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Le origini dell’invidia

La mela e lo specchio

18 Ottobre 2013 di 

L’invidioso dimentica se stesso per concentrarsi sugli altri. Offre mele avvelenate ma finisce per mangiarle egli stesso. Il successo proprio non è gratificante quanto l’insuccesso altrui.

La mela e lo specchio
Nello scorso articolo abbiamo parlato delle origini primordiali dell’invidia e usando come metafora Adamo ed Eva, siamo passati dalla preistoria all’epoca moderna.
Parlando della genesi e dei miti greci abbiamo fatto notare come le mele siano spesso legate alle storie che parlano di invidia, ed è ancora una mela a riaprire l’argomento anche quest’oggi.

Sto riferendomi alla mela creata dalla strega Grimilde per avvelenare la fonte della sua invidia, ovvero la bella Biancaneve.
Ma perché la matrigna di Biancaneve si è così data da fare per cercare di eliminare la bella figliastra invece di godere del suo regno, dei suoi poteri e della sua bellezza?
Nello specchio la matrigna non si soffermava a guardare ciò che era “Tu mia regina sei sempre bellissima” (oltre ad essere potente e piena di risorse oserei aggiungere io), ma su quello che era l’altra “ma Biancaneve è più bella di te”.
Ovviamente siamo in una fiaba dove la rivalità nella bellezza è solo un pretesto per raccontare una storia, eppure nella realtà accade altrettanto, esistono persone che si possono definire come “baciate dalla perfezione” le quali si lasciano comunque logorare da questo aspro sentimento.

Invidia e “perfezione”
Purtroppo l’invidia può essere un sentimento così straziante che induce le persone a non guardare più se stesse. Gli invidiosi non si rendono conto di quello che hanno (e probabilmente neanche di quello che non hanno riducendo la loro capacità di crescita) l’unica cosa importante è quello che posseggono gli altri: è sull’altrui avere e non avere che si concentrano, godendo per le sofferenze altrui e “rosicando” per gli altrui privilegi.
L’invidioso si sente sminuito dai successi degli altri: piuttosto che trovare motivi per elogiare se stesso, preferisce concentrarsi nel trovare difetti e sofferenze nel prossimo. La regina Grimilde non avrebbe mai potuto pensare “beh, però sono una grande strega”. L’unica cosa che a lei interessava era far soffrire (o morire) la figliastra.
Ovvio che una tale vita non può che essere piena di afflizione, avere tanto e non accorgersene è peggio che non avere niente: chi non ha nulla materialmente può avere la speranza, ma chi il nulla lo crede mentalmente non può godere neanche di questa risorsa.
L’invidioso quindi vede male, ha perso di vista se stesso, egli guarda solo l’altro e probabilmente lo guarda di sbieco. In effetti etimologicamente invidia vuol dire proprio “guardare male”, ma questo  può essere inteso sia nel senso comune, ovvero guardare male gli altri, con cattiveria e astio, sia guardare male se stessi, non accorgendosi di quello che si ha: probabilmente chi guarda male gli altri lo fa perché dapprima non ha guardato bene in se stesso.
Anche Dante Alighieri sembra aver fatto un pensiero simile quando ha deciso quale pena far scontare agli invidiosi nel purgatorio: essi dovevano imparare a sorreggersi a vicenda (mal comune mezzo gaudio pensa l’invidioso) ed erano puniti per aver guardato male, essi infatti avevano le palpebre cucite, costretti ora a guardare solo dentro se stessi.
Ma avrà fatto bene Dante a punire gli invidiosi facendoli collaborare?

