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Perdonare è potere

Più che la vendetta poté il perdono

12 Luglio 2013 di 

Non è sacrificio, non è rinuncia, non è rassegnazione e soprattutto non vuol dire porgere l’altra guancia e nemmeno fiducia: cos’è il perdono? Vendicarsi è sentimentale, perdonare è spietato. E chi non perdona ha problemi di pressione.

Più che la vendetta poté il perdono
Negli ultimi articoli si è parlato della vendetta, di come questa possa sembrare piacevole, ma di quanto in realtà pian piano logori le persone, la cosa migliore sarebbe scegliere la strada del perdono, ma molti temono che questa scelta li possa far sembrare deboli e timorosi o che li costringa ad accettare atteggiamenti insopportabili.

Questo accade perché le persone la maggior parte delle volte non sanno cosa sia realmente il perdono, confondendolo col sacrificio, la rinuncia o la rassegnazione; perdonare invece vuol dire sostituire emozioni negative ad un più costruttivo raziocinio, ed è veramente roba da duri!

Confusione su cosa sia il perdono
Il perdono è spesso considerato una soluzione dei più deboli perché viene confuso con la sottomissione: porgi l’altra guancia non è un frase che indica perdono, ma indica sacrificio, si può porgere l’altra guancia anche senza perdonare, anzi continuando a coltivare rancore ad ogni colpo.
Perdonare invece non è affatto porgere la guancia, perdonare e sacrificarsi sono due cose distinte; perdonare vuol dire andare avanti, mentre sacrificarsi vuol dire fare andare avanti qualcun altro e spesso non nel modo giusto.
Certo, può capitare che al perdono sia abbinato un sacrificio, ma solo nel caso in cui il sacrificio sia costruttivo nella visione di un proprio progetto di vita, ma probabilmente dove questo sia continuo sarebbe meglio cambiare il progetto.
Altre volte il perdono viene scambiato con la finta indifferenza, ma perdonare non vuol dire fare finta di niente, anzi è proprio prendere atto di quanto è successo, ma decidere lucidamente di andare avanti imparando dall’esperienza vissuta. Oltretutto chi fa finta di niente talvolta nasconde segreto rancore, che cerca di reprimere distraendosi, invece perdonare non coincide con una momentanea distrazione, ma è una sostituzione di emozioni che perdura nel tempo.
Il perdono è ben lontano anche dall’ingenuità: non vuol dire dimenticare l’accaduto, altrimenti non si imparerebbe nulla dai propri e altrui errori, rischiando di ritrovarsi nelle stesse situazioni che hanno portato a soffrire. Non coincide neanche con il ridare fiducia, infatti mentre il perdono è per definizione gratuito, appunto donato, la fiducia va guadagnata e in molti casi riguadagnata.
Infine perdonare non vuol dire scusare l’atto compiuto e neanche doversi riappacificare con la persona che ci ha fatto del male, possiamo infatti perdonare, ma decidere di non volere avere niente a che fare con quella persona o in generale con persone di quel tipo, che si comportano allo stesso modo.
Perdonare vuol dire essere coscienti che le cose accadute non possono cambiare, quindi è inutile rimuginare: bisogna raccogliere i pezzi e ricostruirsi di nuovo e meglio, più forti di prima. Solo nell’ottica attiva di andare avanti costruendo dalle macerie si può arrivare a mitigare il dolore associato al ricordo dell’evento doloroso.

Una motivazione per perdonare
Si potrebbe dire paradossalmente che il motivo più valido per perdonare è la vendetta, che volente o nolente si attua nel momento in cui perdoniamo, perché in quel momento impediamo all’altro di farci ulteriore male oltre quello già arrecatoci: lo gettiamo nella prigione dell’indifferenza impedendogli di divenire il fulcro da cui dipende la nostra serenità e anche la nostra salute. In effetti dalla capacità di perdonare non dipende solo la nostra salute psicologica, ma anche quella fisica.
Attualmente si è ben consapevoli del fatto che psiche e fisico sono interconnessi, ma già in tempi remoti non passò inosservato il legame tra perdono, rancore e salute. Un vecchio detto è “farsi il sangue amaro” riferito a qualcuno che sta covando rancori e vendette, ed è proprio il sangue che infatti si “guasta” in questi casi: è stato dimostrato che chi  non riesce a perdonare ha una pressione arteriosa mediamente più alta, con tutti i danni che ciò comporta.
In generale sviluppare la capacità di perdonare migliora la propria vita, facendo calare lo stress, evitando stili di vita depressivi e migliorando le relazioni sociali. Addirittura questo aspetto si nota nei bambini: quelli più abili a perdonare hanno più amici, sanno stare meglio in mezzo agli altri e sanno condividere i loro giochi.

