Settimanale di notizie, approfondimenti, opinioni, commenti di esperti e documenti integrali.

Follow Us

Roma, monumenti allagati

L’Ara Pacis della discordia

29 Novembre 2013 di 

La copertura non regge all’impeto della pioggia e il monumento augusteo finisce in ammollo. Stessa sorte per le fondamenta del Tempio di Giove e la sala degli Orazi e Curiazi dove nel 1957 furono firmati i Trattati di Roma e nel 2004 fu sottoscritta la Costituzione per l’Europa.

L’Ara Pacis della discordia

"Quando tornai a Roma dalla Gallia e dalla Spagna, sotto il consolato di Tiberio Nerone e Publio Quintilio, portate felicemente a termine le imprese in quelle province, il Senato decretò che si dovesse consacrare un'ara alla Pace augustea nel Campo Marzio e ordinò che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero ogni anno un sacrificio".

Così Augusto nelle Res Gestae ricorda la volontà del Senato di dedicargli un altare alla Pace, a seguito delle vittoriose imprese compiute tra il 16 e il 13 a.C. che sancirono l'assoggettamento dei Reti e dei Vindelici, il controllo dei valichi alpini, la pacificazione della Spagna, e permisero sia la fondazione di nuove colonie che l'imposizione di nuovi tributi. L’Ara Pacis fu inaugurata il 9 a.C. nel Campo Marzio settentrionale, luogo a cui Augusto aveva già scelto di affidare la sua memoria facendovi costruire la sua tomba, il Mausoleo, e un grande orologio solare, il Solarium Augusti. Ristrutturata negli scorsi anni suscitando lunghi strascichi polemici, il monumento si è ritrovato completamente bagnato in seguito alle piogge torrenziali che una settimana fa si sono abbattute sulla capitale.

MausoleoIl Mausoleo di Augusto, una piscina a cielo aperto
Il Campo Marzio era un luogo molto importante per i romani in quanto legato al culto del dio Marte ma soprattutto perché qui secondo la tradizione era avvenuta la morte e apoteosi di Romolo. Era inoltre il luogo deputato alle manovre dell'esercito e della cavalleria. Eppure questo monumento, eretto alla Pace, di pace ne ha avuta ben poca. Nei decenni successivi nell'area si determinò infatti un inarrestabile innalzamento di quota, dovuto in gran parte agli straripamenti del Tevere, che causò l’interramento dell’intera area e quindi anche dell’Ara Pacis. Per più di un millennio del monumento se ne perse la memoria. La prima notizia dell'altare, riaffiorato dalle fondamenta di palazzo Fiano-Almagià di via in Lucina, è costituita da un'incisione di Agostino Veneziano del 1536. Da questo momento inizia il recupero dell'Altare che, tra ritrovamenti fortuiti e scavi mirati, si conclude solo nel 1938. Quattro lunghi secoli per ricomporre il monumento. Fu durante lo scavo che si decise di ricostruire il monumento. Scartata l'ipotesi di ricomporlo in situ, scelta questa che avrebbe comportato la demolizione di palazzo Fiano-Almagià, Mussolini ne ordinò la ricostruzione nei pressi del Mausoleo di Augusto, "sotto un porticato" tra via di Ripetta e il Lungotevere: la teca progettata da Morpurgo. La ricostruzione durò un anno e mezzo. Il progetto definitivo della teca fu semplificato, in fase esecutiva, a causa di un ritardo nella realizzazione dei lavori. Morpurgo accettò la variazione con la promessa, da parte del Governatorato, che dopo l’inaugurazione si sarebbe rimesso mano alla teca. La promessa rimarrà irrealizzata.