Mal comune mezzo gaudio
L’invidioso di certo non meritava un posto in paradiso, questi solitamente agisce di sbieco, evita di  prendere le persone di petto lavorando loro sul fianco. Chi è invidioso è esperto di sotterfugi, tranelli e complotti proprio come Iago dell’Otello di Shakespeare.
Pensando al male dell’altro, piuttosto che al proprio bene, l’invidioso preferisce rallentare anche se stesso pur di danneggiare: il proprio successo non sarà gratificante quanto l’insuccesso altrui, il suo obiettivo è trascinarsi l’invidiato nel baratro in cui sente di essere a causa del suo supplizio (l’invidia).
Quindi l’importante non è evitare di cadere, ma far cadere gli altri; facendo un esempio pratico, spesso gli individui dipendenti dall’uso di sostanze invidiano coloro che ne sono liberi, e si impegnano per attirarli nella rete della dipendenza. Ma questo capita molto spesso a chi abbia una croce da portare, invece di uscire dalla sofferenza, si concentrano nel portare gli altri nella propria disgrazia. Ovviamente tutto questo è causato proprio dall’invidia che fa perdere di vista ciò che è importante, che fa guardare male: è quindi proprio vero, mal comune mezzo gaudio! Il godimento è nel male comune, più che nel bene!
Da quanto detto non c’è da meravigliarsi che sia difficile ammettere la propria invidia, nessuno vorrebbe rischiare di apparire in tal modo, eppure è proprio chi la confessa che perde la sua malignità all’occhio dell’altro, in quanto dimostra di giocare a carte scoperte.

Il timore degli invidiosi
Non c’è quindi da meravigliarsi che vi siano individui letteralmente intimoriti dai probabili invidiosi, probabilmente hanno scoperto sulla loro pelle cosa vuol dire essere vittime di questo bieco sentimento calcolatore.
Queste persone per difendersi dall’invidia altrui cercano perennemente di dimostrare agli altri di non avere niente di invidiabile: ad ogni persona che racconta un proprio guaio, rispondono di averne uno anche loro; a coloro che lamentano un difetto, ne descrivono uno che li riguarda; hanno la tendenza a sminuirsi notevolmente dinnanzi alla gente, rifiutando i complimenti e evitando di risultare appariscenti.
Ma invece di averne paura, bisognerebbe comprendere che l’invidioso non ha vita facile, qualunque sia il motivo che  lo renda tale, è una persona sofferente, averne compassione piuttosto che paura, sicuramente sarebbe più coerente.

Come aiutare gli invidiosi
Aiutare gli invidiosi a superare la loro invidia può essere vantaggioso per tutti, invidiosi e invidiati, i primi potranno abbandonare il loro dolore, le loro difficoltà, ritrovare fiducia in loro stessi, e imparare a rapportarsi con gli altri; i secondi troveranno giovamento dalla diminuzione di rappresaglie oltre che dal ritrovamento di rapporti di amicizia (o familiari) perduti.
Per aiutare un invidioso bisogna dimostrargli affetto, è infatti proprio l’amore la cura dell’invidia, rivolgergli parole rassicuranti, abbracci sinceri e regali affettuosi può sciogliere l’odio e l’orgoglio che carburano la sua invidia.
Ma spesso prevenire è meglio che curare, si può evitare che nasca il piacere dell’invidia nelle persone, piacere “diabolico” che induce a cadere nella tentazione di offrire e mangiare mele “avvelenate”. Ma di questo parleremo prossimamente.
Dalila Liguoro
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Dalila Liguoro
Dalila Liguoro
Informazioni sull'autore

Nata a Milano nel 1977, vive e lavora tra Milano e Lainate dove ha aperto due studi di Psicologia e Grafologia. Di matrice interattivo-cognitiva, ha sviluppato la teoria del Ruolo e del Personaggio della quale si serve nei suoi corsi sull'autostima e di geragogia. 
Pioniera delle consulenze online, dedicate a coloro che non possono raggiungere gli studi facilmente.
Specializzata in criminologia; organizza gruppi d'aiuto per chi subisce violenza o convivenze difficili, ed è consulente di studi legali per perizie psicologiche e criminologiche.
Specializzata in grafodiagnosi e successivamente in perizia grafotecnica. Svolge corsi di Grafologia sia per privati che per aziende. Collabora con diversi avvocati e con il tribunale di Milano per il quale è consulente di ufficio.
Collabora con centri culturali e università dedicate agli adulti e alla terza età
Esperta psicologa in ambito sportivo, collabora con diverse palestre, circuiti, organizzazioni sportive e riviste dedicate allo sport.
E' stata presentatrice e autrice di rubriche dedicate alla psicologia e alla grafologia per TeleNBC e Tele Cuore.

http://www.facebook.com/spaziopsichico

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