesame di Palermo ha disposto la scarcerazione di Gaetano Mercadante perché, secondo i giudici del riesame, mancano le esigenze cautelari. L’imprenditore, che vive nel Lazio, è tornato libero. La decisione di Crocetta sembra rispondere anche alla richiesta di una soluzione avanzata a metà gennaio da Stefano Gugliotta, segretario Filacams CGIL Siracusa, il quale aveva denunciato che la sostituzione del personale “altamente qualificato” di Novamusa, estromesso dai servizi di competenza, con personale interno alle Soprintendenze regionali aveva creato grandi disservizi, come quello capitato a 50 turisti del Touring Club Italiano che giunti al Castello Maniace per visitarlo avevano trovato il cancello sbarrato.
Oltre a “mettere fine alla privatizzazione selvaggia di musei e aree archeologiche” Crocetta ha chiarito che uno dei suoi obiettivi è quello di bloccare la speculazione edilizia selvaggia, a tal fine si adopererà affinchè Portella delle Ginestre diventi un sito culturale e quindi un luogo non edificabile.


Sicilia_15In fumo due milioni di euro stanziati dall’Unione europea
A ottobre, poco prima dell’elezione della nuova giunta regionale, è arrivata un’altra brutta notizia che segna una grande sconfitta per il territorio, per lo sviluppo e per il lavoro in Sicilia. Salvo Baio, presidente del Consorzio universitario Archimede, denuncia la perdita di 2 miliardi di euro stanziati dall’Unione europea, nella programmazione 2007-2013, destinati alla valorizzazione dei beni culturali per attrarre il turismo (Poin “Attrattori Culturali, Naturali e Turismo”). 400 milioni erano destinati ai 5 siti Unesco: Valle dei templi, Eolie, Piazza Armerina, Val di Noto e Siracusa-Ortigia-Pantalica. Baio incolpa Regione, Comuni e Soprintendenze, rei di non aver realizzato gli strumenti necessari per ottenere questi fondi, primi tra tutti i Piani di gestione dei siti Unesco. Il rischio ora è la revoca del riconoscimento Unesco per i siti che ne sono privi. E pensare che proprio a ottobre una missione di valutazione tecnica, guidata dal geografo tedesco Bastian Bertzky, era sull’Etna per valutare la possibile candidatura del vulcano a Patrimonio dell'Umanità. Il presidente del Consorzio sostiene che sono andati persi anche i fondi europei che ogni anni il Ministero dei Beni Culturali mette a disposizione per i siti Unesco e quelli previsti dai programmi operativi del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (Pofesr). Nulla è servito il monito arrivato a giugno dal commissario Unesco Ray Bondin il quale aveva dichiarato che “occorre da tempo che nei luoghi protetti dall'Unesco vengano applicate le linee imposte dai piani di gestione, che riguardano: valorizzazione, fruizione del bene, diffusione della cultura classica, servizi di accoglienza turistica, oggi assai carenti, e altro ancora. Di tutto questo purtroppo oggi in Sicilia non c'è nulla. Senza i piani salta tutto, comprese le nuove opportunità di lavoro professionale”. A fine gennaio è arrivato un comunicato dal ministro per la Coesione territoriale nel quale si dice che il programma “Attrattori culturali, naturali e turismo”, non avendo raggiunto per il 2012 gli obiettivi fissati e avendo dovuto restituire risorse a Bruxelles (33,3 milioni di euro), è stato complessivamente ripensato, con l’accordo e il lavoro comune di Stato e Regioni, affinchè funzioni con tempi certi, metodi nuovi e criteri più snelli (http://www.coesioneterritoriale.gov.it/poin-attrattori-conferenza-stampa-30-gennaio-2013/).


Sicilia_16In auto nel Teatro greco di Siracusa
Il 12 ottobre a Siracusa si è svolta la gara automobilistica Targa Florio i cui partecipanti, secondo quanto pubblicizzato dagli organizzatori, hanno avuto l’occasione “di arrivare con l’auto sino alle rovine del teatro greco attraversando il Parco di Neapolis”. Inutile ricordare che Siracusa è città Unesco. E’ utile invece sottolineare la gravità di quello che è successo. Accesi i motori, si sono accese le polemiche. Le macchine infatti, dopo aver attraversato il parco, hanno sfilato nell’antico teatro greco della città trasformando “il palco di pietra in una pista automobilistica”. Questa la denuncia di Flavia Zisa, archeologa e docente all’Università Kore di Enna. Per Giuseppe Patti, ambientalista dei Verdi, è incredibile che la Soprintendenza ente di tutela del teatro, uno dei più celebri al mondo e simbolo tanto dell’arte antica quanto della città di Siracusa, abbia autorizzato “un simile indecoroso e umiliante spettacolo”. Simili eventi rischiano infatti di danneggiare i monumenti. Molti turisti si sono lamentati di non aver potuto visitare il monumento, nonostante avessero comprato il biglietto, perché chiuso durante la manifestazione. Il fatto ha smosso l’opinione pubblica, nazionale e non, a tal punto che sono state chieste le dimissioni dei responsabili ed è stata avviata una raccolta firme a difesa del monumento.

(11./Continua. In allegato le puntate precedenti)

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