Il progetto Meier e le polemiche
Durante la guerra le vetrate furono rimosse e il monumento protetto da sacchetti di pozzolana, sostituiti in seguito da un muro paraschegge. Solamente nel 1970 il muro fu smontato e la teca ripristinata. Negli anni Ottanta si è proceduto al primo restauro sistematico del monumento ma già a metà degli anni Novanta  l’insorgere di nuovi problemi causati da escursione termica e inquinamento da traffico ha convinto il Comune di Roma, e l’allora sindaco Francesco Rutelli, a costruire un nuovo padiglione dal momento che fu ritenuto impossibile adeguare la teca esistente. Nei fatti è stato costruito un nuovo complesso museale il cui progetto è stato redatto dallo studio statunitense Richard Meier & Partners Architects. I lavori sono durati sette anni. Il 21 aprile del 2006 il sindaco Valter Veltroni inaugura l’opera proclamando: “Oggi restituiamo ai cittadini romani e di tutto il mondo questo splendido monumento finalmente messo in sicurezza. Un progetto molto discusso, così come sono molto discusse tutte le grandi opere architettoniche ma che si inserisce in un più ampio piano di riqualificazione di questa parte della città”. Del vecchio padiglione di Morpurgo è rimasto solo il muro delle Res Gestae, su via Ripetta. Sul sito ufficiale del monumento si legge che per il nuovo complesso sono stati utilizzati “materie prime e impianti di assoluta qualità. Il vetro temperato che racchiude l'Ara è composto da due strati separati da una intercapedine di gas argon e dotati di uno strato di ioni di metallo nobile per il filtraggio dei raggi luminosi. La sua tecnologia si spinge al limite delle attuali possibilità tecniche”. La copertura è un gioco sopraffino di pannelli di vetro. E ancora, sofisticati impianti di climatizzazione e di circolazione dell’aria, un sistema a pannelli radianti Seppelfricke SD, illuminazione con  accessori anti-abbagliamento, filtri per la resa del colore e lenti che circoscrivono e modulano la distribuzione del fascio luminoso in relazione alle caratteristiche delle opere esposte. Eppure da subito sono state mosse feroci polemiche. “L’opera non ci piace assolutamente” aveva dichiarato Adriano Angelini, presidente del comitato di quartiere «Il Tridente» “Lo abbiamo detto fino dall’inizio. Il lavoro dell’architetto americano è di stampo troppo moderno, non si integra assolutamente con il centro di Roma”. Dello stesso parere Italia Nostra che definì il progetto “fuori scala nel contesto, per di più nasconde sia il Mausoleo di Augusto che le chiese di San Rocco e San Girolamo”. Sotto accusa anche i costi dell’opera che dagli iniziali 6 milioni di euro sarebbero lievitati “ufficialmente” a 13 milioni, Italia Nostra ha invece parlato di circa 17 milioni. Sarebbero stati i ritrovamenti archeologici a costringere a numerose e costose variazioni in corso d’opera. Per molti, solo soldi buttati per costruire “una pompa di benzina”, “uno scempio e fare contento l'ennesimo architetto straniero”. Marco Marsilio, attuale portavoce di Fratelli d’Italia, denunciò che i lavori erano stati affidati da Rutelli senza un regolare concorso e che il sindaco aveva garantito che sarebbero durati uno o due anni.

Sette anni dopo, l’acqua piovana
A distanza di sette anni, in questi giorni si sono riaccese le polemiche intorno all’Ara Pacis. Questa volta ad accendere gli animi sono stati i danni causati dalle piogge della scorsa settimana. La copertura sembra non aver retto all’impeto della pioggia. Le infiltrazioni sono cadute sui preziosi rilievi marmorei, allagando sia gli spazi interni del recinto che la sala esterna. L’allarme è scattato la mattina. Il museo è stato subito chiuso. Sul monumento sono stati attaccati dei teli impermeabili per far scolare l’acqua direttamente dentro secchi, scelta questa che ha fatto inorridire i puristi del restauro, mentre l’acqua sul pavimento è stata asciugata con aspiratori e stracci. La Sovrintendenza capitolina ha subito inviato uno staff di restauratori e tecnici del servizio di manutenzione di Zetema per valutare la situazione. Ai sopralluoghi ha partecipato Nigel Ryan, l’architetto dello studio Meier che ha diretto i lavori di realizzazione. Per gli americani la causa del disastro è da imputare alla negligenza nella manutenzione ordinaria, se si fosse monitorata sistematicamente la copertura ci si sarebbe accorti per tempo di eventuali falle. In questo caso la responsabilità sarebbe in parte di Zetema, deputata alla manutenzione del monumento, in parte della Sovrintendenza che ha il compito di vigilare che i controlli siano fatti. Per Comune e Sovrintendenza è invece un’altra la causa. La si legge nel comunicato inserito sul sito dell’Ara Pacis: “Le infiltrazioni di pioggia sulla copertura del tetto sono state causate dall’otturazione di alcuni tubi di scolo a causa delle foglie trasportate dal forte vento. Si tratta di tubi discendenti di 4 cm di diametro, quindi è facile immaginare come le eccezionali piogge e il forte vento degli ultimi giorni abbiano messo a dura prova gli interventi di manutenzione ordinaria che non sono mai mancati alla struttura. Inoltre il silicone strutturale che tiene uniti due pannelli è risultato in parte asportato (probabilmente a causa dell’opera di alcuni gabbiani) e con il forte vento dei giorni scorsi una parte della lamiera si è divelta contribuendo così al ristagno dell’acqua. Il tetto è stato messo in sicurezza, il silicone fissante è stato immediatamente ripristinato e non sono state riscontrate nuove infiltrazione d’acqua. Tutti gli interventi sono stati condotti in accordo con la Sovrintendenza Capitolina”. Rassicurati che “l’Ara Pacis non corre alcun pericolo e non ha subito alcun danno” apprendiamo che, due giorni dopo il nubifragio, “è stata regolarmente aperta alla visita per turisti e cittadini”. I detrattori del complesso di Meier fanno notare che la teca di Marpurgo, pur di non eccelsa fattura, aveva protetto in maniera valida il monumento per tanti anni. “Mai Mausoleo 2era accaduta una cosa simile nei settant’anni di esposizione successivi al 1930” tuona Marco Marsilio “la teca di Morpurgo non aveva mai ceduto a un’acquazzone”. A questo punto sono in molti a chiedersi se era proprio necessario distruggerla. Non sarebbe stato più opportuno restaurarla e renderla più funzionale alle nuove esigenze? Ora non solo si dovranno spendere nuovi soldi per ripristinare ciò che non ha funzionato nella copertura di Meier ma si fa notare che è necessario intervenire su un altro monumento vittima di queste piogge e di cui da anni se ne denuncia il degrado: il Mausoleo di Augusto. In questi giorni il suo aspetto era impietoso: una piscina a cielo aperto. La situazione della tomba di Augusto era grave già al tempo in cui si decise la costruzione del padiglione Meier. In molti fanno notare che forse sarebbe stato più opportuno finanziare il suo restauro che la sostituzione della teca di Morpurgo. Bel modo di festeggiare il bimillenario della morte di Augusto, evento per il quale sono in corso e in programma eventi celebrativi in tutta Italia. Magari qualcuno avrà pensato che l’acqua fosse di buon auspicio, d’altronde si sa “imperatore bagnato, imperatore fortunato”.

