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Lei non sa chi sono io… / parte seconda

30 Dicembre 2011 di 

Casistica (abbastanza) rappresentativa degli aspiranti autori. Da quelli folli a quelli sgangherati.

Lei non sa chi sono io… / parte seconda
Gli aspiranti autori sono una categoria incredibile, meritevole di ben altro che di poche righe in una rubrica.
Per provare a descriverne alcuni caratteri tipici, proviamo a improvvisare una casistica discretamente rappresentativa.

Ci sono quelli che saltano fuori a molla dalla scatola regalo: “Salve, cu-cu! Voi non sapete chi sono io ma presto vi renderò ricchi e famosi!... Sono bravo! Sono bello! Ehi, mi vedete? Sono qui!”.
Da scartare.

Quelli ombrosi e burberi: “Vi mando il mio libro. Fatemi sapere!”.
Hanno un potenziale ma vanno valutati bene.

Quelli smemorati: “Tre anni fa penso di avervi spedito la mia proposta editoriale, ma non ne sono sicuro. Che per caso ce l’avete lì o ve la mando?...”.
Da scartare.

Quelli convinti: “Questa è la mia prima opera, ma leggendola non potrete non restare colpiti!...”.
Da scartare.

Quelli ambiziosi: “Sono esordiente…ma quanto mi date d’anticipo?...”.
Da scartare.

Quelli spendaccioni: “Non mi interessa se vi piace o meno. Quanto volete per pubblicarmi?”.
Da valutare visto che bisogna vivere, ma solo se quel che propongono rientra nel piano editoriale ed è ben fatto.

Quelli micragnosi: “No no, io voglio un libro omaggio in più altrimenti non firmo”.
Da “rieducare” o scartare.

Quelli folli: “Lei non sa chi sono io! Trentacinque anni fa sono stato direttore della filatelica di Monte Giacomino a Mare!...”.
Da depennare da ogni contatto e infilare nell’anti-spam.

Quelli sgangherati: “Ecco, io pensavo… Non so se si può fare… Ecco, il mio libro ha venduto trentasette copie, è vero… Ma è un capolavoro, me l’ha detto il parroco, e anche nonna è d’accordo… Me l’ha comunicato in sogno dall’aldilà, sa… sono un po’ prano… Allora io pensavo di partecipare – per vincere – al Bancarella… O allo Strega, non ricordo. Li confondo… Ma siccome per partecipare il libro deve essere stato pubblicato da maggio dell’anno scorso a maggio di quest’anno, ma il mio libro è uscito ad aprile dell’anno scorso, appena un mese prima…ecco, mi chiedevo, siccome ne devo mandare una ventina di copie alla giuria…anche per un altro premio…nel mio paese…non è che me lo ristampereste barando di un mesetto sulla data d’uscita… Tanto chi se ne accorge?... Ma ristampate a vostre spese, vero…?”.
Da rieducare e avviare a una lunga e si spera proficua analisi.

Quelli odiosi: “Sappiate che i miei sono i migliori avvocati della Toscana!”.
Da rimuovere per l’eternità.

Quelli indecisi: “Ma insomma secondo te qua ci va una virgola? Perché io non ci metterei nulla, mio marito invece ci metterebbe il punto… E tu che ci metteresti? Ah, la virgola. Ma io non ci metterei nulla, mio marito invece… E tu? Sicuro…?!?”.
Se validi, da convincere che alla virgola pensa l’editor e che possono dormire sonni sereni.

Quelli meticolosi: “In un libro della stessa collana pubblicata in data 28 marzo 2010 e da me acquistato 21 giorni dopo alle 17,32 c’erano 32 righe a pagina, in questo che lei mi propone, col mio testo, ve ne sono 31. Noto una curiosa differenza…!”.
Da mandare al diavolo.

Quelli che hanno fatto la guerra d’Indocina e ti tartassano una volta alla settimana col sistema della goccia cinese: “Buon giorno, sono Anselmo, quello del libro in dialetto cuneese, ci siamo sentiti la settimana scorsa… Avete letto il libro?... Ah no?... E come mai?... Ah, allora richiamo la settimana prossima…” e si va avanti così per nove mesi.
Cambiare numero di telefono!

Quelli spendaccioni: “Allora, una volta stampato, ne mandi una ciascuna a questi 36 giornalisti, tre in omaggio all’autore della prefazione, una al sindaco, una al cugino del vice parroco che ha un nipote per parte di sorella che collabora al giornalino parrocchiale e lo leggono più di cento persone!... Una a questa professoressa, poi una ciascuna ai miei tre relatori e altrettante ai sette relatori della presentazione successiva al festival del carciofo romanesco – sì, è vero, è previsto temporale e presentiamo alle 14,30 del venerdì all’aperto sotto una quercia attira-fulmini, ma per un evento di tale portata forse sette relatori sono anche pochi… Poi, per favore, due le manderei in Belgio e una in Australia. Vi do gli indirizzi, fate voi… Ah, la sala che avete scelto voi per presentare ha 45 posti ma è gratis, e vero. Però quella dove voglio presentare io ha 46 posti…è vero, costa 200 euro più Iva, ma tanto per voi che differenza fa? L’Iva la recuperate…”.
Contratto da stracciare.

Potremmo continuare a lungo.
Il problema è quando ne devi gestire centinaia tutti insieme.
Per questo sarebbe bello se inventassero una segretaria robot campionessa di karatè. Oltre ottomila pezzi sarebbero già venduti in partenza: uno per ogni piccola casa editrice italiana…
Luca Leone
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Luca Leone
Luca Leone
Informazioni sull'autore
Giornalista professionista, cofondatore e direttore editoriale della casa editrice Infinito edizioni. Ha scritto o scrive, tra gli altri, per Liberazione, Avvenimenti, Internazionale, Modus Vivendi, Il Venerdì di Repubblica, Popoli e Missione, Medici Senza Frontiere, Galatea, Vita, Misna, Il Cassetto. Ha scritto: - Infanzia negata, Prospettiva edizioni, Roma, 2003; - Il fantasma in Europa. La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza e ipotesi di sviluppo, Il Segno dei Gabrielli, Verona, 2004; - Anatomia di un fallimento. Centri di permanenza temporanea e assistenza (a cura di), Sinnos editore, Roma, 2004; - Srebrenica. I giorni della vergogna, Infinito edizioni, Roma, 2005 (seconda edizione, 2007); - Uomini e belve. Storie dai Sud del mondo, Infinito edizioni, 2008; - Bosnia Express, Infinito edizioni, 2010; - Saluti da Sarajevo, Infinito edizioni, 2011.
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