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Come eliminare l’assegno di mantenimento rispettando la legge

16 Dicembre 2011 di 

Sempre più spesso si ricorre al trucco dell’annullamento del matrimonio avanti la Sacra Rota. E la giustizia civile fa finta di non capire.

Come eliminare l’assegno di mantenimento rispettando la legge
Un noto professionista, dopo circa dieci anni di matrimonio, decide di troncare la relazione con il proprio coniuge, iniziando altro rapporto sentimentale.
Poiché la moglie, peraltro non più in età giovanile non svolgeva alcuna attività lavorativa, i coniugi giungevano ad una separazione consensuale con previsione di un assegno di circa € 1.400,00 di cui € 700 per il coniuge ed € 700,00 per il figlio.

Dopo numerosi anni, la moglie si vedeva recapitare la richiesta di annullamento canonico del matrimonio avanti la Sacra Rota.
Non dava tuttavia particolarmente peso alla cosa, ritenendo trattarsi, del resto così come confermato dal marito, di un suo desiderio a carattere morale.

Passato qualche tempo, tuttavia la moglie, parlando con un’amica, veniva messa in guardia da una simile situazione in quanto, a dire di questa, l’annullamento del matrimonio canonico poteva essere strumentalizzato per ottenere il riconoscimento della sentenza della Sacra Rota anche in sede civile e quindi provocando la perdita di ogni diritto al mantenimento.

A questo punto veniva consultato un avvocato, il quale confermava che effettivamente, da qualche tempo, venivano utilizzate strumentalmente, da mariti facoltosi, le sentenze di annullamento canonico pronunciate dal Tribunale Ecclesiastico e rese esecutive dalla Signatura Apostolica con il sistema della delibazione, vale a dire con la procedura con la quale lo Stato Italiano riconosce nel proprio territorio l’efficacia di una sentenza di uno Stato straniero (e quindi anche del Vaticano), rendendo la sentenza valida ad ogni effetto di legge.

Le conseguenze di tutto questo, evidenzia l’avvocato alla cliente, sono gravissime: ove la sentenza canonica venisse ratificata nel diritto italiano, il matrimonio si dovrà considerare nullo.
A seguito dell’annullamento vengono meno tutti i diritti derivanti dal matrimonio, in particolare quello al mantenimento, e cosa ancor più grave, poiché la sentenza viene trasmessa all’anagrafe, anche il diritto a percepire la pensione di reversibilità.

Nella migliore delle ipotesi, aggiunge il legale interpellato, l’art. 129 del codice civile prevede in favore del coniuge in buona fede, il diritto a percepire il mantenimento per un periodo non superiore a tre anni.
Spiega infine che i mariti con maggiore disponibilità economica in grado di sostenere l’onere dei vari processi, optano per i Tribunali regionali canonici, notoriamente più disponibili sul… territorio, e non difficilmente ottengono la dichiarazione di nullità del vincolo religioso.

In genere è sufficiente dimostrare più o meno artatamente la mancanza di consapevolezza di contrarre gli impegni che derivano dal matrimonio religioso per ottenere la pronunzia di nullità. (in genere il “grave difetto di discrezione di giudizio” oppure una riserva mentale finalizzata ad escludere i “bona matrimonii”).

Successivamente alla pronunzia canonica si richiede alla Corte di Appello italiana competente, di delibare la
sentenza il che, altrettanto facilmente, può essere ottenuto in quanto il giudice non entra nel merito delle decisioni del tribunale ecclesiastico, ma si limita ad un controllo formale (e cioè che la sentenza non contrasti con l’ordine pubblico, non sia contraria ad altre sentenze pronunciate in Italia, né penda giudizio analogo).

A questo punto l’avvocato suggerisce alla cliente di proporre tempestivamente il procedimento divorzile, per ottenere la pronuncia di divorzio e la conferma dei provvedimenti economici.
Come era previsto dal legale, il marito non appena ottenuta l’esecutività della sentenza ecclesiastica, si rivolgeva alla Corte di Appello civile, per ottenere la conferma della pronunzia della nullità del matrimonio.
Si opponeva la moglie facendo presente che pendeva la procedura divorzile.

Tuttavia la Corte di Appello rilevando la non contrarietà alle norme del diritto italiano, dichiarava legittima la pronunzia di nullità del matrimonio anche in sede civile, e dichiarava l’efficacia nella Repubblica Italiana della sentenza di nullità del matrimonio concordatario.