Oriazi e Curiazi in umido
Tra le illustri vittime delle piogge della scorsa settimana figurano anche i Musei Capitolini. E’ piovuto nel nucleo più antico dello stabile, Palazzo dei Conservatori, dove nel 1471 furono collocate le statue bronzee donate da papa Sisto IV al popolo, atto che sancì la nascita del più antico museo pubblico al mondo. E’ piovuto nella prestigiosa sala degli Orazi e Curiazi, la stessa dove nel 1957 furono firmati i Trattati di Roma che istituirono la Comunità economica europea e dove nel 2004 fu sottoscritta la Costituzione per l’Europa. Qui sono conservati i famosi affreschi del Cavalier d’Arpino (1568-1640), raffiguranti i momenti salienti della prima storia di Roma, e alcuni busti di pontefici eseguiti da musei capitBernini e Algardi. Il rischio ora è l’effetto dell’umidità su questi capolavori. Ad essere allagate anche le fondamenta del Tempio di Giove Capitolino, oggi visibile dalla grande aula progettata da Carlo Aymonino. Voluto dai re della dinastia dei Tarquini, fu inaugurato nel 509 anno dell’istituzione della Repubblica. Del tempio oggi si conservano solo le fondazioni in colossali blocchi di cappellaccio, un imponente podio alto dieci metri. Ora il tempio è un acquitrino: nell’acqua, che ristagna da più giorni nell’area di rispetto  tra le strutture antiche e il muro moderno, si è riprodotta un’erbetta selvatica. A rischio di umidità i blocchi di 2500 anni fa ma anche le luci allestite sul fondo. Si è parlato di un problema di drenaggio e riassorbimento delle acque del colle Capitolino, che sarebbe stato aggravato dall’accentuato flusso delle piogge della scorsa settimana. I Musei Capitolini dipendono dal Comune di Roma e si sa che anche qui, come nel resto del paese, il settore dei Beni culturali ha negli anni subito continui tagli e decurtazioni di fondi. Non va dimenticato però che “in Italia sono decenni che si è perduta l’antica virtù della manutenzione”. Ed infatti anche in questo caso, mancanza di manutenzione e di verifiche periodiche sembrerebbe la causa delle infiltrazioni.

© goleminformazione.it - riproduzione vietata
Informazioni sull'autore
Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Articoli dell'approfondimento

La Barcaccia dei rifiuti olandesi
L'arte dei vandali
Come fingersi tifosi, danneggiare opere d’arte (e non solo) e cavarsela a buon mercato. Senza pagare le spese.
I lavoratori (donatori) della cultura
Beni culturali & lavoro
Il turismo culturale in Italia genera un volume di affari da un miliardo di euro che potrebbe essere incrementato. Governo e Comune di Roma però non investono e cercano di risparmiare sugli stipendi puntando sui volontari. La protesta di archeologi e professionisti del settore.
I tesori di Roma s’involano per l’America
Lavoro e archeologia negata
Gli archeologi (e non solo) contestano il sindaco della capitale che firma un accordo per trasferire, far studiare e catalogare centomila reperti archeologici inediti alle università statunitensi.