Perdonare, roba da duri!
La strada del perdono è lastricata di saggezza, forza e maturità, ma come abbiamo visto spesso viene confuso con la debolezza. In realtà non c’è niente di più lontano dalla debolezza del perdono. Anzi la vera debolezza è proprio la vendetta. Tanto è vero che le persone meno sicure di se stesse sono quelle che sentono maggiore il bisogno di vendicarsi sugli altri, mentre quelle forti e sicure avvertono questo desiderio molto più contenuto.
La vendetta infatti acceca, mentre l’uomo davvero forte è quello che non si lascia trainare dalle passioni irrazionali, perdonando resta più razionale e lucido, sa cosa deve fare, evitando di farsi turbare da  passioni negative indotte dagli altri.
L’uomo forte, perdonando, abbandona per sempre i ricordi dolorosi di coloro che gli hanno fatto del male, di questi rimane solo l’esperienza; sostituisce emozioni negative inutili con sentimenti più utili e costruttivi: il rancore viene sostituito con la consapevolezza, l’odio e la rabbia sostituite con l’indifferenza. L’uomo forte non ha bisogno di dimostrare tramite la vendetta le sue ragioni perché è già sicuro di sé, è come se avvertisse che la vita in qualche modo gli darà ragione, ma non rimane seduto ad aspettare che questo accada, si adopera per continuare a costruire se stesso a dispetto degli altri che l’hanno ferito.
Infatti le persone forti e sicure di se stesse sentono il bisogno di andare avanti nella loro vita e di non fermarsi per colpa di coloro che li hanno lesi, procederanno dritti non permettendo a inutili rancori di fermarli, e nemmeno cercheranno di far valere le loro argomentazioni con coloro con cui non ne vale la pena, anche quando hanno la consapevolezza di essere nel giusto.
A differenza della vendetta, il perdono coincide con l’abbandono dell’emozione, in favore di un raziocinio per se stessi costruttivo: il perdono è un “egoistico” abbandono del sentimento di dolore subìto. La vendetta è per deboli sentimentalisti, mentre perdonare è una soluzione fredda e talvolta spietata.

Se non credete di poter essere così forti da perdonare, allora non potete fare a meno di leggere il prossimo articolo dove, tra l’altro, vedremo come si può perdonare il proprio partner e come perdonare anche se stessi.
Dalila Liguoro
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Dalila Liguoro
Dalila Liguoro
Informazioni sull'autore

Nata a Milano nel 1977, vive e lavora tra Milano e Lainate dove ha aperto due studi di Psicologia e Grafologia. Di matrice interattivo-cognitiva, ha sviluppato la teoria del Ruolo e del Personaggio della quale si serve nei suoi corsi sull'autostima e di geragogia. 
Pioniera delle consulenze online, dedicate a coloro che non possono raggiungere gli studi facilmente.
Specializzata in criminologia; organizza gruppi d'aiuto per chi subisce violenza o convivenze difficili, ed è consulente di studi legali per perizie psicologiche e criminologiche.
Specializzata in grafodiagnosi e successivamente in perizia grafotecnica. Svolge corsi di Grafologia sia per privati che per aziende. Collabora con diversi avvocati e con il tribunale di Milano per il quale è consulente di ufficio.
Collabora con centri culturali e università dedicate agli adulti e alla terza età
Esperta psicologa in ambito sportivo, collabora con diverse palestre, circuiti, organizzazioni sportive e riviste dedicate allo sport.
E' stata presentatrice e autrice di rubriche dedicate alla psicologia e alla grafologia per TeleNBC e Tele Cuore.

http://www.facebook.com/spaziopsichico

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