Ricorreva alla Corte Suprema di Cassazione la moglie, rilevando di non essersi costituita nel processo canonico, per non aver ben compreso lo stratagemma posto in essere dal marito, mirante sostanzialmente all’annullamento dell’assegno di mantenimento, ed eccependo come la mancata comprensione del sacramento del matrimonio da parte del marito e dei relativi obblighi in sede canonica, fosse solo un raggiro posto in essere da questi, laddove non era possibile che egli da un lato fosse incapace di comprendere gli obblighi matrimoniali, e dall’altro fosse stato capace di laurearsi, abilitarsi e svolgere proficuamente la propria professione, in modo adeguatamente remunerato.

Eccepiva altresì l’incostituzionalità della norma, laddove impediva al giudice civile di entrare nel merito della decisione e premiava simili stratagemmi posti in essere, miranti alla pronunzia della nullità civile del matrimonio ed alla revoca sostanziale del mantenimento per la moglie.

Su un piano sostanziale inoltre rilevava di essere in età avanzata, priva di sostentamento, incolpevole del fallimento del matrimonio, e ciò nonostante costretta a sostenere i rilevanti oneri dei processi per resistere al macroscopico evidente artifizio posto in essere dal coniuge per liberarsi dell’obbligo del mantenimento.
La Corte di Cassazione rigettava le eccezioni della moglie e confermava la declaratoria di nullità del matrimonio non cogliendo la sostanza della questione e cioè l’artificio utilizzato dal professionista in danno del coniuge incolpevole, ma limitandosi a rilevare che la sentenza ecclesiastica non si poneva in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano.

La situazione attuale è che una donna ultrasessantenne, senza reddito e neanche in buona salute, ora si trova in attesa che le venga revocato il proprio diritto al mantenimento ed è stata privata, data la trascrizione dell’annullamento del matrimonio all’anagrafe, anche dell’eventuale diritto alla pensione di reversibilità.
Resta la soddisfazione dei magistrati di aver applicato il diritto in modo ineccepibile !
Maurizio Bruno
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Commenti  

+1 #16 Alberto 2014-03-26 12:39
A Piero, Enzo e tutti coloro che vanno "fuori tema" per sbrodolare, accanendosi, della comoda retorica maschilista anzichè promuovere il rispetto della diversità. Le vostre stesse parole dimostrano come la parità dei sessi che DOVEVA ESSERE SOTTINTESA non esista nella pratica e prima ancora, nelle menti di chi come voi non l'accetta perchè si considera superiore!! Se le badanti percepiscono uno stipendio per fare le stesse cose in casa d'altri ci sarà un perchè...ignora nti! Non siete maschi più virtuosi denigrando l'altro sesso!
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0 #15 Piero 2014-03-20 12:42
Non voglio generalizzare, ma quando ci si lascia molte le donne cacciano il peggio. Abbiate un pò di dignità e rimboccatevi le maniche invece di fare le prostitute autorizzate!! E soprattutto abbiate l umiltà di capire che quando una storia finisce la colpa non è mai da una parte sola!!!
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+1 #14 Roberto 2014-02-27 01:24
I giudici - ma anche l'altro coniuge, che non fa altro che esercitare un suo diritto - non hanno alcuna responsabilità sulla perdita dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge economicamente debole, poichè questo è l'effetto che il codice civile ricollega ai matrimoni dichiarati nulli, e le sentenze di nullità ecclesiastiche sono riconosciute anche in Italia per effetto del Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede. La Corte Costituzionale, pochi anni or sono, ha dichiarato questo sistema non illegittimo costituzionalme nte e pertanto è il Parlamento ad essere sovrano nel decidere se mantenerlo tale o modificarlo. E' quindi la politica a voler mantenere intatto questo sistema, nel quale le sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, pur serie e rigorose all'interno del proprio ambito, producono poi questo effetto perverso in sede di loro riconoscimento nell'ordinament o italiano.
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0 #13 mery 2014-02-16 19:21
Salve, Sono divorziato, annullato e delibato, aveva fatto la procedura x l'annullamento xke' l'avvocato gli aveva dato la possibilita' ke dopo l'annullamento si poteva annullare l'assegno di mantenimento all'eex moglie. Durante il percorso dell'annullamen to mi e' arrivato a casa la sentenza ingiudicata del divorzio e a sua volta il giudice proclamava l'assegno di mantenimento di 500 euro cn aumento istat , il disgraziato del mio avvocato gli avevo proposto di appellarci ma lui me la sconsigliato. Dopo tanti voli epindarici vorrei una conferma se porto in giudizio la mia ex x annullare gli alimenti dato ke la mia situazione economica e' peggiorata e migliorata in senso effettivo aumentati i figli cn la mia attuale moglie e ke a fine mese nn ci arrivo e in oltre ho un abmbino ke sta male e' ha bisogno di cure avro' possibilita' di annullare l'assegno??? datemi un'informazione grazie
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+1 #12 roberto ormanni 2013-09-20 21:23
Citazione Mirko:
Per chi come me è sposato solo al comune e non in chiesa al momento del divorzio si annulla il mantenimento Dell ex moglie ? La casa coniugale di mia proprietà data a lei perché ho 2 figli al momento del divorzio posso chiedere l affitto