ArtBonus? Ai turisti, non agli studiosi
Il decreto delle polemiche
Nei musei e nei siti archeologici del Belpaese è ora possibile fotografare. Anche con i cellulari. Il decreto approvato di recente esclude però gli studenti e i ricercatori: per loro le riproduzioni hanno sempre un costo.
Per Ostia antica: tutti giù per terra
Archeologia negata
Dopo una petizione popolare, si tiene sabato un sit per chiedere l’istituzione del Parco archeologico Fiumicino Ostia antica
Appia antica, il parco che non c’è
Archeologia a rischio
Ministero ed enti locali discutono su come tutelare la strada romana concepita a due sensi. In attesa di un accordo vengono violati i vincoli. Anche quelli paesaggistici.
Veduta con Fori
Archeologia negata a Roma
Un progetto per il recupero dei Fori Imperiali: il più importante complesso archeologico del mondo spaccato in due da un incongruo nastro d’asfalto voluto da Mussolini.
La Roma invisibile
Archeologia negata
Elenco ragionato del patrimonio monumentale della capitale che visitatori e turisti difficilmente potranno vedere perché “provvisoriamente” chiusi o eccezionalmente aperti.
Stop all’affitto e il museo statale chiude
Beni artistici negati
Spending review. Il ministero per i Beni culturali sospende il pagamento dell’affitto a una società del ministero dell’Economia e il Museo Nazionale dell’Alto Medioevo di Roma chiude i battenti.
I volontari dei monumenti
Patrimonio artistico a rischio
“Non siamo in grado di tutelare i monumenti”. A Pisa le istituzioni pubbliche si arrendono e aprono le porte ai volontari suscitando le ire delle associazioni professionali.
Stato di calamità (permanente)
Beni artistici a rischio
A Volterra crollano le mura antiche, in Calabria rischia di essere sommerso il Parco archeologico Paolo Orsi. Come nel Belpaese la pioggia può spazzare via il patrimonio artistico.
Con la cultura si mangia (non in Italia)
Patrimonio artistico
Il Guggenheim di Bilbao ha creato 6 mila posti di lavoro e incassa 274 milioni annui. A Lens decolla la succursale del Louvre con una mostra sugli etruschi di Cerveteri. Il British Museum fa il boom di incassi con un documentario su Pompei. Anche gli arabi puntano sui musei di nuova generazione. E l’Italia?
Ciampino, abitazioni con vista (archeologica)
Archeologia a rischio
Un progetto immobiliare pari a un intero quartiere potrebbe essere realizzato a pochi passi dalla villa di Valerio Messalla Corvino, una delle maggiori scoperte archeologiche degli ultimi anni.

Ostia, ma che bel castello
Patrimonio archeologico negato
Uno dei manieri più spettacolari dell’Italia centrale, esempio unico di architettura militare rinascimentale, in ottimo stato di conservazione è visitabile (gratuitamente) solo da 60 persone a settimana. Prosegue il viaggio di Golem tra i tesori archeologici negati.
Ostia, che scempio!
Patrimonio archeologico negato
Restauri in perenne attesa di completamento, muri a rischio crollo, erba e acqua sui mosaici, tasselli e intarsi raccolti e portati via dai turisti come souvenir: visita guidata a Ostia antica. Prosegue il viaggio di Golem tra i tesori archeologici a rischio.
Il valore della cultura
Assunzioni ai Beni culturali
Il Mibact pubblica un bando per 500 “giovani” laureati a cui offre un tirocinio sottopagato suscitando le proteste di tutte le associazioni di categoria: “Due milioni e mezzo di euro sprecati”. (english version)
L’Ara Pacis della discordia
Roma, monumenti allagati
La copertura non regge all’impeto della pioggia e il monumento augusteo finisce in ammollo. Stessa sorte per le fondamenta del Tempio di Giove e la sala degli Orazi e Curiazi dove nel 1957 furono firmati i Trattati di Roma e nel 2004 fu sottoscritta la Costituzione per l’Europa.
Il litorale (perduto) dei romani
Patrimonio archeologico negato
Un patrimonio immenso e unico, negato ai visitatori, ignorato dai turisti. Come perdere un’opportunità di rilancio e favorire l’incuria. Prosegue il viaggio di Golem tra i tesori archeologici a rischio.
Cerveteri, i banditi della Banditaccia
Patrimonio artistico negato
Definita dall’Unesco “una testimonianza unica ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca”, la necropoli più estesa del Mediterraneo in balìa di furti, saccheggi e incuria potrebbe rinascere. Prosegue il viaggio di Golem nell’Italia archeologica a rischio.

Umbria, curia, affari e rovine
Beni artistici negati
A Narni il Castello di San Girolamo (pronto per diventare albergo di lusso) finisce sotto sequestro. A Perugia un bassorilievo di Canova in pezzi durante il trasferimento dall’Accademia di Belle Arti. Prosegue il viaggio di Golem nel patrimonio artistico negato.

Valle d’Aosta. Gli archeoritardi
Beni artistici negati

La realizzazione del Parco di Saint Martin de Corléans, una delle più importanti testimonianze archeologiche dell’età preistorica in Italia, va avanti da 40 anni. Storia di un guinness, fra sprechi, errori di progettazione, ritardi e mancanza di fondi. Prosegue l’inchiesta di Golem sul patrimonio artistico negato.

Colosseo in (eterna) attesa di restauro
Archeologia negata
Cade a pezzi a causa di traffico, vibrazioni, sbalzi di temperatura e scarsa manutenzione. Due anni fa Tod’s ne ha sponsorizzato il recupero con 25 milioni di euro, ma tra ritardi burocratici e ricorsi i lavori non sono ancora iniziati. Prosegue il viaggio di Golem nei beni artistici a rischio.
Emilia Romagna, il patrimonio crollato
Beni culturali
A poco più di un anno dal terremoto che ha colpito le province di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia si procede al recupero di oltre duemila immobili di valore artistico. Trasferite tele, sculture e reperti. Numerosi i preziosi in attesa di restauro. Prosegue il viaggio di Golem nei beni artistici italiani.
Gorizia, ascensore per il castello
Beni culturali
Raddoppiano i costi, si allungano i tempi (15 anni già trascorsi) per la realizzazione di un’opera che rischia di diventare a grosso impatto ambientale in un’area archeologica ancora da valorizzare. Prosegue il viaggio di Golem nel patrimonio artistico negato.
Trieste e le rane (vere) di Aristofane
Beni artistici abbandonati
Il Teatro romano invaso dai rumorosi anfibi; il parco e il castello di Miramare in pieno declino tra erbacce e acqua stagnante al punto da indurre il discendente dalla casa d’Asburgo in una recente visita a dichiarare: “La situazione si commenta da sé”.
L’arte ritrovata
Mostra di reperti trafugati
Castel Sant’Angelo a Roma ospita una mostra di capolavori archeologici recuperati dopo essere stati trafugati. Ottantamila gli oggetti sequestrati lo scorso anno dai carabinieri della Tutela del patrimonio culturale, per un valore di oltre 150 milioni di euro.
Piemonte, archeologia ad alta velocità
Scavi in Val di Susa
Smantellati il Museo e il sito di Chiomonte per ospitare un cantiere della linea ferroviaria Torino-Lione. Tra tombe e reperti anche i cingolati delle forze dell’ordine. Un gruppo di studiosi lancia la Carta archeologica online per monitorare e archiviare il patrimonio artistico regionale.
Aci, soccorso archeologico
Archeologia negata in Sicilia
I responsabili dei Beni culturali sopprimono quattro parchi nel Catanese. In attesa di un Piano Territoriale, i provvedimenti si basano su norme temporanee scadute. L'assessore regionale archeologa in controtendenza approva i Parchi di Selinunte e Segesta. Prosegue il viaggio di Golem nel patrimonio artistico negato.
Siracusa, il dramma del teatro Greco
Musei restaurati e chiusi

Musei aperti ma senza reperti, musei restaurati, inaugurati e subito dopo richiusi, torri saracene cadenti, parchi archeologici invasi dalle erbacce e privi di manutenzione, aspiranti soprintendenti dell’Inda bocciati e riciclati. Prosegue l’inchiesta di Golem nel patrimonio artistico negato.

Catania, parchi archeologici a rischio
La guerra dell'archeologia
Potrebbero essere soppressi quelli del sito greco-romano, delle Aci, del Calatino e del Simeto. La proposta è del sovrintendente, mentre la nuova giunta regionale lavora a un piano di rilancio. Prosegue l’inchiesta di Golem sul patrimonio negato.

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin” e di Google Analytics. Clicca sul bottone "Accetto" o continua la navigazione per accettare. Maggiori informazioni