il mantenimento è previsto proprio dal codice civile, che regola il matrimonio civile, riconosciuto dalla chiesa. Se i figli sono minori e vengono affidati alla madre la casa va a lei. Senza affitto
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+4 #11 Mirko 2013-09-20 20:54
Per chi come me è sposato solo al comune e non in chiesa al momento del divorzio si annulla il mantenimento Dell ex moglie ? La casa coniugale di mia proprietà data a lei perché ho 2 figli al momento del divorzio posso chiedere l affitto
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+1 #10 roberto ormanni 2013-07-03 14:41
Caro Giovanni, l'accordo tra le parti non è giuridicamente rilevante. Anche se le parti sono d'accordo devono presentare un ricorso al tribunale chiedendo la modifica del provvedimento. E il tribunale provvede con decreto-
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+6 #9 giovanni 2013-07-03 01:04
Buongiorno, cercando sulla rete, ho reperito queste informazioni:
Il diritto a percepire gli assegni di mantenimento riconosciuti, in sede di separazione, con sentenza passata in giudicato, può essere modificato o estinguersi ( oltre che per accordo fra le parti ), solo attraverso la procedura prevista dall'articolo 710 del Codice Procedura Civile.....

La domanda è la seguente, mia figlia (già maggiorenne ed economicamente autonoma) sarebbe disposta a rinunciare all'assegno di mantenimento. L'eventuale accordo fra le parti deve essere depositato/form alizzato in tribunale o è sufficiente una dichiarazione scritta e firmata da mia figlia?
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+5 #8 mariangela 2013-05-30 13:35
a quanto ammontano le spese per chiedere l'annullamento? visto che è l'unico modo forse per togliere il mantenimento all'ex sanguiseghe e senza dignità? VERGONGATEVI!!!
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0 #7 mariangela 2013-05-30 13:31
Citazione Antonella:
Il mio attuale marito ha ricevuto l'annullamento del matrimonio precedente durato solo 5 mesi,senza aver avuto figli ed il giudice sapete cosa ha fatto?si e' opposto alla delibazione aumentando il mantenimento per l'ex da 300 a 800€.noi ci siamo potuti sposare in chiesa,abbiamo 2 figli e la sua ex e' mantenuta da noi.questa e' la giustizia italiana, grazie sig.ri giudici,


come ti capisco cara Antonella..è semplicemente vergognoso,, "donne" se così si possono chiamare, senza dignità ma andate a lavorare...
ps.è possibile ottenre l'annullamento anche dopo 2 anni dimatrimonio e con figli?
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Maurizio Bruno
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Informazioni sull'autore
Avvocato, iscritto all’albo dal 1973. E’ autore o coautore di oltre quindici opere di diritto civile e specificatamente di diritto di famiglia, molte in edizioni aggiornate di volta in volta. Tra i più venduti: (Buffetti editore: Separazione e Divorzio, La famiglia di fatto, Successioni ereditarie, Comunione e separazione dei beni, Convivenza more uxorio, Le adozioni, etc.), (Janua editrice: I ricorsi d’urgenza nel nuovo processo civile), (Giuffre: Separazione, divorzio: questioni processuali, I provvedimenti a tutela dei minori, I contratti di uso corrente). Collabora ed ha collaborato con siti Internet di diritto e con numerose riviste, tra le quali: Gente Money, Argos, Consulenza e Consulenza casa, Diritto e Giustizia. Svolge da oltre 40 anni l’ attività di avvocato nel proprio studio in Roma.
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